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#GirlBoss, il libro di Sophia Amoruso, ecco la recensione.

TITOLO: #GirlBoss

SOTTOTITOLO: Come ho creato un impero commerciale partendo dal nulla

AUTORE: Sophia Amoruso

CASA EDITRICE: Sonzogno (prezzo 17,50€)

GENERE: Autobiografia

 

 


 

Sophia Amoruso (San Diego, 1984) è colei che ha creato la Nasty Gal (letteralmente “ragazzaccia”), un’impresa on-line che vende vestiti e accessori vintage femminili.

Generalmente si tende a pensare che, chi riesce così bene (Nasty Gal fattura 100 milioni di dollari l’anno) nel mondo della moda, sia necessariamente raccomandato o il classico figlio di papà, nato con la camicia.

Sophia Amoruso sfata questo mito e dimostra come sia possibile raggiungere i propri obiettivi e realizzare i propri sogni se solo si ha coraggio e tenacia a sufficienza.

Nel 2006, la nostra #GirlBoss, altro non è che una ragazza di 22 anni di San Francisco, squattrinata e senza alcun interesse per lo studio. Sophia non viene da una famiglia particolarmente agiata e spesso e volentieri si ritrova a girare in autostop, a rubacchiare nei grandi magazzini o, addirittura, a frugare nei cassonetti della spazzatura. Il mondo imprenditoriale sembra essere anni luce da lei, così menefreghista e senza un apparente scopo nella vita. Raggiunti, appunto, i 22 anni, sembra ormai sul punto di rassegnarsi ad un lavoro impiegatizio, comune, con tutte le frustrazioni e la mancanza di stimoli che ne consegue.

Il lampo di genio le arriva quando decide di lanciarsi in un campo a lei molto caro, il vintage. Inizia così a vendere vestiti vintage su eBay dove, in poco tempo, Nasty Gal divampa come un incendio: tutti ne parlano e tutti la vogliono.

Otto anni dopo, Sophia si ritrova con un’impresa on-line da 100 milioni di dollari, con 350 dipendenti e clienti da tutto il mondo.

Un’autentica impresa commerciale, creata dal nulla.

Nel suo libro (il primo tra l’altro), la #GirlBoss più famosa d’America, ci racconta sì, la sua vita, dandoci però un sacco di consigli e aiuti preziosi. Non solo in caso volessimo tentare la strada imprenditoriale ma anche, e soprattutto, per non smettere di rinunciare ai nostri sogni, qualunque essi siano e qualunque sia la salita da percorrere.

“Dunque vuoi essere una #GirlBoss? Per cominciare, ti dico due cose. Primo: grandioso! Hai appena fatto il primo passo verso una vita fantastica per il solo fatto di volerne una. Secondo: questo sarà l’unico passo facile. Vedi, il punto è che essere una #GirlBoss non è facile per niente. Per arrivarci devi lavorare sodo, e una volta arrivata, devi lavorare ancora più sodo per restarci. Ma in fondo, chi ha paura di lavorare sodo? Io no di certo, e sono sicura nemmeno tu.”

GirlBoss libro Sophia Amoruso – immagine con Sophia Amoruso

 

Il libro (235 pagine) si legge in tempo record grazie all’abilità di scrittura della nostra guru della moda, capace di sorprendere con la sua simpatia e il suo sarcasmo, di stupire dimostrando di avere grande maturità e, infine, di motivare. Finito #GirlBoss vi verrà immediatamente voglia di prendere in mano le redini del vostro destino, anche qui in Italia, dove spazio per i sogni ne è rimasto veramente poco.

La venditrice al dettaglio cresciuta più rapidamente in America (così è stata definita da Inc. magazine) propone in questa sua autobiografia, non solo dettagli e curiosità in merito alla sua vita, ma anche pragmatici consigli in grado di semplificare enormemente questo processo di scalata verso il successo. Consigli come: ascoltare i clienti, fare un passo alla volta, risparmiare, imparare dall’esperienza, avere il coraggio di osare e utilizzare i social come base per costruire un rapporto saldo impresa-cliente.

Manuale di sopravvivenza per il mondo dei sogni, tra parole che spronano e consigli finanziari, economici, imprenditoriali ma anche di vita, #GirlBoss dimostra di essere, a tutti gli effetti, uno dei libri più educativi e belli degli ultimi anni.

