I 10 Animali Estinti più Celebri della Storia Umana

 

I 10 Animali Estinti più Celebri in questa lista:


Vi presentiamo una lista con i 10 animali estinti più celebri e forse più famosi della nostra storia. Molte di queste specie elencate sotto si sono estinte recentemente, altre milioni di anni fa. In molti casi non sono chiare le cause della loro estinzione ma con il passare degli anni siamo riusciti a capire qualcosa in più riguardo al loro stile di vita, caratteristiche ed habitat. Questo articolo è stato scritto prendendo come fonte wikipedia con l’aggiunta di qualche altra informazione.

1 Tirannosauro Rex (estinti 65 milioni anni fa) [Wiki]

Tyrannosaurus rex è stato uno dei più grandi carnivori terrestri di tutti i tempi, misurava fino a 43,3 metri di lunghezza e 16,6 metri di altezza, con un peso stimato che va fino a 7 tonnellate. Come altri tirannosauridi, il Tyrannosaurus era un carnivoro bipede con un cranio enorme bilanciato da una coda lunga e pesante. Aveva grandi e potenti zampe posteriori ma zampe anteriori piccole.

I fossili del T. rex sono stati trovati nelle formazioni rocciose del Nord America risalenti a tre milioni di anni fa, nel periodo Cretaceo, circa 68,5-65.500.000 di anni fa; è stato tra gli ultimi dinosauri ad esistere prima dell’estinzione del Cretaceo-Terziario. Più di 30 esemplari di T. rex sono stati identificati, alcuni dei quali sono scheletri quasi completi. Alcuni ricercatori hanno scoperto anche tessuti molli. L’abbondanza di materiale fossile ha permesso una significativa ricerca in molti aspetti della sua biologia, tra cui la storia della sua vita e della sua biomeccanica.

2 Quagga: metà zebra, metà cavallo (estinto dal 1883) [Wiki]

Il quagga (Equus quagga quagga) è una sottospecie estinta della zebra delle pianure, che un tempo viveva in Sudafrica(Provincia del Capo e zona meridionale dello Stato Libero dell’Orange). Si distingueva da tutte le altre zebre perché aveva le caratteristiche strisce nere soltanto sulla parte anteriore del corpo. Nella zona centrale del manto, le strisce si facevano più chiare e lo spazio bruno fra di esse si faceva più ampio.

Il quagga è stato il primo animale estinto del quale sia stato analizzato il DNA e tale studio, condotto nel 1984, ha avviato lo studio sistematico di quello che è stato chiamato aDNA (Ancient DNA). L’analisi genetica conferma che il quagga era più vicino alle zebre che ai cavalli e mostra che il quagga e la zebra di montagna (Equus zebra) condividevano un antenato comune risalente a 3-4 milioni di anni fa.

Essendo un animale facile da cacciare, il quagga è stato predato dai primi coloni olandesi e poi dagli Afrikaner, sia per la carne sia per le pelli, queste ultime destinate sia all’impiego locale sia all’esportazione. Il quagga era a rischio estinzione anche per via della sua distribuzione geografica limitata e per il fatto di essere in competizione per il pascolo con il bestiame dei coloni. Negli anni Cinquanta dell’Ottocento il quagga era scomparso da quasi tutto il suo habitat: l’ultima popolazione selvatica, nello Stato Libero dell’Orange, è stata estirpata entro i successivi vent’anni, e l’ultimo esemplare selvatico è stato probabilmente abbattuto nel 1878

3 Thylacine: il Tasmanian Tiger (estinto dal 1936) [Wiki]

Il Thylacine era il più grande marsupiale carnivoro conosciuto dei tempi moderni. Nativo in Australia e Nuova Guinea, si pensa che si fosse estinto nel 20° secolo. E’ comunemente conosciuto come la tigre della Tasmania (a causa della sua strisce che porta dietro), e conosciuto anche come il Tasmanian Wolf o il Tassie (o Tazzy) Tiger o semplicemente il Tiger. Era l’ultimo membro esistente del suo genere, Thylacinus, anche se un certo numero di specie affini sono state trovate nella con la datazione dei primi del Miocene.

