La settimana europea dell’aprile 2018: dalla gioia giallorossa al “De Profundis” biancoceleste

Si è chiusa una tre giorni europea ad altissima tensione.

Le squadre italiane impegnate in Champions League e in Europa League hanno dato vita a match palpitanti e a forte impatto emotivo. Il bilancio complessivamente non sorride al nostro Paese in quanto su tre squadre in campo solo una sia riuscita a conquistare il pass per le semifinali, anche se le eliminazioni di Juventus e Lazio non hanno il medesimo sapore.

Iniziamo dalle notizie positive:la Roma dopo ben 34 anni accede con merito e carattere in semifinale di Champions League. Nel 1984 l’allora massima competizione europea si chiamava “Coppa dei Campioni “ e i protagonisti della cavalcata giallorossa erano Falcao, Pruzzo, Conti , Graziani, autori di un percorso, poi, culminato con la sfortunata finale di Roma persa ai rigori contro il Liverpool. La “Lupa” dei giorni nostri possiede in Dzeko, De Rossi, Manolas, Alisson, i punti cardine di una squadra organizzata, di carattere, con un’ottima predisposizione al bel gioco, che ha dimostrato nell’arco dei 180 minuti di tener testa e poi affondare il Barcellona, ossia un avversario in grado di arrivare in finale in ben tre occasioni nelle ultime dieci edizioni. Messi e Iniesta che escono a testa bassa dall’Olimpico è un’immagine sperata ma che in pochi credevano potesse materializzarsi, ed invece martedì sera vi è stata l’apoteosi giallorossa. La Roma ha schiantato per 3-0 il Barca, sotto la guida attenta e meticolosa del tecnico, Eusebio Di Francesco, che passo dopo passo sta conquistando la stima e il rispetto dell’intera Europa calcistica. L’allenatore abruzzese giunto nella Capitale, in estate, in punta di piedi, sta dimostrando di possedere elevate qualità e una spiccata personalità per calcare anche palcoscenici ambiziosi. La scelta di affidarsi ad un inedito 3-5-2, il continuo stimolare psicologicamente i suoi uomini, hanno fatto di lui un tecnico sagace, intelligente e capace di leggere in anticipo le sorti di una gara.

La Juventus, invece, non riesce ad accedere in semifinale di Champions League. Detta così sembra la premessa di una disfatta ed invece, l’uscita di scena dei bianconeri invita a riflessioni ben più ampie. Consapevoli del risultato maturato all’andata, ossia  0-3 a favore del Real Madrid, la Vecchia Signora è scesa in campo al Bernabeu con piglio autoritario e in maniera sfrontata. La banda guidata da Allegri non ha indossato gli abiti da sparring partner, né tantomeno è approdata a Madrid con l’intenzione di effettuare una gita fuori porta di metà settimana. La Juventus ha ruggito e lo ha fatto con convinzione: doppietta di Mandzukic e gol di Matuidi, ed ecco che lo 0-3 dell’andata non fa più  paura. Quando tutto lasciava presagire che la svolta sarebbe avvenuta nei successivi tempi supplementari, a quaranta secondi dal gong, l’arbitro inglese Oliver ha concesso un penalty a favore dei padroni di casa per via di un contrasto, inesistente, di Benatia ai danni di Lucas Vazquez. Da lì polemiche a gogo, con Buffon espulso e la sensazione, come dichiarato da Andrea Agnelli nel post-gara, che gli arbitraggi in Europa non tengano conto delle squadre italiane. Il resto narra di un Cristiano Ronaldo che sigla il penalty e di un Buffon al vetriolo dinnanzi ai microfoni dei giornalisti. L’uscita di scena della Juve pone degli interrogativi sulla governance arbitrale del calcio europeo, e in particolar modo sulla figura di Pierluigi Collina, nel ruolo di designatore Uefa che in qualche modo sta penalizzando le compagini di casa nostra, apparse per nulla tutelate durante questa edizione sia in Champions che in Europa League, e poi si pone come urgenza l’utilizzo del VAR, come strumento di sostegno per l’arbitro, con lo scopo di ridurre notevolmente errori decisionali.

Piange la Lazio , e questa è l’eliminazione che pone maggiori domande sull’approccio al match da parte dei biancocelesti. Che la gara contro il Salisburgo non fosse facile lo si sapeva, così come che la “Red Bull Arena” si potesse tramutare in catino bollente, ma il 4-2 siglato all’andata a favore degli “aquilotti” era un margine non rassicurante ma decisamente positivo da gestire. Dopo un primo tempo non particolarmente emozionante, il crollo vertiginoso da parte della banda guidata da Simone Inzaghi si è materializzato nella ripresa, paradossalmente dopo il provvisorio vantaggio realizzato da Ciro Immobile. La Lazio ha subito la reazione veemente degli austriaci che gradualmente, passo dopo passo, hanno costruito il castello della qualificazione. Scarsa personalità, debolezza nell’affrontare un avversario determinato, crollo improvviso? Tanti i fattori che hanno determinato un’uscita di scena inaspettata, tant’è che alla vigilia di questa settimana di calcio europeo, la truppa biancoceleste veniva designata come l’unica squadra italiana certa di approdare in semifinale. Ed invece, la Lazio è fuori da una competizione che avrebbe potuto portare a casa. In corsa restano Arsenal, Atletico Madrid, Olympique Marsiglia oltre ovviamente al Salisburgo, squadre alla portata di quella biancoceleste. Peccato, la serata disastrosa della “Red Bull Arena” ha testimoniato che molto probabilmente in ambito europeo, per Simone Inzaghi ci sarà molto da lavorare soprattutto sul piano della convinzione e della personalità.

 

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Lorenzo Cristallo

Mi chiamo Lorenzo Cristallo, ho 30 anni e vivo a Torre de' Passeri in provincia di Pescara. Sono diplomato con il titolo di ragioniere. Il calcio e' la mia grande passione. Sono tifoso della Juventus ma seguo il calcio in tutte le sue dinamiche a 360 gradi. Sono un tipo socievole, molto preciso e puntuale e amo molto stare in compagnia. Sono un gran chiacchierone e mi piace discutere di vari argomenti non disdegnando quella sana critica nei giudizi delle cose.

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