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Addio a Pippo Baudo: il re di Sanremo che scoprì Laura Pausini e conquistò il record di 17 milioni di telespettatori

Wonder Channel Redazione di Wonder Channel Redazione
16 Agosto 2025
in Film & Serie TV, Programmi Televisivi
Tempo di lettura 8 minuti
Addio a Pippo Baudo il re di Sanremo che scoprì Laura Pausini e conquistò il record di 17 milioni di telespettatori

Il 16 agosto 2025 si chiude per sempre un’epoca della televisione italiana. Pippo Baudo si è spento serenamente all’età di 89 anni presso il Campus Biomedico di Roma, circondato dagli affetti più cari e con il conforto dei sacramenti. La notizia, confermata dal suo storico legale e amico fraterno Giorgio Assumma, ha gettato nel lutto l’intero mondo dello spettacolo e milioni di telespettatori che per oltre sessant’anni hanno seguito le sue trasmissioni.

Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo, questo il suo nome completo, lascia un’eredità televisiva senza pari nel panorama italiano. Con i suoi record storici di tredici Festival di Sanremo condotti (di cui cinque consecutivi dal 1992 al 1996), decine di programmi iconici da Canzonissima a Domenica In, e una capacità unica di scoprire e lanciare talenti, Baudo ha letteralmente scritto la storia del piccolo schermo nazionale.

La sua figura rappresentava l’ultima testimonianza vivente di quella televisione d’autore che sapeva coniugare intrattenimento di qualità e cultura popolare. Un conduttore che ha attraversato tutte le ere televisive, dai primi esperimenti degli anni Sessanta fino all’avvento del digitale, mantenendo sempre intatto il suo stile inconfondibile fatto di eleganza, professionalità e quella particolare ironia siciliana che lo rendeva unico.

Nato a Militello in Val di Catania il 7 giugno 1936, Baudo aveva conquistato nel 2021 il massimo riconoscimento della Repubblica: il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito, consegnatogli personalmente dal Presidente Sergio Mattarella al Quirinale. Un riconoscimento che certificava ufficialmente il suo contributo straordinario alla cultura e al costume italiani.

Le origini: da Catania a Roma per inseguire un sogno

La storia di Pippo Baudo inizia nella Sicilia degli anni Trenta, quando nasce da Giovanni Baudo, stimato avvocato morto nel 1990, e da Innocenza Pirracchio, casalinga scomparsa nel 1993. Un figlio unico cresciuto in una famiglia borghese che gli trasmette i valori dell’educazione e del rigore, fondamenti che caratterizzeranno tutta la sua carriera professionale.

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Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico di Catania, si laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi della sua città natale. Durante l’ultimo anno di liceo, la passione per il teatro inizia a manifestarsi quando mette in scena con i compagni di classe la commedia “L’ex alunno” di Giovanni Mosca. Un episodio che segna l’inizio di un amore per lo spettacolo che lo porterà a non esercitare mai la professione forense.

La decisione di trasferirsi a Roma per inseguire il sogno del piccolo schermo si rivela vincente fin dall’inizio. Il talento naturale per la conduzione emerge immediatamente, supportato da una cultura musicale solida (era un ottimo pianista) e da una conoscenza approfondita del mondo dello spettacolo che gli permetteva di muoversi con disinvoltura in qualsiasi contesto televisivo.

Gli anni della consacrazione: da Settevoci a Canzonissima

L’esordio televisivo di Baudo nel 1966 con “Settevoci” rappresenta una svolta nel formato dei quiz musicali italiani. Il programma, che va in onda dal 1966 al 1970, introduce un nuovo modo di concepire l’intrattenimento televisivo, mescolando con orecchio lungimirante vecchia scuola di cantanti, nuove leve e concorrenti generici. È quello che gli esperti definiranno “l’interclassismo baudesco”, una formula che diventerà il marchio di fabbrica del conduttore.

Il successo di “Settevoci” apre le porte a “Canzonissima” (1972-73), il varietà che segna la definitiva consacrazione di Baudo nel panorama televisivo nazionale. Il programma rappresenta l’evoluzione del varietà televisivo italiano, introducendo elementi di spettacolarizzazione che anticipano i grandi show degli anni successivi.

Durante questi anni formativi, Baudo sviluppa quella che i critici televisivi chiamano “regia sul campo”: la capacità di gestire la diretta televisiva reagendo agli imprevisti con imperturbabilità e trasformando ogni inconveniente in un momento di spettacolo. Una competenza tecnica che lo distinguerà per tutta la carriera.