Il Thylacine si estinse prima della colonizzazione europea del continente, ma è sopravvissuto nell’isola della Tasmania con un certo numero di altre specie endemiche come il diavolo della Tasmania. La caccia intensiva incoraggiata da premi è sicuramente la causa della sua estinzione, ma anche altri fattori come le malattie, l’introduzione di cani, e l’invasione umana nel suo habitat. Nonostante siano ufficialmente classificate come estinte, ci sono degli avvistamenti segnalati ancora ora.

4 La Ritina di Steller: la bestia indifesa (estinto dal 1768) [Wiki]

La ritina era il rappresentante più grande dell’ordine dei Sirenidi e, forse, il mammifero di maggiori dimensioni mai esistito in epoca storica, Cetacei esclusi. Secondo calcoli recenti, gli esemplari più grandi raggiungevano almeno gli 800 cm di lunghezza e i 10.000 kg di peso. Grazie alle osservazioni effettuate da Steller, ci possiamo fare un’idea riguardo alle dimensioni e all’aspetto di questo animale. Una femmina adulta che lui stesso fu in grado di misurare era lunga 752 cm dalla punta del naso all’estremità della pinna caudale. La sua circonferenza massima era di 620 cm e il suo peso venne stimato a circa 4000 kg.

Oggi i più attribuiscono lo sterminio dell’Hydrodamalis gigas ai rapaci cacciatori russi, che uccidevano tutti gli esemplari che riuscivano a trovare.

5 Il Megalocero: il più grande cervo che sia mai vissuto (estinto circa 7700 anni fa) [Wiki – Foto: (c) The Field Museum, CK1T]

Il megalocero (Megaloceros giganteus, Blumenbach 1799), noto come megacero o cervo gigante, era un cervide vissuto nella area eurasiatica (regione Paleartica) durante Pleistocene ed Olocene. È famoso per le sue dimensioni sorprendenti (circa due metri al garrese) e con un palco che poteva raggiungere anche i tre metri e mezzo di ampiezza (il nome della specie Megaloceros significa appunto dal greco dalle corna giganti).

Nonostante sia spesso conosciuto anche con il nome di alce irlandese, data l’elevata concentrazione di antichi resti fossili nelle zone acquitrinose dell’Irlanda (effettivamente al Natural History Museum di Dublino è presente una splendida collezione di questi magnifici animali) la sua diffusione era ben più ampia dell’isole irlandesi e britanniche ed era più strettamente imparentato con i cervidi odierni. I cervi giganti sono tra i più caratteristici abitanti di quella che può essere definita lamegafauna del Pleistocene assieme ai più conosciuti mammut. Questi mammiferi popolavano un’area vastissima che andava dall’Europa sino all’Asia centrale e i più antichi ritrovamenti di questa specie sono databili anche a 400.000 anni fa.

6 La Tigre del Caspio: il terzo (estinto dal 1970) [Wiki]

La tigre del Caspio (Panthera tigris virgata Illiger, 1815), nota anche come tigre del Turan e tigre dell’Ircania, è unasottospecie estinta di tigre, sopravvissuta fino agli inizi degli anni ’70 del Novecento, che viveva nelle foreste sparse e lungo i corridoi fluviali delle regioni a ovest e a sud del Mar Caspio, da Turchia e Iran a ovest fino al deserto del Takla Makan, nelloXinjiang (Cina), attraverso tutta l’Asia centrale. In cattività non è presente nessun esemplareIn passato la tigre del Caspio era diffusa anche nel Turkestan cinese e russo, in Afghanistan, Iran e Turchia. Con la tigre siberiana e quella del Bengala, la tigre del Caspio è stato il più grande felino vissuto in epoca storica, nonché uno dei più grandi Felidi mai esistiti.

Il declino delle tigri del Caspio iniziò con la colonizzazione russa del Turkestan alla fine del XIX secolo. Il processo che portò alla loro totale scomparsa venne intensificato da alcuni fattori:

  • Esse venivano perseguitate accanitamente da molti cacciatori e militari, che organizzavano grandi battute di caccia a cinghiali e tigri.
  • I vasti canneti che davano loro riparo furono in gran parte convertiti in aree coltivate a cotone e ad altre piante che si sviluppavano benissimo nel fertile limopresente lungo i fiumi, i quali costituivano a loro volta la via per la colonizzazione dell’habitat rivierasco.
  • La peste suina, l’afta epizootica e disastri naturali come inondazioni e incendi provocarono estesi e rapidi stermini di cinghiali.
  • Le tigri, inoltre, erano già vulnerabili a causa della ridotta estensione del loro areale, confinato a regioni fluviali separate tra loro da vaste estensioni di terreno desertico.

