Margaret Kerry, la donna che aiutò Disney a creare Trilli in Peter Pan, è morta a 97 anni. Il suo nome forse non è famoso come quello della fatina bionda che ha ispirato, ma il suo lavoro è entrato nell’immaginario di milioni di spettatori. Prima che Trilli diventasse una delle figure più riconoscibili della Disney, con le ali, la polvere magica e quell’aria furbetta da “io non ho fatto niente”, c’era lei: attrice, ballerina e modello live-action per gli animatori.
Kerry è morta l’11 giugno 2026 a Wilmington, in North Carolina, dopo una battaglia contro un tumore ai polmoni. La notizia è stata annunciata dalla famiglia, che l’ha salutata con parole molto affettuose, ricordando la loro “amata Trilli” e invitando i fan a guardare la “seconda stella a destra”, quella frase che chi è cresciuto con Peter Pan conosce quasi a memoria.
Ed è difficile non farsi prendere un po’ dalla malinconia.
Perché Margaret Kerry apparteneva a una Hollywood diversa, fatta di studi, prove, animatori che osservavano ogni gesto e personaggi costruiti a mano, fotogramma dopo fotogramma. Oggi siamo abituati a pensare all’animazione come a qualcosa di digitale, velocissimo, pieno di software e rendering. Negli anni Cinquanta, invece, per dare vita a un personaggio servivano occhi, mani, corpo, intuizione. Gli animatori dovevano studiare il movimento umano e trasformarlo in disegno. E per Trilli, una parte importante di quel movimento arrivò proprio da Margaret Kerry.
Nel 1953 uscì Peter Pan, uno dei grandi classici Disney. Trilli non parlava, ma doveva comunicare moltissimo. Doveva essere capricciosa, gelosa, buffa, elegante, permalosa, dolce quando serviva e terribilmente teatrale. In pratica, un personaggio complicato. Non poteva affidarsi alle battute. Doveva dire tutto con il corpo, con le espressioni, con il modo di voltarsi, arrabbiarsi, sorridere, indicare, sbuffare.
Kerry venne scelta proprio per questo: sapeva muoversi, recitare con il corpo, usare il volto e la postura. Sul set Disney mimò le azioni della fatina davanti alle telecamere, usando anche oggetti di scena ingranditi, come una grande serratura o un paio di forbici giganti, per aiutare gli animatori a immaginare Trilli nel suo mondo minuscolo. Da quelle riprese nacque una parte del carattere fisico del personaggio.
E sì, per anni si è parlato anche di Marilyn Monroe come possibile ispirazione visiva di Trilli. La leggenda è rimasta affascinante, perché Hollywood ama queste storie un po’ luccicanti. Però Margaret Kerry fu senza dubbio il riferimento principale per i movimenti e le espressioni della fatina. La Trilli che svolazza, si offende, mette il broncio e illumina lo schermo deve molto a lei.
La sua vita, però, non è stata solo Disney. Nata Margaret McCarty l’11 maggio 1929 a Springfield, in Illinois, perse la madre durante il parto e venne data in adozione insieme ai fratelli. Da bambina si trasferì a Los Angeles con i genitori adottivi e iniziò presto a lavorare nel mondo dello spettacolo. Apparve da piccola in film come Sogno di una notte di mezza estate e Le avventure di Tom Sawyer, poi arrivò la televisione, con ruoli in serie come The Lone Ranger e The Andy Griffith Show.
Uno dei suoi lavori più importanti in TV fu The Ruggles, sitcom familiare andata in onda tra il 1949 e il 1952. Kerry interpretava Sharon Ruggles, la figlia universitaria della famiglia protagonista. Per chi ama la storia della televisione americana, è un tassello interessante: parliamo di una fase pionieristica, in cui la sitcom stava ancora costruendo il proprio linguaggio.
Kerry lavorò anche come doppiatrice e prestò la sua voce a produzioni animate come Clutch Cargo, Space Angel e Captain Fathom. Titoli magari non notissimi per il pubblico italiano, ma ricordati dagli appassionati anche per una tecnica molto curiosa: le bocche reali degli attori venivano sovrapposte ai volti animati. A rivederla oggi sembra una cosa a metà tra l’invenzione geniale e l’incubo del pomeriggio, ma fa parte di quella fase in cui l’animazione sperimentava senza troppi freni.
Negli ultimi anni Margaret Kerry era rimasta molto legata al mondo di Trilli. Partecipava a eventi, incontrava fan, raccontava la sua esperienza e nel 2016 pubblicò l’autobiografia Tinker Bell Talks: Tales of a Pixie Dusted Life. Era consapevole di aver dato qualcosa a un personaggio che poi era diventato enorme, quasi un simbolo parallelo a Topolino. Per generazioni, Trilli non è stata solo la fatina di Peter Pan. È stata la piccola scintilla che apriva il mondo Disney, il gesto di magia prima dell’inizio.
E questa è una cosa bellissima: Margaret Kerry non era sempre visibile, ma era lì. Nascosta dentro un movimento, dentro un’espressione, dentro quella personalità dispettosa che ha reso Trilli così diversa da tante altre figure animate.
La sua storia ricorda anche quanto spesso il cinema sia fatto da persone che restano ai margini della fama. Non tutti diventano nomi da locandina. Alcuni lasciano un’impronta più silenziosa, ma non meno importante. Senza il lavoro di modelli, ballerini, doppiatori, assistenti, animatori e tecnici, molti personaggi che amiamo non avrebbero la stessa vita.
Margaret Kerry è stata una di quelle presenze. Ha dato corpo a un’idea, energia a un disegno, carattere a una fatina che non aveva bisogno di parlare per farsi capire. E forse questo è il modo più bello per ricordarla.
La prossima volta che vedremo Trilli comparire sullo schermo, con quella luce dorata e quell’atteggiamento da piccola diva offesa, penseremo anche a lei. A Margaret Kerry, la donna dietro la polvere magica.
Tu conoscevi la storia di Margaret Kerry e il suo legame con Trilli di Peter Pan? Scrivilo nei commenti.