Il regno di Sanremo: tredici edizioni da record

Se c’è un palco che ha consacrato definitivamente Pippo Baudo nell’Olimpo della televisione italiana, quello è certamente il Teatro Ariston di Sanremo. Il suo debutto alla conduzione del Festival avviene nel 1968, quando vince Sergio Endrigo, ma è con le edizioni degli anni Ottanta e Novanta che raggiunge l’apice.

Il record assoluto rimane l’edizione del 1987, che raccoglie 17 milioni di telespettatori medi, un dato che ancora oggi risulta imbattuto nella storia della kermesse musicale. Un successo che testimonia la capacità di Baudo di intercettare i gusti del pubblico nazionale, creando quella miscela perfetta tra tradizione e innovazione che caratterizza il suo stile.

Le cinque edizioni consecutive dal 1992 al 1996 rappresentano l’età d’oro del Festival sotto la sua direzione artistica. In quegli anni, Baudo trasforma Sanremo in un evento televisivo di portata nazionale, introducendo innovazioni scenografiche e narrative che modernizzano la manifestazione senza snaturarne l’essenza.

I grandi momenti storici

Tra i momenti più memorabili della sua gestione sanremese spicca sicuramente l’edizione del 1995, quella del tentato suicidio di Pino Pagano, che Baudo gestisce con una professionalità e una umanità che rimangono ancora oggi un esempio di come affrontare le emergenze in diretta televisiva.

La sua ultima apparizione sul palco dell’Ariston risale al 2019, quando si diverte a mettere in scena uno sketch con Claudio Baglioni, dimostrando ancora una volta quella capacità di autoironia e quella freschezza interpretativa che lo avevano reso immortale agli occhi del pubblico.

L’era Fantastico: il sabato sera che cambiò tutto

Il 1984 segna l’inizio di una delle avventure televisive più significative della carriera di Baudo: la conduzione di “Fantastico”. Il varietà del sabato sera di Rai1 diventa sotto la sua direzione il contenitore di intrattenimento per eccellenza, rievocando i grandi varietà di fine anni Sessanta ma aggiornandoli alle esigenze dell’epoca.

“Fantastico” rappresenta l’emblema dell’intrattenimento nazionalpopolare degli anni Ottanta, quella miscela peculiare tra ballo, canto, comicità e grandi ospiti internazionali che diventa il modello da seguire per tutti i varietà successivi. La formula ideata da Baudo influenza ancora oggi la programmazione del sabato sera televisivo.

Il successo del programma è tale che viene riconfermato per tre edizioni consecutive (1984-1986), con una quarta nel 1990. Gli ascolti straordinari e la capacità di creare eventi televisivi memorabili confermano Baudo come il re indiscusso dell’intrattenimento italiano.

Lo scopritore di talenti: da Lorella Cuccarini a Laura Pausini

Una delle caratteristiche più straordinarie della carriera di Pippo Baudo è stata la sua capacità di individuare e lanciare talenti destinati a diventare icone del panorama artistico italiano. Il suo occhio clinico per i giovani emergenti ha permesso di scoprire alcuni dei nomi più importanti dello spettacolo nazionale.

Tra le sue “creature” più famose spiccano Lorella Cuccarini e Heather Parisi, diventate le regine del varietà televisivo, ma anche cantanti del calibro di Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Giorgia e Andrea Bocelli. Nel mondo dello spettacolo ha lanciato volti come Barbara D’Urso, Nina Soldano, Tosca D’Aquino e Anna Tatangelo.

Particolare menzione merita la scoperta di Beppe Grillo, che Baudo porta in televisione quando è ancora un comico emergente, intuendone le potenzialità comunicative che lo porteranno poi al successo. Una scelta che gli costa anche qualche problema con i vertici Rai dell’epoca, ma che dimostra il coraggio delle sue scelte artistiche.

Domenica In: tredici stagioni di successi

Parallelamente ai grandi varietà serali, Baudo segna un’epoca anche nel contenitore domenicale per eccellenza: Domenica In. Le sue tredici stagioni alla conduzione (1979-85, 1991-92, 2005-10) trasformano il programma in un appuntamento irrinunciabile per le famiglie italiane.

La sua versione di Domenica In introduce il concetto moderno di talk show nel panorama televisivo italiano, mescolando interviste, giochi, musica e momenti di intrattenimento puro. Una formula che influenza profondamente la programmazione domenicale delle televisioni italiane e che viene ancora oggi utilizzata come riferimento.