7 Uro, il grande bovino (estinti dal 1627) [Wiki]

Il nome scientifico Bos primigenius non viene ora considerato valido dall’ITIS, che classifica l’uro sotto Bos taurus, la stessa specie dei bovini domestici. Comunque, nel 2003, la Commissione Internazionale di Nomenclatura Zoologica «ha conservato l’utilizzo di 17 nomi specifici sulla base di specie selvatiche, che sono pre-datati o contemporanei a quelli basati sulle forme domestiche», confermando Bos primigenius per l’uro. I tassonomi che considerano i bovini domestici una sottospecie dell’uro selvatico dovrebbero usare Bos primigenius taurus; il nome Bos taurus rimane disponibile per i bovini domestici quando vengono considerati come specie separata.

Come ha affermato il Paleontologisk Museum dell’Università di Oslo, gli uri si evolsero in India circa due milioni di anni fa, migrando verso il Medio Oriente ed altre regioni dell’Asia, e raggiunsero l’Europa circa 250.000 anni fa. Una volta venivano considerati una specie distinta dai moderni bovini europei (Bos taurus), ma una tassonomia più recente ha respinto questa distinzione. I bovini domestici dell’Asia meridionale, o zebù, discendono da un diverso gruppo di uri, che viveva ai margini del deserto del Thar, in India; questo spiega la resistenza dello zebù alla siccità. Gli yak domestici, i gayale i bovini di Giava non discendono dall’uro.

8 Alca Impenne, la più grande di tutte le alche (estinti dal 1844) [Wiki]

L’alca impenne (Pinguinus impennis Linnaeus, 1758) era un uccello incapace di volare della famiglia degli Alcidi, scomparsoattorno alla metà del XIX secolo. Era l’unica specie giunta fino all’epoca storica del genere Pinguinus Bonnaterre, 1791, un gruppo di uccelli che comprendeva originariamente anche un’altra specie di alca gigante incapace di volare stanziata nella regione dell’oceano Atlantico. Nidificava su isole rocciose e remote che offrivano un facile accesso all’oceano e una ricca disponibilità di cibo, cose piuttosto difficili da trovare in natura e che spinsero questo animale a riprodursi unicamente in poche località. Al di fuori della stagione riproduttiva, le alche trascorrevano il tempo nutrendosi nelle acque del Nordatlantico, spingendosi a sud fino alle coste settentrionali della Spagna e anche nei pressi delle coste di Canada, Groenlandia, Islanda, isole Fær Øer, Norvegia, Irlanda e Gran Bretagna.

Con un’altezza di 75–85 cm e un peso negli esemplari adulti di circa 5 kg, l’alca impenne, incapace di volare, era la specie più grande sia della sua famiglia che dell’intero ordine dei Caradriiformi.

La piccola era glaciale potrebbe aver causato la riduzione della popolazione delle alche impenni, lasciando esposte molte delle isole su cui nidificavano alle predazioni degli orsi polari, ma fu il massiccio sfruttamento per il loro piumino a ridurre la specie sull’orlo dell’estinzione. Attorno alla metà del XVI secolo, le colonie riproduttive poste lungo il lato europeo dell’Atlantico erano state quasi tutte eliminate dagli uomini, che uccidevano questi uccelli per il loro piumino, che veniva utilizzato per fabbricare i cuscini. Nel 1553, l’alca godé per la prima volta di una protezione ufficiale, e nel 1794 la Gran Bretagna mise al bando l’uccisione di questa specie per le sue piume. A St. John’s, degli uomini che avevano violato una legge del 1775 che proibiva la caccia all’alca per le piume o le uova vennero frustati pubblicamente, ma la caccia per utilizzare questo uccello come esca per i pesci veniva ancora permessa. Sul lato nordamericano, in un primo momento venne preferito il piumino di edredone, ma dopo la quasi totale scomparsa di quest’ultimo, negli anni ’70 del XVIII secolo, i raccoglitori di piumino iniziarono a rivolgere le proprie attenzioni all’alca, proprio quando iniziava a venire meno la richiesta di carne, esche per i pesci e olio. L’alca impenne scomparve dall’isola di Funk nel 1800.

