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Cub – Piccole Prede, la recensione del film horror


TITOLO: Cub – Piccole Prede

TITOLO ORIGINALE: Welp

REGIA: Jonas Govaerts

CAST: Maurice Luijten, Titus De Voogdt, Stef Aerts, Evelien Bosmans, Jan Hammenecker

PAESE: Belgio

ANNO: 2014

GENERE: horror

DURATA: 85 minuti


Cub – Piccole Prede è uno di quei film dalla morale impegnativa, così impegnativa che io non l’ho compresa. So che esiste ma non riesco a trovarla. Così come il lato horror della pellicola: sulla carta c’è ma in pratica sono alberi, tronchi e pezzi di bosco. Però non importa, in quanto fifona mi han spaventata lo stesso, anche con questi effetti speciali da primo dopo guerra.
La pellicola di Jonas Govaerts è un misto tra orrore (con tutte le sfaccettature della parola stessa), thriller e avventura.
Protagonista è Sam (Maurice Luijten), un ragazzino molto introverso, sensibile e dal passato rocambolesco e problematico, che lo influenzerà in modo determinante. Sam fa parte dei boy scout e con loro si avvia verso il campeggio dove all’ultimo momento, a causa di un imprevisto, cambia meta prestabilita: si opta per una soluzione differente, addentrarsi nella foresta (primo cliché).
In quanto film horror la foresta proibita in perfetto stile Hogwarts non bastava e così è stato inserito un ulteriore dettaglio: proprio lì vicino è presente una vecchia fabbrica di autobus, ovviamente abbandonata, dove pare si siano impiccati tanti ex dipendenti per la depressione post licenziamento.
Le persone normali e con un po’ di sale in zucca scapperebbero a gambe levate da un luogo simile ma questo è un film dell’orrore, ed i suoi personaggi non sono mai né normali né furbi.
In tal caso, a prendersi ogni responsabilità, sono i tre adulti che controllano il gruppo vigilando lupetto su lupetto: Chris (Titus De Voogdt), il saggio, buono e responsabile; Peter (Stef Aerts), l’immaturo, cialtrone e dispotico; ed infine Jasmijn (Evelien Bosmans), gentile, premurosa e cordiale con tutti, soprattutto con Sam che prova per lei un leggero sentimento, una cotta.
Per evitare che i lupetti si perdano per il bosco inoltrandosi dove non dovrebbero, gli animatori raccontano la storia di Kay, un ragazzino come loro che vive sugli alberi e che di notte si trasforma in lupo mannaro.
Ed è proprio Sam il primo a dire di riuscire a vedere questo bambino (e qui non ho ben capito se Kay nel film esiste davvero o se è un’immaginazione del protagonista) ma quando lo racconta agli altri viene subito emarginato e preso di mira dai bulli del gruppo (secondo cliché).

Intanto qualcosa si muove, il bosco comincia a prendere delle sfumature diverse, inizia a diventare un luogo realmente pericoloso, complice un uomo oscuro e dannatamente spaventoso (probabilmente un vecchio dipendente della fabbrica fallita) che si diverte a piazzare trappole nel bosco come un perfetto cacciatore pronto per il provino del seguito di Red e Toby.
A causa di quest’ultimo e delle sue “marachelle” alcuni dei personaggi del film cominciano misteriosamente a sparire, creando ansia e panico all’interno del gruppo principale.

Con un protagonista di cui non capiamo la natura (è il Buono o il Cattivo?), con delle morali che dovrebbero essere sottoposte a degli psicologi esperti e con un finale da incubo, Cub – Piccole Prede si classifica a pieni voti nella categoria “horror incomprensibili” (pensavate fosse un’esclusiva dei Final Destination, eh?).

“Morivano dalla voglia di diventare boy scout…”

[review]

Descrizione e Verdetto

Voto Globale - 4.5

4.5

Voto

Da vedere comunque in caso di noia, se siete psicologi o se, come me, vi spaventate a prescindere.

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Serena Grosso

Ciao a tutti, sono Serena Grosso (25.02.1993) e scrivo da Torino. Mi occupo della sezione cinema e serie televisive dal momento che vivere come in un film é la mia filosofia di vita.

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