La capacità di Baudo di gestire gli ospiti più diversi, dai politici agli artisti internazionali, dalle casalinghe ai grandi intellettuali, dimostra una versatilità professionale che pochi conduttori televisivi possono vantare. Ogni domenica diventa un evento televisivo, con ascolti che spesso superano i 10 milioni di telespettatori.

La parentesi Mediaset e il ritorno in Rai

Nel 1987 un episodio particolare segna una breve ma significativa parentesi nella carriera di Baudo. Dopo il controverso monologo di Beppe Grillo sui politici socialisti, il presidente Rai Enrico Manca lo licenzia, spingendolo verso un’esperienza a Canale 5 come direttore artistico.

Il periodo in Mediaset, durato dal 1987 al 1988, rappresenta un momento di riflessione professionale per Baudo, che però non rinuncia alla sua identità televisiva. L’esperienza con Berlusconi si rivela formativa ma non definitiva: pagata una penale al Cavaliere, torna in Rai nel 1988, dimostrando che il servizio pubblico rimane la sua vera casa.

Questo episodio dimostra l’indipendenza intellettuale di Baudo, capace di sostenere le proprie scelte artistiche anche a costo di perdere temporaneamente la propria posizione professionale. Una coerenza che caratterizzerà tutta la sua carriera.

Gli ultimi anni: dalla direzione artistica Rai al ritiro dalle scene

Nel 1994 Baudo assume la direzione artistica della Rai, un ruolo che mantiene fino al maggio 1996, quando rassegna le dimissioni. Parallelamente, dal 1989 al 1997 dirige il Teatro Stabile di Catania, di cui diventa presidente nel 2000, dimostrando il suo legame mai interrotto con la Sicilia e il teatro.

Gli ultimi programmi televisivi includono “Giorno dopo giorno” (1999), “Il Castello” (2002-2003), e le ultime edizioni di Domenica In. Nel 2012 conduce “Il viaggio” in prima serata, il suo ultimo grande programma prima del graduale ritiro dalle scene.

Il 2021 segna l’ultimo importante riconoscimento pubblico: l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferita dal Presidente Mattarella. Un momento che suggella una carriera straordinaria dedicata al servizio pubblico televisivo.

La vita privata: amori, famiglia e affetti

Dietro il personaggio pubblico impeccabile, Pippo Baudo ha vissuto una vita sentimentale intensa ma sempre condotta con la massima discrezione. I suoi due matrimoni principali sono stati con Angela Lippi (1970-1983) e Katia Ricciarelli (1986-2007), entrambi caratterizzati da grande passione ma anche da difficoltà che hanno portato alla separazione.

Dal primo matrimonio con Angela Lippi è nata Tiziana (1970), diventata sua segretaria e assistente fedele, che lo ha reso nonno dei gemelli Nicholas e Nicole nel 2010. Da una precedente relazione con Mirella Adinolfi ha avuto Alessandro (1962), riconosciuto solo nel 1996 dopo una vicenda legale, che lo ha reso nonno di Sean nel 1990 e bisnonno nel 2010.

Il rapporto con Katia Ricciarelli è stato quello più mediatico e discusso, durato diciotto anni e caratterizzato da grande amore ma anche da gelosie e incomprensioni. “Dopo diciotto anni i nostri impegni ci portavano a stare spesso lontani, così abbiamo smesso di parlare”, ha raccontato la soprano spiegando le ragioni della rottura.

La famiglia è sempre rimasta il porto sicuro di Baudo, che negli ultimi anni aveva ritrovato serenità nei rapporti con entrambe le ex mogli e soprattutto nel legame speciale con i figli e i nipoti.

Con la scomparsa di Pippo Baudo, l’Italia perde non solo un grande professionista della televisione, ma soprattutto un’istituzione culturale che ha accompagnato la crescita del Paese nel secondo dopoguerra. La sua eredità continuerà a vivere nelle migliaia di ore di televisione che ha regalato agli italiani e nel ricordo di chi ha avuto la fortuna di crescere con i suoi programmi.

E tu quale ricordo conservi di Pippo Baudo? Quale dei suoi programmi ti è rimasto più nel cuore e pensi che la televisione di oggi possa ancora imparare qualcosa dal suo stile? Raccontaci la tua esperienza con “Super Pippo” nei commenti!

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