9 Il Leone delle Caverne: una dei più grandi leoni (estinti 2.000 anni fa) [Wiki]

Il leone delle caverne (Panthera leo spelaea) noto anche come leone delle caverne europeo o leone delle caverne eurasiatico, è una sottospecie estinta di leone del Pleistocene superiore, appartenente a un gruppo di sottospecie tipicamente adattate ai climi freddi che non ha lasciato discendenti contemporanei. È comunemente raffigurato nelle pitture rupestri delle tribù di uomini stanziatesi in Europa, segno di un evidente rapporto e scontro con questi grandi felini.

Nelle caratteristiche generali, questo leone non doveva differire significativamente dagli attuali, a giudicare anche dalle raffigurazioni ritrovate nelle grotte. Le sue dimensioni erano maggiori del 10% circa rispetto alle sottospecie contemporanee: ciò significa che la sua taglia media era paragonabile a quella degli individui odierni più grandi. Nonostante ci si riferisca spesso a questo leone come la sottospecie più grande, in realtà sia il contemporaneo leone americano che l’antenato comune di entrambi, il leone del pleistocene inferiore, raggiungevano dimensioni maggiori.

10 Il Dodo (estinta dalla fine del 17 ° secolo) [Wiki]

Il dodo o dronte (Raphus cucullatus, Linnaeus 1758) era un uccello columbiforme della famiglia Columbidae, endemico dell’isola di Mauritius. Era inetto al volo, si nutriva di frutti e nidificava a terra. Si estinse rapidamente nella seconda metà del XVII secolo in seguito all’arrivo sull’isola dei portoghesi prima e degli olandesi poi.

Si crede che il progenitore del dodo sia arrivato a Mauritius dall’Asia Meridionale. Il suo progenitore più prossimo, noto da alcuni resti fossili, doveva essere lungo circa 35 cm, frugivoro ed ovviamente capace di volare. L’ambiente favorevole, la scarsità di predatori abituali, e il clima che offriva la possibilità di limitare spostamenti e migrazioni, favorirono in questi uccelli una progressiva atrofizzazione delle ali, cui corrispose una graduale modifica delle abitudini alimentari, alla fine completamente rivolte verso una ricerca del cibo “a terra”. Le modifiche strutturali selettive non interessarono solo gli arti anteriori e il becco, ma riguardarono anche le dimensioni dell’animale che aumentarono dai 35 cm di lunghezza ai 50 cm e oltre. Il peso di questi animali si attestava attorno ai 25-30 kg.

La tesi più accreditata è che il dodo si sia estinto in seguito alla distruzione del suo habitat da parte dei coloni, che condannarono il dodo disboscando l’isola e introducendo specie animali antagoniste come cani, maiali, ratti e scimmie. È doveroso comunque ricordare un altro probabile fattore che ha contribuito all’estinzione della specie, ovvero la scarsa difendibilità della prole, dovuta alla nidificazione a terra e alla scarsa mobilità degli individui della specie.

Ulteriori informazioni:

Lo sapevate che il 99,9% di tutte le specie esistite sulla Terra si sono ormai estinte? Il libro di Ross Piper “Extinct Animals”: un’enciclopedia delle specie scomparse nel corso della storia umana evidenzia parecchie curiosità riguardo a questo argomento. Un libro da leggere per scoprire qualcosa in più riguardo all’estinzione di queste splendide creature

Fonte
Wikipedia and Odde.com
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Ale Wonder

Salve a tutti, mi chiamo Alessandro Aru e sono il fondatore/CEO di questo web magazine.Mi occupo di digital marketing, web-social & music, seo & music manager. Sono appassionato di cinema, buon cibo, storia, natura, Fiorentina ed arte in generale.Sono critico ma razionale. ;D un saluto...Ale!

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