In ricordo di Tegas Emanuele, esempio di bontà e longevità ogliastrina.

Tegas Emanuele
Una foto di Tegas Emanuele nel giorno del suo 92° compleanno.

Ricordare una persona non è mai semplice, ma se questa ha saputo trasmettere la sua personalità il tutto diventa più facile. In questa categoria di persone c’era senz’altro Tegas Emanuele, che tre giorni fa è morto all’età di 92 anni nella località di Talana, un paesino della provincia Ogliastra dove si puo’ ammirare un bellissimo paesaggio con vista sul mar Tirreno. Un bel ricordo di Emanuele è stato condiviso dalla sua neo dottoressa Rosa Francesca Scuderi, che in post emotivo su Facebook ha ricordato così Emanuele Tegas:

Perdere un paziente per un medico e’ sempre una sconfitta. Anche quando il paziente in questione e’ un minuto novantaduenne afflitto da svariate patologie e che sai essere in equilibrio precario che basterebbe il peso di una piuma per per far pendere la bilancia. Gli anni e l’esperienza accumulata non ti danno una corazza e dei respingenti per tenere fuori emozioni ed empatia.

Noi medici accumuliamo studi, esperienza e preparazione e finiamo per essere, come dicevano gli antichi greci, ubristes. Ci arroghiamo il merito dei nostri successi terapeutici scaricando la responsabilita’ dei fallimenti al volere supremo di qualcun altro ben piu’ potente. Piu’ siamo “bravi” piu’ ci galvanizziamo finche’ qualcuno da lassu’ interviene a ricordarci che l’ultima parola, l’ultimo lancio dei dadi e’ sempre solo Suo. Ci ricorda che se noi riusciamo a curare corpi ed anime e’ soltanto perche’ Lui ci da spazio di manovra.

Buon viaggio zio Emanuele. Che il viaggio appena intrapreso ti sia leggero e luminoso. Mi mancherai anche se in fondo ero la tua “nuova” dottoressa solo da poco meno di due mesi. Mi mancheranno le nostre schermaglie. Mi mancheranno le tue battute in sardo ed i sorrisini sotto i baffi che mi facevi quando Anna Rosa ti raccontava le mie disavventure. Mi manchera’ il rituale che avevamo messo in piedi tra noi due quando ogni volta che venivo a vederti prima della pausa del fine settimana io ti salutavo dicendoti ci vediamo la settimana prossima e tu rispondevi: “se ci vediamo!” ed il lunedi al rientro ti trovavo ad aspettarmi con il tuo risolino ed io allora ti dicevo che lo facevi apposta a dirmelo e che ti autorizzavo a ripeterlo purche poi ti ritrovassi li ad aspettarmi.

Da oggi ti immagino appollaiato su una morbida e candida nuvoletta, tanto tu che eri uno scricciolo di uomo e ci starai ben comodo senza pericolo che ci sprofondi dentro. E da lassu’ con le gambe a penzoloni ci osserverai e armato di fionda e sassolini come un ragazzaccio citerai d’occhio pronto a lanciarcene uno se appena proviamo a scordarci di te perche’ chi vive nei nostri ricordi e nei nostri cuori non muore mai!

Oltre a questo vorrei raccontarvi una breve storia nella storia. Quelle sottostanti sono solo alcune delle storielle che mio nonno amava raccontare. 

Quando mi sedevo vicino al suo caminetto per ascoltarlo ho sempre pensato che mio nonno fosse un cantastorie, riusciva a suscitare la mia attenzione, che vi posso assicurare, è difficile da conquistare. Quando tornava da caccia si divertiva a raccontare tutti i dettagli, soprattutto se aveva preso qualcosa. Se non prendeva nulla c’era il broncio e si guardava la TV. Io ne so di caccia quanto di motori, però lui riusciva ad essere coinvolgente.

Gli piaceva parlare di quando stava a Milis, un comune nella provincia di Oristano. Lavorava con questo allevatore ed accompagnava il bestiame per giorni e giorni, molti senza dormire. La cosa che mi colpiva è che non si stancava di fare un lavoro così pesante e collegavo la mente alle lamentele dei ragazzi di oggi, che mai svolgerebbero simili mansioni e si rassegnano allo stato di disoccupazione giovanile.

Quando stava per partire in Belgio, lo stesso allevatore gli offrì molto più denaro per convincerlo a restare, ma nonno aveva già dato la sua parola che sarebbe andato a lavorare in Belgio. Mi raccontò che fu una scelta difficile, perché restare in Sardegna con la famiglia sarebbe stato più comodo per lui e la famiglia, ma decise ugualmente di partire. Questa scelta fu importante perché segnò la sua vita. In Belgio la silicosi inondò il suo polmone, e successivamente arrivarono numerosi problemi di salute.

Questa storiella vuole essere un confronto tra la realtà attuale e quella di diversi anni fa – sacrificio lavorativo, valori familiari -.

Rammentava sempre una brutta esperienza avuta con un toro. – Devo dire che il problema degli animali vaganti in Sardegna è piuttosto attuale. – Camminava in una stradina con i suoi due figli e questo animale aggredì uno di loro. Mio nonno, per salvare i suoi familiari, cercò di prendere il toro per le corna, ma l’animale lo stava schiacciando. Con l’aiuto del figlio [mio zio] riuscirono ad immobilizzarlo ed andare via. Mio nonno allora disse al figlio: “portami il fucile che gli sparo”. Poi a mente calma cambio idea ed una volta che il toro fu macellato il proprietario portò la carne di quel toro anche a casa di mio nonno e mangiarono tutti insieme dimenticando quel brutto episodio – come una storiella a lieto fine -.

Un giorno – interessato dalle ricerche sulla longevità in Ogliastra – chiesi informazioni sullo stile di vita che avevano i sardi della sua località.

Il cibo era poco – ditelo ai giovani di oggi che rammentano con piacere gli anni del fascismo – ma in tavola si aveva spesso il pistoccu d’orzo – che sarebbe il pane carasau attuale senza la farina raffinata -, si mangiavano molti legumi, patate e verdure in generale. La pasta si mangiava solo alle feste. Anche la carne non era tantissima ma gli animali erano mantenuti a pascolo brado e mangiavano quello che trovavano nell’ambiente circostante. Mio nonno beveva un bicchiere di vino (prodotto da lui) durante i pasti. Vivevano la vita con più spensieratezza rispetto ad oggi e forse in modo più ordinario. Facevano tanto movimento, non usavano molte apparecchiature tecnologiche, mente e corpo andavano di pari passo, mangiavano bene anche se con meno scelta.

Nonostante le tristi vicende che ha dovuto affrontare – una moglie morta prematuramente a 38 anni, 3 figli in giovane età ed il suo amico Fronteddu con cui condivideva “anche” la passione per la caccia – mio nonno non perdeva mai il sorriso e la sua espressione giocosa riusciva a metterti sempre di buon umore. Sapevi già – quando andavi a trovarlo – che avresti trascorso delle ore piacevoli in sua compagnia. Era un almanacco pieno di notizie, una fonte di storia, e spero che questa mia [di storia] aiuti a ricordare una bella persona, come lo era lui.

Ciao Nonno, grazie per tutte le belle parole che mi hai trasmesso in questi anni.

Ale Wonder

Salve a tutti, mi chiamo Alessandro Aru e sono il fondatore/CEO di questo web magazine.Mi occupo di digital marketing, web-social & music, seo & music manager. Sono appassionato di cinema, buon cibo, storia, natura, Fiorentina ed arte in generale.Sono critico ma razionale. ;D un saluto...Ale!

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