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This Must Be The Place, la recensione del film


TITOLO: This Must Be The Place

REGIA: Paolo Sorrentino

CAST: Sean Penn, Frances McDormand, Judd Hirsch, Eve Hewson, Kerry Condon, Harry Dean Stanton, Joyce Van Patten, Olwen Fouéré

PAESE: Italia, Francia, Irlanda

ANNO: 2011

GENERE: commedia, drammatico

DURATA: 118 minuti


 

TRAMA: Cheyenne (Sean Penn) è un cinquantenne, ex rock star celebre negli anni Ottanta. Nonostante la carriera finita continua a truccarsi e vestirsi in modo eccentrico, come se gli anni non fossero passati, conducendo però una monotona e annoiata vita nella sua casa di Dublino, dove risiede con la moglie.
Tutto ciò che lo entusiasmava un tempo oramai non lo emoziona più e così trascorre le giornate auto commiserandosi e sentendosi un fallito.
La morte del padre, con cui non parlava da più di trent’anni, lo porta a New York. Qui scopre che l’uomo, ex prigioniero ad Auschwitz, aveva passato tutta la propria esistenza alla ricerca del suo aguzzino nel campo, un nazista senza pietà che, in passato, oltre ad infliggergli le pene più terribili, lo aveva anche umiliato di fronte a tutti, deridendolo pubblicamente per un certo episodio.
Poiché tale missione è rimasta incompiuta, Cheyenne, senza un piano ben preciso e senza una destinazione certa, decide di completare ciò che il padre aveva cominciato.
Il viaggio che si accingerà a fare lo porterà, senza una logica, in giro per gli Stati Uniti nel tentativo di portare a termine il lavoro e, allo stesso tempo, lo farà riflettere attentamente sulla propria vita e sulle cose realmente importanti.

“Anche se io e te non ci vediamo da tantissimi anni resto sempre sorpreso che ti consideri un mio amico”
“E perché?”
“Perché non abbiamo assolutamente niente in comune. Tu hai dei pensieri precisi e…le idee che riesci a realizzare…e…meravigli la gente con queste idee! E loro dicono una parola enorme, dicono “artista” e hanno ragione” (…)
“Ma è lo stesso che facevi tu quando suonavi”
“Col cazzo che è lo stesso, David, col cazzo che è lo stesso. Io ero una pop star del cazzo. E scrivevo canzonette lugubri perché erano di moda e ci si faceva un sacco di soldi, con testi deprimenti per ragazzetti depressi. E due di loro, più deboli di tutti gli altri, ci sono rimasti sotto! Questo è stato il risultato! E adesso io vado al cimitero tutte le settimane per alleviare il senso di colpa ma col cazzo che lo allevio, così peggiora solamente e allora mia moglie mi dice “ma perché non torni a suonare?” e io penso che è una stupida oppure penso che magari mi ama fin troppo, e allora è stupida uguale perché come fa a non rendersi conto del disastro che si ritrova davanti?”

This must be the place recensione film – immagine dal film

COMMENTO: This Must Be The Place (letteralmente “Questo deve essere il posto”) è un film del 2011 di Paolo Sorrentino. Il titolo della pellicola è una canzone dei Talking Heads, gruppo musicale anglo-americano attivo negli anni Settanta e Ottanta.
Ad interpretare i personaggi principali sono due grandi artisti, Sean Penn e Frances McDormand. I due, assieme, sono perfettamente in sintonia e creano quell’atmosfera casalinga simpatica ed originale.

“Io non perdo mai”
“Sei sicura?”
“A volte ti lascio vincere”
“Davvero? E perché mi lasci vincere?”
“Per farti sentire un maschione”

This Must Be The Place è un film-metafora che, attraverso il personaggio protagonista, si pone come obiettivo quello di far riflettere gli spettatori sulla propria esistenza.
Ciò che lo sceneggiatore va a creare è una contrapposizione tra la vita di tutti i giorni, frenetica e spesso esageratamente stereotipata e un uomo che, invece, è esageratamente atipico. Cheyenne è un cinquantenne inusuale, legato in una maniera morbosa ad una parte del proprio passato (continua a vestirsi e truccarsi come quando saliva sul palco) ma, allo stesso tempo, completamente ignaro di una parte di esso.
Il suo atteggiamento nei confronti del mondo attrae irresistibilmente chiunque guardi il film. Il suo sarcasmo e la sua ironia mixati al suo commiserarsi di continuo incuriosiscono totalmente gli spettatori che se ne innamoreranno quasi subito, proprio a causa di questa sua particolarità. L’essere diverso risulta vincente.
Di base, Cheyenne, è una persona buona: fedelissimo alla moglie, altruista e generoso (anche se alcuni pregiudizi sul look potrebbero far pensare l’opposto). Contemporaneamente ha una visione del mondo molto pessimistica, quasi come se il cambiamento lo sfiduciasse: basti pensare che non ha un telefono cellulare ed è sicuro di sé quando dice di non volerne mai avere uno.
La spontaneità delle sue azioni e dei suoi gesti è una delle caratteristiche migliori del personaggio.
Ciò che il film vuol mostrare è come spesso, presi dagli impegni quotidiani e vinti dalle cose futili, si tralascino le cose veramente importanti. Non si cerca più un senso alla vita ma la si vive di default.
Au contraire, ciò che noi tutti dovremmo cercare di capire è come, invece, sia molto importante vivere con passione, in modo profondo, partendo anche e soprattutto dalle piccole cose.
Le emozioni provate sono universali e ciò ci fa capire quanto sia possibile entrare in uno stato di empatia con gli altri. La solitudine si può sconfiggere così come la noia può essere annientata cercando di fuoriuscire dalla monotonia.

“Lo sai qual è il vero problema, Rachel?”
“Quale?”
“Che passiamo senza neanche farci caso dall’età in cui si dice “un giorno farò così” all’età in cui si dice “è andata così”

Vi è, inoltre, una sorta di romanticismo in tutto ciò che egli fa, come a lasciar presagire quanto un certo determinato approccio alla vita sia fondamentale per viverla a pieno e senza rimpianti o rimorsi.

“Il segreto è il tempo, Desmond. Passa del tempo con lei, tutto il tempo che le serve…e si metterà con te, vedrai. Perché è il tempo che le lusinga. E poi il tempo dà sicurezza…per favore, non mollare con Mary, Desmond. Promettimelo.”

Per un fantastico viaggio introspettivo dentro noi stessi, This Must Be The Place è l’ideale.

“Ricordati che non so stare senza di te”
“Non è vero. Ma è bello che tu me lo dica”

[review] This must be the place recensione film – immagine dal film

Il Verdetto

Voto Globale - 8

8

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Serena Grosso

Ciao a tutti, sono Serena Grosso (25.02.1993) e scrivo da Torino. Mi occupo della sezione cinema e serie televisive dal momento che vivere come in un film é la mia filosofia di vita.

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