“1984: Sono nata a San Diego di Venerdì Santo, che era pure Smoking Holiday, giornata della marijuana. Prima che possiate pensare che si tratti di una specie di presagio, lasciate che vi rassicuri che la sola cosa che mi fumo è la mia concorrenza.

1989: Spalmo cacca sul muro dell’asilo; forse la mia prima, vera espressione artistica.

1993: La mia insegnante di quarta elementare pensa che in me ci siano delle cose che non vanno. La lista comprende la sindrome da deficit di attenzione e la sindrome di Tourette.

1994: Mio padre mi porta da Walmart, dove chiedo a un commesso se hanno dei “Ren e Stimpy che petano”. Il che dimostra che possiedo sia un ampio vocabolario sia un senso dell’umorismo lievemente perverso.

1997: Mi innamoro del mio primo capo di vestiario vintage: un paio di leggings da discoteca arancio caco. Mi c’infilo di nascosto nei bagni della pista di pattinaggio.

1999: Mi procuro il mio primo lavoro da Subway. Vado in SOC (sindrome ossessivo-compulsiva) per il BLT, il celebre panino con pomodoro, bacon e lattuga.

2000: Odio il liceo, e vengo spedita da uno psichiatra la cui diagnosi è: depressione e sindrome da deficit di attenzione. Provo le pillole bianche. Provo le pillole azzurre. Penso che se questo è quello che mi tocca prendere per farmi piacere il liceo, al diavolo. Getto via pillole e tutto, e decido di studiare a casa.

2001: I miei genitori divorziano. Cosa che mi sta bene, e colgo l’occasione per andarmene ad abitare per conto mio. Scelgo un appartamento nel centro di Sacramento insieme a un gruppo di amici musicisti. La mia camera è uno stanzino nel sottoscala, e l’affitto è di sessanta dollari al mese.

2002: Vado su e giù per la West Coast in autostop, finalmente approdo nel Pacific Northwest. La mia attività consiste nel frugare i cassonetti (mai criticare le ciambelle gratis prima di averne assaggiata una) e mettere a segno piccoli furtarelli.

2002: Vendo il mio primo articolo su internet. Un libro rubato.

2003: Vengo fermata per taccheggio e smetto di botto.

2005: Mollo il mio ragazzo a Portland e mi trasferisco a San Francisco, dove vengo licenziata da un negozio di calzature di lusso.

2006: Mi becco l’ernia, il che significa che per avere l’assicurazione sanitaria devo trovarmi un lavoro. Lo trovo: verifica dei tesserini all’entrata della facoltà d’arte. Devo ammazzare un sacco di tempo, così cazzeggio per il web e apro un negozio eBay chiamato Nasty Gal Vintage.

2014: Sono amministratore delegato di un’azienda con un fatturato di oltre cento milioni di dollari e un ufficio di quasi cinquemila metri quadri a Los Angeles, un centro di distribuzione e assistenza nel Kentucky e trecentocinquanta impiegati.

(Inserire qui il suono di una puntina che si blocca su un vinile scricchiolando)”

[review] GirlBoss libro Sophia Amoruso – bellissima in questa foto

 

Se a lei aggiungiamo un Michael Jordan, scartato dalla sua squadra di basket del liceo, un Eminem, emarginato alle scuole superiori, uno Steve Jobs che all’età di trent’anni entrò in crisi depressiva dopo essere stato licenziato dall’azienda da lui creata, uno Walt Disney, licenziato da un giornale per “scarsa immaginazione” e “incapacità di avere idee originali” e un Albert Einstein che non era in grado di parlare fino al raggiungimento dei quattro anni di età…siete ancora sicuri di voler rimanere fermi a piangervi addosso? Il mondo è vostro.

 

 

 

Il Verdetto

Voto Globale

Voto

Manuale di sopravvivenza per il mondo dei sogni, tra parole che spronano e consigli finanziari, economici, imprenditoriali ma anche di vita, #GirlBoss dimostra di essere, a tutti gli effetti, uno dei libri più educativi e belli degli ultimi anni.

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Serena Grosso

Ciao a tutti, sono Serena Grosso (25.02.1993) e scrivo da Torino. Mi occupo della sezione cinema e serie televisive dal momento che vivere come in un film é la mia filosofia di vita.

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