Il re del rap sardo torna esattamente dieci anni dopo il disco che lo ha consacrato. Salmo pubblica oggi, 6 febbraio 2026, 10 AD, prima traccia dell’album “Hellvisback 10 Years Later”, prodotto interamente da lui stesso. Il titolo gioca su un doppio significato: “10 AD” come “10 Anni Dopo”, ma anche come “Anno Domini”, quasi a voler stabilire un nuovo calendario personale partendo dalla pubblicazione dell’album originale del 2016.
Scritto e prodotto da Salmo, questo brano rappresenta un manifesto di tutto ciò che l’artista pensa del rap italiano contemporaneo, dell’industria musicale, della società e di sé stesso dopo un decennio di carriera. È una dichiarazione di guerra contro l’omologazione, la superficialità e la perdita di credibilità del genere.
Il significato dietro il ritorno dall’inferno
Il brano si apre con un mic check simbolico: “Hellvisback dieci anni dopo / Spingo ancora il rap e fumo ancora un botto / Ho perso dieci chili, sono sotto, il mio motto / È sempre lo stesso: ‘Me ne fotto'”. Salmo stabilisce immediatamente la continuità con il passato – niente è cambiato nella sua attitudine, anche se fisicamente è cambiato (dieci chili persi, presumibilmente per stress o eccessi).
“Ho guardato fuori ed è passato un altro inverno / Poi mi son vestito in fretta, ho fatto un altro investimento / Sì, ho comprato nuove macchine e un paio di case in centro / Per capire non c’è prezzo quando vuoi comprare il tempo” – Salmo parla del successo economico ma lo fa con disincanto. Ha comprato beni materiali per capire che il vero lusso è il tempo, qualcosa che nessun investimento può recuperare.
L’attacco all’industria musicale
“Stai calmo, tu non sei l’uomo dell’anno / Non sei quell’arrivista, amico del giornalista / Della rivista che ho visto nel bagno” – un attacco diretto a chi si costruisce la carriera attraverso pubbliche relazioni invece che talento. “Vuoi un artista? Eccolo / Sono il primo della lista del secolo” – rivendica la propria superiorità artistica con un’arroganza che è sempre stata suo marchio di fabbrica.
“Quando va male, non si rivedono / Se stai vincendo, squilla il telefono” – descrive l’ipocrisia dell’ambiente musicale, dove le persone appaiono e scompaiono in base al tuo status del momento.
“Sai che mi hanno chiuso dentro, dall’interno / Ma qui si sta meglio, lettera dall’inferno” – Salmo si definisce autoesiliato, chiuso in una dimensione propria (“dall’interno” suggerisce una scelta volontaria), ma rivendica che proprio lì, nell’inferno, si sta meglio che nel paradiso finto dell’industria.
La critica sociale e il lavaggio del cervello
“E il prezzo del successo per la TV, salotti signorili / Giovani pervertiti, young Signorini” – un riferimento esplicito ai salotti televisivi e probabilmente a Alfonso Signorini, simbolo di un certo tipo di televisione che corrompe i giovani artisti.
“Non chiederti quanto, ma come / Ti fanno il lavaggio del cervello e lo chiamano educazione / Dalla famiglia a quella delle scuole” – Salmo attacca il sistema educativo nella sua interezza, dall’unità familiare alle istituzioni, accusandolo di essere strumento di condizionamento invece che di vera formazione.
“Nessuno ha mai scelto la sua fede, neanche chi crede / Ma io non voglio credere, voglio sapere” – una dichiarazione agnostica e razionalista: la fede è sempre imposta (dal contesto familiare, culturale), lui invece rivendica il bisogno di conoscenza vera.
“Credi di esser libero fin quando ti conviene / Hai visto com’è misera la vita negli abusi di potere? / E solo se ti muovi puoi vedere le catene” – un’analisi marxiana della libertà come illusione: ti senti libero finché non ti accorgi dei condizionamenti sistemici che limitano ogni movimento.
