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Trainspotting, la recensione del film sull’eroina.


TITOLO: Trainspotting

REGIA: Danny Boyle

CAST: Ewan McGregor, Robert Carlyle, Ewen Bremner, Jonny Lee Miller, Kevin McKidd

PAESE: UK

ANNO: 1996

GENERE: drammatico

DURATA: 94 minuti

 


TRAMA: Mark Renton (Ewan McGregor) vive ad Edimburgo in una società, quella degli anni Novanta, priva di valori ed ideali. Sulla base di ciò decide quindi di rinunciare ad avere una vita monotona e fatta di queste cose, a suo avviso blande e futili, e si rifugia nel mondo della tossicodipendenza, a parer suo, molto più soddisfacente.
A tenergli compagnia nella quotidianità ci sono i suoi amici: Begbie (Robert Carlyle), paranoico, violento ed alcolizzato che si tiene però lontano dalla droga; Sick Boy (Jonny Lee Miller), eccentrico, narcisista, ossessionato dal mito di Sean Connery ed in grado di tenere sotto controllo la sua dipendenza dall’eroina; Spud (Ewen Bremner), completamente fuori di testa a causa dell’assunzione di droga ma pacifico ed, infine, Tommy (Kevin McKidd), totalmente disinteressato dai vizi dei compagni ma ossessionato dallo sport e dalla cura del corpo.
La loro vita prosegue in questa maniera, fra vizi e dipendenze, fino a quando un evento catastrofico ed inaspettato  cambierà completamente le cose, obbligando così Mark a prendere una decisione.

“Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi; scegliete un futuro; scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?”

Trainspotting recensione film – immagine dal film

COMMENTO: Trainspotting, candidato all’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale, è un film degli anni Novanta ma che tratta, comunque, un argomento sempre attuale. Il tema è quello della droga, in particolare l’eroina, guardata da un punto di vista nuovo, diverso ed inusuale.
Tale visione delle cose fece scandalo all’epoca: se, difatti, alcuni critici andarono in visibilio alla fine della pellicola, altri ne condannarono immediatamente il messaggio. In realtà, molto probabilmente, ci furono fraintendimenti da entrambi i fronti. Il lungometraggio diventato un cult non si pone come obiettivo quello di condannare l’eroina, né consiglia l’uso di questa, piuttosto se la prende con una società frivola, ormai priva di ideali o punti di riferimento, bensì molto materialista e con un istinto naturale per il consumismo.

“Non mi ero sistemato troppo male e me ne stavo per i fatti miei. Certo qualche volta pensavo ai ragazzi ma perlopiù non ne sentivo la mancanza, questa era la città del boom, dove nel caos qualunque idiota poteva arricchirsi, molti lo facevano. Mi piaceva il suono delle parole: guadagni, perdite, margini, subentrare, affittare, subaffittare, rateizzare… imbrogliare, fregare, spartirsi, scappare. Non esisteva quella cosa chiamata società, e anche se ci fosse stata, non ne facevo parte. Per la prima volta nella mia vita di adulto, ero quasi soddisfatto.”

Trainspotting è un film drammatico e grottesco ma ha un lato anche molto ironico, ed è soprattutto per questo che, forse, la critica internazionale, lo accusò di minimizzare certi problemi e certe verità credendo, appunto, che la missione di Danny Boyle fosse quella di difendere certi giovani e inneggiare la ribellione. Proprio no. Infatti, nonostante il gruppo di “amici” cerchi di scappare dalle banalità dell’esistenza moderna rifugiandosi nell’eroina, scoprirà comunque che non esistono facili soluzioni per convivere con il tormento della vita e la solitudine. “Amici” tra virgolette poiché non vi sono dei veri legami tra di loro, è più un condividere la stessa sensazione e lo stesso malessere: durante il film, difatti, si vede come delle volte alcuni di loro cerchino Mark per puro opportunismo e, alla fine, lui stesso li tradirà senza subire troppo il peso dei propri sensi di colpa.

La comunicazione del disagio provato dai personaggi è eccellente: trapela da ogni dove un senso di sporco e precarietà.
Alcune scene sono un pochino forti e, forse, esagerate ma nonostante questo il film merita comunque di essere visto almeno una volta o, perlomeno, per la colonna sonora decisamente importante.

LA GIUSTA DOSE di comicità e riflessione introspettiva, Trainspotting è storia.

“Mi sono giustificato con me stesso in tante maniere diverse, non era niente di che, solo un piccolo tradimento, o… i nostri rapporti erano cambiati, sapete cose così… ma ammettiamolo li avevo bidonati, i miei cosiddetti amici. Di Begbie non me ne fregava un cazzo, e Sick Boy avrebbe fatto lo stesso con me se c’avesse pensato per primo. Di Spud be’, d’accordo per Spud mi dispiaceva, non aveva mai fatto del male a nessuno lui. Allora perché l’ho fatto? Potrei dare un milione di risposte tutte false. La verità è che sono cattivo, ma questo cambierà, io cambierò, è l’ultima volta che faccio cose come questa. Metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita. Già adesso non vedo l’ora, diventerò esattamente come voi: il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l’apriscatole elettrico, buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario d’ufficio, bravo a golf, l’auto lavata, tanti maglioni, Natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai.”

[review] Trainspotting recensione film – immagine dal film

Il Verdetto

Voto Globale - 7.5

7.5

Voto

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Serena Grosso

Ciao a tutti, sono Serena Grosso (25.02.1993) e scrivo da Torino. Mi occupo della sezione cinema e serie televisive dal momento che vivere come in un film é la mia filosofia di vita.

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