Ci sono frasi che senti una volta sola e non riesci più a toglierti dalla testa. Ermal Meta ne ha sentita una, in un orfanotrofio in Albania, che lo ha seguito per anni e che alla fine ha trasformato la sua vita in modo radicale. Due ragazze di 15 anni che lo guardavano negli occhi e gli dicevano: “A noi grandi non ci vuole mai nessuno.” Poche parole. Ma sufficienti per prendere una decisione che ha costruito una famiglia intera.
Il cantautore lo ha raccontato nel salotto di Verissimo, e la storia sta facendo girare molto sui social, perché tocca qualcosa di vero che in pochi si fermano a considerare. Quando qualcuno entra in un orfanotrofio o in una casa famiglia con l’intenzione di adottare, quasi sempre cerca un bambino piccolo. I più grandi lo sanno. Si mettono in disparte. Aspettano che gli adulti rivolgano l’attenzione altrove. Hanno imparato che per loro non arriva quasi mai nessuno.
Ermal Meta è entrato in quell’orfanotrofio in Albania, il Paese da cui lui stesso è dovuto scappare quando aveva 13 anni, e ha visto quelle due ragazze. Ha sentito quella frase. Ha raccontato di aver avuto paura persino di dargli troppa speranza, sapendo che ancora non era sicuro di cosa avrebbe fatto. Ma dentro di sé qualcosa si era già mosso: “La tua anima ha già fatto una scelta, ma deve ancora comunicarlo alla sua mente.”
Oggi Ermal Meta è padre di tre figlie. La più piccola si chiama Fortuna, nata il 19 giugno 2024 dall’amore con la sua compagna Chiara Sturdà. Le altre due sono le ragazze albanesi che ha conosciuto in quell’orfanotrofio quando avevano 15 anni. Oggi una ha 19 anni, l’altra sta per raggiungerla. Poiché Ermal e Chiara non sono sposati, l’adozione tradizionale non era percorribile nel modo classico. Hanno aspettato che le ragazze raggiungessero la maggiore età, e poi sono entrate ufficialmente a far parte della famiglia Meta.
È una storia che colpisce per tanti motivi. Il primo è ovviamente quella frase, che dice molto su cosa significa crescere in una struttura di accoglienza sapendo che le probabilità che qualcuno ti scelga diminuiscono ogni anno che passa. Il secondo è che Ermal Meta non ha parlato di questo come di un gesto straordinario o eroico. Lo ha definito “un grande regalo“, riferendosi alla scelta di allargare la famiglia. Come se fosse stato lui a ricevere qualcosa, non solo a dare.
C’è anche un dettaglio biografico che rende tutto ancora più significativo. Ermal Meta è albanese, è cresciuto lì, è scappato da quel Paese quando era poco più che un bambino. Sa cosa vuol dire essere giovane, sradicato, senza punti di riferimento certi. Quella comprensione non è teorica. Viene da dentro. Forse è anche per questo che quando ha incrociato lo sguardo di quelle due ragazze, qualcosa ha risuonato in un modo che difficilmente si può spiegare a parole.
A Verissimo ha parlato anche del suo settimo Festival di Sanremo, il quarto da artista tra i Big. Ha detto di averlo vissuto con più consapevolezza degli altri anni, sentendo il peso della canzone che portava sul palco e la responsabilità verso se stesso. Ma è chiaro che quando parla della sua famiglia il tono cambia. Diventa più morbido, più diretto. Meno costruito.
Ha anche aggiunto una frase che fa sorridere e riflettere allo stesso tempo. Parlando delle sue figlie adottive, ormai quasi diciannovenni, ha detto: “Io a 19 anni ero un matto da legare.” Un modo per dire che quella età è complicata, piena di domande e di energia difficile da contenere. E che trovarsi a fare il padre in questo momento della loro vita non è semplice, ma è esattamente quello che è.
Da zero figli a tre in poco tempo. Una bambina di quasi due anni e due ragazze quasi adulte. Una famiglia costruita in modi diversi, con storie diverse, ma tenuta insieme dalla stessa scelta: esserci.
Tu cosa pensi di questa storia? Pensi che ci siano troppo poche persone disposte a scegliere ragazzi più grandi nelle adozioni, come dicevano quelle due ragazze? Lascia un commento qui sotto, perché è una riflessione che merita di andare avanti.