L’autoanalisi senza filtri
“Vivo col sospetto / Forse sono attratto un po’ da ciò che non va detto / Non mi riconosco nel riflesso, lo ammetto / Non tollero la droga, specie quando non fa effetto” – quattro versi di autoanalisi brutale: ammette di essere attratto dal tabù, di non riconoscersi più (forse per il successo, forse per i cambiamenti), e ironizza sulla droga che tollera solo quando funziona (cinico ma onesto).
“Che fine ha fatto Salmo? / Ha toccato il fondo e sta ancora scavando” – risponde alla domanda che molti si pongono con un’immagine autodistruttiva: non solo ha toccato il fondo, continua a scavare più in basso.
“Da quando son risorto non ho un giorno festivo / Dici il rap è morto ma io sono ancora vivo” – si definisce risorto (hellvisback, appunto) e contrappone la propria vitalità alla morte del genere.
L’attacco ai rapper contemporanei
“Quante cose son cambiate / Adesso bastano due strofe e già ti vestono Versace” – critica la facilità con cui oggi si ottiene successo apparente, sponsorizzazioni di lusso senza vera sostanza.
“Mafia musicale nel mercato, mele marce / Io che vorrei fare strage di incapaci” – l’industria come mafia, piena di incompetenti che dovrebbero essere eliminati.
“I rappers son felici quando vengono arrestati / Così sono più credibili agli occhi degli abbonati / Questi non cantano, sembra che hanno i conati / Con le spalle coperte, con i padri avvocati” – un attacco feroce ai fake gangster: rapper che cercano credibilità attraverso arresti (probabilmente pilotati), che tecnicamente sono scarsi (“sembrano avere i conati”), ma protetti da famiglie benestanti con avvocati.
“Sopravvissuti da anticipi garantiti / Investono sugli artisti che diventano virali” – critica il modello di business basato su viralità invece che talento, dove le etichette investono su chi fa numeri sui social.
I riferimenti al suicidio e alla violenza
“Magari muori come Chester / Tutto gonfio tipo wrestler, Brock Lesnar” – un riferimento controverso a Chester Bennington (Linkin Park), morto suicida nel 2017. Salmo paragona la morte per impiccagione (“tutto gonfio”) a un wrestler, in un’immagine disturbante ma coerente con la sua poetica estrema.
“Forse ci vediamo una di queste, saltano le teste / Il mio concerto è una corsa campestre” – i suoi concerti come guerra, dove letteralmente “saltano le teste” nel mosh pit.
“Attiva la campanella e lascia un commento sotto” – ironia sui youtuber e sulla cultura dei social, chiudendo un brano durissimo con un invito che sembra mockare i video tutorial.
L’impianto sonoro: boom bap oscuro e aggressivo
Sul piano produttivo, Salmo costruisce un beat boom bap classico con elementi trap contemporanei. Il campionamento è dark e cinematico, con archi distorti che creano un’atmosfera opprimente. Il kick è potente e compresso, lo snare è secco e metallico, tipico del sound Salmo.
Il basso è profondo e sub, vibra nello stomaco creando quella sensazione di pesantezza fisica. Gli hi-hat sono taglienti e presenti, con pattern che alternano straight e triplet per mantenere il groove interessante.
La voce di Salmo è registrata con quella presenza aggressiva che lo caratterizza. Il flow è tecnico e variato, con cambi di velocità e pause strategiche che enfatizzano i punch. La dizione è perfetta, ogni parola arriva con chiarezza nonostante la velocità.
Pregi della produzione autogestita
Il mixing privilegia la voce in modo quasi oppressivo – Salmo vuole che ogni parola arrivi senza filtri. Il mastering è aggressivo, con un loudness alto tipico del rap contemporaneo ma senza sacrificare completamente la dinamica nei momenti più intensi.
La scelta di autoprodursi garantisce una coerenza totale con la visione artistica, senza compromessi imposti da producer esterni. Il sound è riconoscibilmente Salmo: duro, oscuro, claustrofobico.
