C’è un film del 2005 in cui Dolph Lundgren non si limita a menare le mani davanti alla telecamera, ma si mette anche alla regia, firmando insieme regia e sceneggiatura. Si intitola The Mechanik, conosciuto negli Stati Uniti anche come The Russian Specialist, ed è probabilmente uno dei titoli più sottovalutati dell’intera carriera dell’attore svedese, tanto da essere uscito direttamente in home video senza mai passare per le sale cinematografiche.
Una vendetta russa scritta e girata da Lundgren in persona
Il film racconta la storia di Nikolai “Nick” Cherenko, ex soldato delle forze speciali sovietiche, veterano della guerra in Afghanistan, che nel piccolo villaggio russo di Gorelovo vive una vita tranquilla facendo il meccanico insieme alla moglie Alina e al figlio Vanya. Quando il boss della mafia locale, Aleksandr “Sasha” Popov, uccide entrambi durante una sparatoria legata a un traffico di droga andato male, Nick si arma e si vendica personalmente, eliminando cinque uomini della banda e sparando in faccia allo stesso Sasha, convinto di averlo ucciso.
Sette anni dopo, Nick vive ormai a Los Angeles, dove ha ricostruito una nuova esistenza sempre lavorando come meccanico. La sua tranquillità viene però interrotta da un’anziana e facoltosa vedova, Mary Abramoff, che gli offre una grossa somma di denaro per andare a San Pietroburgo e liberare la figlia Julia, rapita da una gang russa. Nick rifiuta inizialmente, ma cambia idea non appena scopre che dietro al sequestro c’è proprio l’uomo che credeva morto, lo stesso Sasha che gli aveva ucciso la famiglia.
Il patto con la produzione che ha condizionato la sceneggiatura
Una delle curiosità meno note riguarda proprio la genesi del film. Quando Lundgren propose alla casa di produzione Nu Image di dirigere un secondo film dopo il suo esordio alla regia con The Defender, ottenne il via libera solo a due condizioni precise, che avrebbe dovuto recitare personalmente da protagonista e che la storia avrebbe dovuto svolgersi esclusivamente nelle location di proprietà della produzione. Questo significò che Lundgren dovette scrivere l’intera sceneggiatura, insieme al co-sceneggiatore Bryan Edward Hill, cucendola letteralmente addosso ai luoghi che la Nu Image gli aveva messo a disposizione, un vincolo produttivo piuttosto insolito che oggi resta uno degli aneddoti più curiosi legati alla lavorazione del film.
Proprio Bryan Edward Hill merita una menzione a parte. All’epoca del film era ancora agli inizi della propria carriera, e questa collaborazione con Lundgren fu tra i suoi primi incarichi importanti come sceneggiatore. Negli anni successivi Hill si è affermato nell’industria dell’intrattenimento americano, scrivendo per serie e fumetti di grande richiamo, un percorso che rende ancora più interessante tornare oggi su questo suo primo, piccolo capolavoro di genere scritto fianco a fianco con una vera icona action.
Girato quasi interamente in Bulgaria
Nonostante la storia sia ambientata tra la Russia e gli Stati Uniti, la quasi totalità delle riprese si è svolta in Bulgaria, paese che Lundgren aveva già conosciuto lavorando al film precedente e che gli permise di contenere i costi mantenendo comunque un’estetica credibile per gli ambienti russi raccontati nella sceneggiatura. Le riprese durarono complessivamente 32 giorni, un tempo di lavorazione piuttosto ridotto per un film d’azione con inseguimenti, sparatorie e scene di combattimento corpo a corpo.
Proprio il legame con la Bulgaria ha lasciato un segno anche fuori dal set. Ben Cross, l’attore britannico che interpreta il personaggio di William Burton, un uomo dedito all’alcol e innamorato di una prostituta locale, si affezionò così tanto al paese durante le riprese da decidere di trasferirvisi definitivamente una volta terminata la lavorazione del film.
Un dettaglio nascosto nella targa di un’auto
Tra le curiosità più divertenti scovate nel tempo dai fan più attenti del film c’è un dettaglio nascosto in una delle prime scene, quando i banditi arrivano in auto nel villaggio di Gorelovo. La targa del veicolo, scritta in caratteri cirillici, se tradotta letteralmente dal russo risulta essere un insulto piuttosto colorito, un piccolo scherzo probabilmente voluto dalla troupe locale e rimasto lì, visibile a chi conosce la lingua. Gli appassionati di continuity hanno inoltre notato che, nel corso del film, alcune vetture montano targhe russe mentre altre mostrano targhe bulgare, un piccolo controsenso dovuto proprio al fatto che gran parte delle riprese si è svolta effettivamente in Bulgaria.
