Milan: dopo Pippo Inzaghi, la maglia numero 9 ha rappresentato una sciagura per i suoi successori

La maledizione della maglia numero 9 rossonera

Si tratta di un anatema? Di una maledizione?. Non sembra esserci una spiegazione logica e plausibile, eppure dopo che l’abbia indossata Pippo Inzaghi, la maglia numero 9 del Milan ha rappresentato un sortilegio, una iattura, per tutti coloro che l’hanno scelta successivamente. Prestazioni mediocri, gol con il contagocce, gli sfortunati protagonisti di questa vicenda che appare alquanto curiosa, non hanno mai inciso con addosso la gloriosa casacca del Milan. L’ultimo ad andare in doppia cifra, in campionato, con tale numero, che sembra esser diventato un maleficio, è stato, come detto, Pippo Inzaghi che nella stagione 2008/2009 mise a segno tredici gol. Le annate successive, non è che furono stellari ed indimenticabili per un Super Pippo oramai verso il viale del tramonto: due reti nelle stagioni 2009/2010 e 2010/2011 ed un gol solo nel 2011/2012, realizzato all’ultima giornata, quella del suo addio al calcio giocato, contro il Novara.

L’anno successivo, ossia nel 2012/2013, il nove passò alle spalle di Pato con l’attaccante brasiliano che giocò mezza stagione, non mettendo a segno nessun gol e sbagliando, tra l’altro, un penalty contro la Fiorentina. Il “papero”, a gennaio, salutò tutti e fece ritorno in Brasile per accasarsi tra le fila del Corinthians.

Sfogliamo pagina e passiamo al campionato 2013/2014. La numero nove torna di proprietà di un attaccante italiano, ovvero Alessandro Matri. Il “mitra”, però, disattende le premesse realizzando un solo gol, contro il Parma, in quindici presenze ed alquanto sconsolato, nel mercato invernale, si trasferì in Viola per provare a dare un rilancio alla sua carriera.

Nell’estate del 2014 giunge sotto l’ombra della Madonnina, Fernando Torres, attaccante spagnolo di fama internazione. Tutto sembra presagire che l’incantesimo sulla maglia numero nove stesse per infrangersi, ed invece il centravanti proveniente dal Chelsea, sfodera una serie di performance inquietanti, mettendo a segno la miseria di una sola rete, al cospetto dell’Empoli, per poi nel gennaio del 2015 lasciare Milano per far ritorno alla sua casa madre, ossia l’Atletico Madrid.

Nella seconda parte di quella stagione, la maglia numero nove non finisce in soffitta, bensì viene indossata da Mattia Destro, attaccante in cerca di riscatto dopo la deludente avventura nella Roma. Galliani, all’epoca a.d. del Milan, citofona sotto casa del centravanti marchigiano, a testimonianza di un corteggiamento asfissiante, eppure l’esperienza in rossonero dell’attuale attaccante del Bologna si chiude con quindici presenze ed un misero bottino di tre gol all’attivo.

A questo punto, la maledizione del numero nove non è più una diceria popolare, bensì vi sono numeri allarmanti a sostenere ciò. La dirigenza del Milan per spezzare questo  tabù vola in Ucraina e dallo Shakhtar Donetsk preleva Luiz Adriano, punta brasiliana dal sicuro affidamento. Forse. Perché a Milano  di giocate strabilianti se ne sono viste ben poche e di gol siglati nella stagione 2015/2016 solo quattro e nulla più.

Nell’estate del 2016 si torna al made in Italy con l’affare Lapadula. L’attaccante piemontese, protagonista della promozione in A del Pescara, viene ingaggiato dal club di via Aldo Rossi e tra i centravanti avvicendatisi nel dopo-Inzaghi è quello ad aver fatto meglio: ventisette presenze ed otto gol, un bottino di gran lunga superiore alle poche reti racimolate dai suoi predecessori ma sempre al di sotto della soglia in doppia cifra.

Accantonato Lapadula, trasferitosi al Genoa, nel giugno del 2017, attraverso un’operazione lampo, il duo Fassone-Mirabelli ingaggia dal Porto, André Silva, giovane attaccante portoghese, sponsorizzato da Cristiano Ronaldo. L’esborso economico è imponente e i tifosi rossoneri iniziano a gongolare: ci siamo, la maledizione del numero nove sta per essere scacciata via. Nemmeno per sogno. André Silva, in campionato, ha collezionato ventitre presenze, ovviamente non tutte da titolare, realizzando solamente due gol, contro Genoa e Chievo. La sua avventura in rossonero non ha affatto convinto e già circolano voci di una possibile cessione in estate al Monaco. Sembra una maledizione al pari dell’anatema di Guttmann nei confronti del Benfica: dopo  Pippo Inzaghi, la maglia numero nove non è stata benevola per nessuno dei suoi  successori.

 

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Lorenzo Cristallo

Mi chiamo Lorenzo Cristallo, ho 30 anni e vivo a Torre de' Passeri in provincia di Pescara. Sono diplomato con il titolo di ragioniere. Il calcio e' la mia grande passione. Sono tifoso della Juventus ma seguo il calcio in tutte le sue dinamiche a 360 gradi. Sono un tipo socievole, molto preciso e puntuale e amo molto stare in compagnia. Sono un gran chiacchierone e mi piace discutere di vari argomenti non disdegnando quella sana critica nei giudizi delle cose.

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