Flop del Milan in finale di Coppa Italia: quali saranno gli scenari futuri della squadra e di Donnarumma?

Donnarumma è lo specchio di un Milan che ha deluso le aspettative

Il ko rimediato dal Milan in finale di Coppa Italia ha evidenziato, per l’ennesima volta, le crepe e le fragilità di una squadra che nel corso della stagione ha deluso nettamente le aspettative createsi durante la scorsa campagna di rafforzamento estiva. Gli oltre 220 milioni di euro spesi per potenziare la compagine rossonera non hanno garantito l’ottenimento di risultati prestigiosi. In campionato la banda di Gattuso è attesa da due sfide di primaria importanza, da non fallire assolutamente, contro Atalanta e Fiorentina. Soprattutto la sfida con gli orobici ha il sapore di spareggio per accedere direttamente in Europa League senza passare attraverso i preliminari che avranno il via a fine luglio.

Attualmente il “diavolo” è sesto in classifica a quota sessanta, un punto più su proprio rispetto ai nerazzurri allenati da Gian Piero Gasperini. La squadra rossonera, dopo il pesante tracollo manifestato nel secondo tempo della finale di Coppa Italia contro la Juventus, è tornata al lavoro per cancellare l’opaca e triste serata di mercoledì, con lo scopo di ritrovare nuovi stimoli e rinnovato smalto per lo sprint finale. Ovviamente, è inutile sottolineare che giungere sesti significherebbe ottenere il traguardo minimo a margine di una stagione per nulla affatto esaltante, in caso contrario, il settimo posto aprirebbe scenari apocalittici, con la certificazione di un’annata decisamente deludente. In tal caso lo specchio riflesso di questa stagione da archiviare in fretta e in furia assumerebbe i connotati di Gianluigi Donnarumma, protagonista in negativo nella finale di Coppa Italia.

Il portiere del “diavolo” è stato artefice di almeno due delle quattro reti siglate dai bianconeri, in occasione del tiro da fuori area di Douglas Costa e sul mancato controllo sul colpo di testa di Mandzukic che ha favorito, poi, il tap-in ravvicinato di Benatia. Per Gigio sono state altre le serate in cui le sue performance non sono state in linea con le aspettative: dalla nefasta gara di ritorno contro l’Arsenal, negli ottavi di finale di Europa League, al match casalingo, in campionato, contro l’Atalanta, in cui non fu impeccabile in occasione della prima rete degli orobici, per poi fare un salto all’indietro e ricordarsi di una sua topica, all’”Adriatico-Cornacchia” di Pescara, quando non riuscì ad intercettare un retropassaggio di Paletta. Certo, a sua difesa può esserci il fatto che sia giovane ed abbia solo diciannove anni, ragion per cui i margini di miglioramento siano ampi e notevoli, così come il fatto che anche ai migliori portieri, Buffon incluso, possano accadere episodi del genere.

Tutto vero, se non fosse che su Donnarumma pesi quell’elevato ingaggio da 6 milioni di euro a stagione che lo erge tra i portieri più pagati nella storia e quella telenovela andata in scena la scorsa estate, ottimamente architettata dal suo manager, Mino Raiola, che non ha suscitato un eccessivo gradimento tra l’opinione pubblica. Aggiungiamo poi l’ingaggio da parte del Milan del fratello Antonio, nelle vesti di portiere di riserva, ed ecco che il minimo errore di Gigio non venga mai perdonato. Al termine di questo campionato conosceremo il futuro del giovane portiere rossonero, classe 1999. Non è così scontato che resti tra le fila del Milan. Su di lui non è mistero l’interessamento del Paris Saint Germain, club tutt’altro che soddisfatto delle prestazioni del suo attuale estremo difensore, Areola, motivo per cui nelle prossime settimane possa imbastirsi una trattativa infuocata sulla linea diretta Milano-Parigi.

Nel frattempo critiche e polemiche sono piovute addosso a Donnarumma, tra gli artefici, a parer dei più, del tracollo del Milan in finale di Coppa Italia. Gattuso, da buon allenatore, ha gettato acqua sul fuoco distribuendo le responsabilità a tutta la squadra e allo staff tecnico, ma di certo l’espressione di Gigio sul terreno di gioco dell’Olimpico e quella avuta nella giornata di ieri a Milanello, lasciano trasparire grande malcontento e consapevolezza di aver disatteso le premesse, sfoderando una prestazione mediocre e per nulla affatto degna di colui, che da molti è stato etichettato come il profilo ideale per  il “dopo-Buffon”.

 

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Lorenzo Cristallo

Mi chiamo Lorenzo Cristallo, ho 30 anni e vivo a Torre de' Passeri in provincia di Pescara. Sono diplomato con il titolo di ragioniere. Il calcio e' la mia grande passione. Sono tifoso della Juventus ma seguo il calcio in tutte le sue dinamiche a 360 gradi. Sono un tipo socievole, molto preciso e puntuale e amo molto stare in compagnia. Sono un gran chiacchierone e mi piace discutere di vari argomenti non disdegnando quella sana critica nei giudizi delle cose.

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