Ci sono film che nascono maledetti. Escono al cinema, la critica li stronca, il pubblico li ignora, e finiscono nel dimenticatoio. E poi ci sono film come Little Nicky – Un diavolo a Manhattan, che nel 2000 sembrava il peggior disastro della carriera di Adam Sandler. Spoiler: 25 anni dopo, la storia è cambiata parecchio.
Quando Sandler era il re indiscusso delle commedie
Torniamo indietro alla fine degli anni ’90. Adam Sandler non sbagliava un colpo. “Billy Madison” (1995) l’aveva lanciato, “Happy Gilmore” (1996) aveva confermato che il suo humor idiota funzionava alla grande. E poi erano arrivati i veri successi: “The Wedding Singer” aveva fatto 123 milioni di dollari in tutto il mondo spendendone solo 18. “The Waterboy” ne aveva incassati 190 con un budget di 23. E “Big Daddy” (1999) era arrivato a 235 milioni partendo da 34.
Praticamente Sandler poteva fare quello che voleva. E quello che voleva era raccontare la storia del figlio scemo del Diavolo mandato sulla Terra a recuperare i suoi due fratelli cattivi. Perché no?
Un’idea nata guardando un film con De Niro
L’idea gli è venuta nel modo più casuale. Stava guardando “Angel Heart”, un horror psicologico con Robert De Niro, insieme a un amico. A un certo punto gli è venuto in mente: “Non sarebbe divertente un film sul figlio del Diavolo che però è un po’ idiota?”.
Il personaggio di Nicky era basato su un ragazzo del liceo che Sandler conosceva, uno che parlava storto e sapeva tutto di rock ‘n’ roll. Per la regia ha chiamato Steven Brill, suo amico che aveva diretto “Heavyweights” per la Disney e scritto “The Mighty Ducks”. Brill aveva fatto piccole parti in “The Wedding Singer” e “Big Daddy”, ma adesso doveva dirigere il film più costoso della carriera di Sandler.
Il budget che è andato fuori controllo
Sandler e Tim Herlihy (il suo sceneggiatore di fiducia da “Billy Madison”) hanno scritto la sceneggiatura insieme a Brill. Ma mettere in scena Paradiso e Inferno non costa poco. “Dovevamo creare un mondo di fantascienza e ragionare su cose che normalmente non facciamo”, ha spiegato Brill nel 2000. “Abbiamo dovuto lavorare molto più del solito solo per definire tutte le regole di questo universo”.
New Line Cinema ha speso circa 80 milioni di dollari. Per una commedia. Nel 2000. Che oggi, con l’inflazione, sarebbe come spendere 150 milioni. Follia pura per il genere.
Ma la New Line aveva i suoi motivi. Tutti i film precedenti di Sandler avevano budget ragionevoli e facevano sempre soldi. Nessuno aveva mai superato i 35 milioni di budget. Stavolta però si puntava in grande, sperando che il successo fosse proporzionale.
Un cast pieno di star (e di soldi)
Parte di quei soldi se n’è andata in stipendi. Harvey Keitel faceva Satana, Patricia Arquette la fidanzata di Nicky, e c’era persino Quentin Tarantino come predicatore cieco.
“Mi sono divertito tantissimo”, ha detto Tarantino nel 2000. “All’inizio dovevo fare solo una battuta, ma ad Adam e ai suoi amici è piaciuto così tanto il personaggio che hanno allargato la parte”.
C’era anche Ozzy Osbourne in un cameo memorabile. Compare vestito di bianco come “luce divina” e stacca la testa a un diavolo trasformato in pipistrello – chiaro riferimento a quel concerto del 1982 quando Ozzy fece davvero quella cosa con un pipistrello vero lanciato sul palco da un fan.
Nel cast anche Reese Witherspoon come madre angelica di Nicky, Rodney Dangerfield, e tutti i soliti amici di Sandler. Tra stipendi e effetti speciali per creare Paradiso e Inferno, il costo è schizzato a tre o quattro volte quello dei suoi film normali.
Il weekend del disastro
Il film esce il 10 novembre 2000 negli Stati Uniti. Già la data era strana: perché far uscire un film su Inferno e Paradiso dopo Halloween? Mistero.