La colonna sonora che strizza l’occhio a un grande classico
Un altro elemento spesso sottovalutato di The Mechanik è la colonna sonora, firmata dal compositore Elia Cmiral, che diversi critici e appassionati hanno descritto come fortemente debitrice del suo lavoro per Ronin, il celebre thriller del 1998 diretto da John Frankenheimer con Robert De Niro. Un accostamento che non stupisce, dato che lo stesso Cmiral firmò entrambe le colonne sonore, portando in questo piccolo film d’azione diretto da Lundgren atmosfere sonore decisamente più raffinate rispetto a quanto ci si aspetterebbe da una produzione uscita direttamente in home video.
Riconoscimenti tecnici arrivati dall’Australia
Nonostante il budget contenuto e la distribuzione limitata, The Mechanik ha ricevuto un riconoscimento tecnico di tutto rispetto. Il direttore della fotografia Ross W. Clarkson vinse infatti due premi in Australia proprio grazie al lavoro svolto su questo film, l’oro nella categoria lungometraggi ai Queensland Awards della Australian Cinematographers Society nel 2006 e un premio alla distinzione ai National Awards della stessa organizzazione, una conferma della qualità visiva di un film che in patria passò quasi inosservato.
Un cast internazionale tra Hollywood e volti locali
Accanto a Lundgren, il film mette in scena un piccolo gruppo di caratteristi capaci di dare spessore a una storia che sulla carta poteva restare fin troppo lineare. Ben Cross, già celebre per il ruolo in Momenti di gloria, film premiato con l’Oscar nel 1982, interpreta William Burton, un ex agente inglese caduto in disgrazia e ormai dedito all’alcol, che si unisce alla missione di Nick spinto anche dal legame con una prostituta locale di cui si è innamorato. Il resto del cast è composto in gran parte da attori bulgari, tra cui Ivan Petrushinov nei panni del villain Sasha Popov e Asen Blatechki in quelli di Yuri, il tiratore scelto che affianca Nick nella parte finale della missione.
Non è la prima volta che Lundgren veste i panni di un ex militare russo o sovietico spinto alla vendetta. Diversi appassionati storici della sua filmografia hanno notato più di un’assonanza tra Nick Cherenko e altri personaggi interpretati dall’attore in produzioni action precedenti, un filo rosso che negli anni ha finito per caratterizzare buona parte della sua carriera da protagonista, ben oltre il celebre Ivan Drago di Rocky IV.
Non uscito al cinema, come tanti altri titoli del filone
A più di vent’anni dall’uscita, The Mechanik resta uno dei titoli più apprezzati dagli appassionati di cinema d’azione a basso budget dei primi anni Duemila, spesso indicato come il miglior lavoro alla regia dell’intera carriera di Lundgren, capace di mescolare la brutalità tipica del genere a momenti di dramma familiare piuttosto sentiti per gli standard del filone. Il fatto che non sia mai arrivato nelle sale, restando confinato al mercato home video, ha probabilmente contribuito a tenerlo lontano dai radar della maggior parte degli spettatori, nonostante il coinvolgimento diretto di Lundgren in ogni fase della lavorazione, dalla sceneggiatura fino al montaggio finale.
Occhio a non confonderlo con l’altro Mechanic
Il titolo scelto per il mercato internazionale ha generato negli anni non poca confusione tra gli spettatori meno esperti. The Mechanik, con quella k finale che lo distingue graficamente, non ha infatti alcun legame con Il meccanico, il celebre film del 1972 con Charles Bronson, né con il suo remake del 2011 interpretato da Jason Statham al fianco di Ben Foster. Si tratta di tre pellicole completamente distinte, accomunate soltanto da un titolo quasi identico e dal genere action, un dettaglio che ancora oggi trae in inganno chi cerca il film sulle piattaforme di streaming senza controllare bene la scheda.
Un’azione curata nei dettagli, anche nelle armi
Gli appassionati più tecnici del genere action hanno dedicato negli anni un’attenzione particolare anche all’armamentario utilizzato nel film, catalogato con precisione dagli specialisti del settore. Tra le armi che compaiono sullo schermo figurano una Beretta 92FS, diversi fucili d’assalto Kalashnikov personalizzati, un fucile a pompa Mossberg 500 e un fucile a canne sovrapposte usato da Nick nella sparatoria finale ambientata in un piccolo villaggio di campagna, un dettaglio che testimonia quanto la produzione avesse curato ogni aspetto tecnico delle scene d’azione nonostante il budget limitato tipico delle uscite dirette in home video di quegli anni.
Perché vale la pena recuperarlo oggi
Chi ama il cinema action di quegli anni, fatto di sparatorie secche, ambientazioni fuori dagli schemi e una regia più curata del previsto, difficilmente resterà deluso nel recuperarlo oggi, magari proprio partendo dalle curiosità che ne accompagnano la lavorazione.
Conoscevi già questo film prima di leggere l’articolo, o anche per te è la prima volta che senti parlare di The Mechanik? Raccontaci nei commenti se lo hai già visto e cosa ne pensi del Lundgren regista rispetto al Lundgren attore che tutti conoscono.