10 AD conferma Salmo come uno degli MC più tecnici e scomodi del rap italiano, incapace di compromessi e sempre pronto a dire ciò che gli altri pensano ma non osano esprimere.
E tu cosa ne pensi del ritorno di Salmo? Condividi la sua analisi sul rap italiano contemporaneo o pensi sia troppo nostalgico? Raccontaci nei commenti!
Il testo di 10 AD
[Intro]
Yo
[Strofa]
Mic check, Hellvisback dieci anni dopo
Spingo ancora il rap e fumo ancora un botto
Ho perso dieci chili, sono sotto, il mio motto
È sempre lo stesso: “Me ne fotto” (Vaffanculo)
Ho guardato fuori ed è passato un altro inverno
Poi mi son vestito in fretta, ho fatto un altro investimento
Sì, ho comprato nuove macchine e un paio di case in centro
Per capire non c’è prezzo quando vuoi comprare il tempo
Stai calmo, tu non sei l’uomo dell’anno
Non sei quell’arrivista, amico del giornalista
Della rivista che ho visto nel bagno
Vuoi un artista? Eccolo
Sono il primo della lista del secolo
Quando va male, non si rivedono
Se stai vincendo, squilla il tеlefono (Drin)
(Risponde la segrеteria telefo–)
Sai che mi hanno chiuso dentro, dall’interno
Ma qui si sta meglio, lettera dall’inferno
Ti ho scritto mille volte che il guinzaglio non lo metto
Sai che a volte il mostro si nasconde sopra il letto
E il prezzo del successo per la TV, salotti signorili
Giovani pervertiti, young Signorini
Rifletti, spegni i riflettori
La vita, sì, è un film, ma alla fine muori
Non chiederti quanto, ma come
Ti fanno il lavaggio del cervello e lo chiamano educazione
Dalla famiglia a quella delle scuole
Occhi disegnati dal terrore
Campi elisi e disinformazione
O uccisi dal giudizio altrui
Angoli bui, ciechi in occhiali da sole
Nessuno ha mai scelto la sua fede, neanche chi crede
Ma io non voglio credere, voglio sapere
Si sta bene sul bordo del cratere
Credi di esser libero fin quando ti conviene
Hai visto com’è misera la vita negli abusi di potere?
E solo se ti muovi puoi vedere le catene
Vivo col sospetto
Forse sono attratto un po’ da ciò che non va detto
Non mi riconosco nel riflesso, lo ammetto
Non tollero la droga, specie quando non fa effetto
Che fine ha fatto Salmo?
Ha toccato il fondo e sta ancora scavando
Da quando son risorto non ho un giorno festivo
Dici il rap è morto ma io sono ancora vivo, vai
Quante cose son cambiate
Adesso bastano due strofe e già ti vestono Versace (Versace, Versace)
Mafia musicale nel mercato, mele marce
Io che vorrei fare strage di incapaci (Incapaci)
I rappers son felici quando vengono arrestati
Così sono più credibili agli occhi degli abbonati
Questi non cantano, sembra che hanno i conati
Con le spalle coperte, con i padri avvocati, ah
Sopravvissuti da anticipi garantiti
Investono sugli artisti che diventano virali
Vorrei suonartele, ma senza gli spartiti
E strapparti via gli organi vitali
Magari muori come Chester
Tutto gonfio tipo wrestler, Brock Lesnar
Forse ci vediamo una di queste, saltano le teste
Il mio concerto è una corsa campestre
La tua roba è sit-com
Ti servirà un ombrello per la shitstorm
In Italia non funzioni come Billboard
Fammi una cover solo quando sarò morto
Attiva la campanella e lascia un commento sotto
La mia musica fa buchi nei cartelli
Sulle strade fanno gare di coltelli
Ci sono giorni in cui devi starmi lontano
E questo è uno di quelli
[Outro]
Yeah, Hellvisback, 2026
Lebon al mic