Il weekend d’apertura fa 16 milioni di dollari, secondo posto dietro “Charlie’s Angels” che al secondo weekend faceva ancora 24,6 milioni. C’era troppa concorrenza. “Ti presento i miei” stava ancora dominando, e la settimana dopo arriva il colpo finale: “Il Grinch” apre con 55 milioni, mentre “I Rugrats a Parigi” ne fa altri 22,7. Little Nicky crolla.
Chiude con 39,4 milioni negli USA e 18,8 nel resto del mondo, totale 58,2 milioni. Non copre nemmeno il budget, figuriamoci il marketing. Disastro totale.
In Italia? Peggio ancora
Da noi arriva con otto mesi di ritardo, il 22 giugno 2001, distribuito da Nexo Digital. Probabilmente speravano che nessuno si ricordasse del flop americano. Invece è andata malissimo anche qui.
“In Italia Adam Sandler non sfonda”, scriveva la critica. E infatti Little Nicky – Un diavolo a Manhattan passa quasi inosservato. La commedia americana ha sempre fatto fatica da noi, e questo film pieno di riferimenti alla cultura USA risulta incomprensibile per il pubblico italiano.
La Commissione Nazionale Valutazione Film lo stronca: “Umorismo demenziale e faticoso, a lungo andare stancante. Troppi riferimenti alla vita di New York e all’iconografia americana del diavolo”. Insomma, flop anche qui.
La critica lo massacra
Little Nicky viene demolito. Oggi ha un 21% su Rotten Tomatoes. Michael Wilmington del Chicago Tribune scrive: “Visivamente è il film più immaginativo di Sandler, ma anche il più orribilmente di cattivo gusto”. Altri sono ancora più duri.
Quando un film costa 80 milioni, serve tutto l’aiuto possibile. E qui il passaparola è stato terribile.
Poi è diventato un cult
Ma poi succede una cosa strana. Col tempo il film trova il suo pubblico. Blockbuster Video lo tiene sempre sugli scaffali, la tv via cavo lo trasmette spesso. E piano piano diventa un cult, soprattutto tra chi era ragazzino a inizio anni 2000.
Anche Roger Ebert nella sua recensione l’aveva definito “il miglior film di Sandler fino a ora”. Nel 2020 un critico scrive: “Invece di essere l’unica macchia nera nella carriera di Sandler, adesso Little Nicky è diventato quel film strano e unico dove puoi vedere un tizio con le tette che gli crescono dalla testa”.
Cara Delevingne si dichiara fan al Graham Norton Show. Shout! Factory pubblica un’edizione da collezione in Blu-ray. Il regista di “Happy Gilmore 2” dice che gli piacerebbe fare un sequel.
Cosa ci insegna questa storia
Non sappiamo se la New Line alla fine ci abbia guadagnato qualcosa con home video e tv, ma c’è una differenza tra un flop che la gente ama e uno che nessuno si fila. Little Nicky appartiene alla prima categoria.
Spendere 80 milioni per una commedia nel 2000 era follia. Hollywood ha un problema con i budget che è peggiorato negli anni, e questo film ne è un esempio perfetto. Raramente funziona, e quando funziona è l’eccezione che conferma la regola.
Sandler dopo questo disastro ha giocato sul sicuro per anni, anche se ogni tanto si è concesso qualche dramma come “Ubriaco d’amore” di Paul Thomas Anderson o “Diamanti grezzi” più recentemente. Nelle commedie si è limitato a fare film per Netflix tipo “The Ridiculous Six” e “Hubie Halloween”, servendo il pubblico che lo segue da 30 anni.
Se Little Nicky fosse stato un successo, forse Sandler avrebbe fatto altre commedie pazze. Ma la lezione più grande è questa: il botteghino non è mai stato un giudizio sulla qualità di un film. Capolavori fanno flop continuamente. Schifezze incassano milioni. È la storia che decide il destino di un film, e in questo caso il tempo ha dato ragione a Little Nicky.
E tu, l’hai visto Little Nicky – Un diavolo a Manhattan? Fa parte anche per te di quei film imbarazzanti che però ami segretamente? Scrivimi nei commenti se lo consideri un cult o se pensi che sia davvero brutto come diceva la critica.


