Rob Base, rapper diventato celebre in tutto il mondo con It Takes Two insieme a DJ E-Z Rock, è morto a 59 anni dopo una battaglia privata contro il cancro. La notizia colpisce perché parliamo di un artista che magari non tutti citano ogni giorno nelle classifiche dei giganti dell’hip hop, ma che ha firmato uno di quei brani capaci di attraversare decenni, film, feste, spot, campionamenti e serate in cui basta sentire l’attacco per far muovere la testa anche a chi dice “io il rap non lo ascolto”.
Rob Base, nome d’arte di Robert Ginyard, era nato il 18 maggio 1967 e aveva compiuto 59 anni appena quattro giorni prima della sua morte, avvenuta il 22 maggio. Secondo il comunicato pubblicato sui suoi canali social, se n’è andato circondato dalla famiglia, dopo aver affrontato la malattia lontano dai riflettori. Una scelta discreta, quasi in contrasto con l’energia enorme che aveva portato sul palco per tutta la vita.
E infatti il messaggio della famiglia è molto semplice, ma colpisce: la sua musica, la sua energia e la sua eredità hanno segnato una generazione e portato gioia a milioni di persone nel mondo. Poi c’è la frase più bella, quella che riassume davvero il suo peso: le sue canzoni sono diventate la colonna sonora di tante vite. E con It Takes Two è difficile dire il contrario.
Perché quel pezzo non è solo una hit del 1988. È un piccolo motore da festa. Parte il sample, arriva quella batteria, entra il flow, e tutto sembra più leggero. It Takes Two ha una qualità rara: non invecchia nel modo normale. Non suona come un reperto da museo, ma come una scintilla ancora funzionante. Puoi sentirla in un film, in una playlist old school, in un matrimonio, in una scena comica, e continua a fare il suo dovere. Ti tira dentro.
Rob Base e DJ E-Z Rock, morto nel 2014 per complicazioni legate al diabete, formarono una coppia fondamentale per portare una certa energia hip hop e dance verso il grande pubblico. Non erano solo due ragazzi con una canzone fortunata. Erano parte di quel momento in cui il rap stava uscendo dai confini più stretti della scena e cominciava a contaminare club, radio, classifiche e cultura pop.
I due si conobbero da bambini, in quinta elementare, crescendo ad Harlem. Una di quelle storie che sembrano quasi predestinate, ma che in realtà nascono da una cosa molto concreta: ragazzi che vedono altri ragazzi farcela e pensano “allora forse possiamo provarci anche noi”. Dopo aver visto il gruppo locale Crash Crew riuscire a pubblicare un disco, Rob Base comprò un microfono, mentre E-Z Rock prese mixer e giradischi. A volte le rivoluzioni partono così: non con grandi piani industriali, ma con un microfono, un mixer e una fame enorme.
Prima arrivarono brani come DJ Interview e Make It Hot, che iniziarono a farsi notare a livello locale. Poi arrivò il demo di It Takes Two, costruito in circa due notti. Due notti. Ci pensi? Un brano che avrebbe viaggiato per quasi quarant’anni nasce in un tempo che oggi molti impiegano solo per scegliere una foto profilo decente. E invece lì dentro c’era già tutto: ritmo, immediatezza, identità.
Il pezzo raggiunse il numero 3 nella classifica dance/club di Billboard nel 1988, mentre Get on the Dance Floor arrivò addirittura al primo posto nella stessa classifica. L’album di debutto, sempre intitolato It Takes Two, salì fino al numero 4 nella classifica R&B/Hip-Hop Albums. Numeri importanti, certo. Ma la vera misura del successo di Rob Base è arrivata dopo, quando il brano ha continuato a vivere.
Negli anni It Takes Two è stato campionato o richiamato da artisti come Snoop Dogg e Black Eyed Peas, ed è finito anche in film popolari come Ricatto d’amore e Iron Man 2. E qui si capisce quanto certe canzoni diventino più grandi della loro epoca. Non restano chiuse nel 1988. Continuano a essere usate perché funzionano, perché hanno un’energia chiara, perché parlano anche a chi non sa nulla del contesto in cui sono nate.
Dopo il primo successo, Rob Base pubblicò nel 1989 il suo album solista The Incredible Base, poi tornò a lavorare con E-Z Rock per Break of Dawn nel 1994, anche se quel disco non ebbe lo stesso impatto. Ma non sparì. Continuò a esibirsi, soprattutto negli ultimi anni, partecipando anche all’I Love the 90’s Tour accanto ad altri nomi legati alla nostalgia pop e hip hop di quegli anni.
E questa è una parte importante. Perché alcuni artisti hanno una sola hit enorme e poi vengono trattati con sufficienza, come se una canzone capace di sopravvivere a decenni fosse poco. Ma non è poco. Anzi, è difficilissimo. Scrivere o interpretare un brano che resta nella memoria collettiva è una forma di immortalità pop. Magari non ti porta sempre nelle discussioni “colte” sull’hip hop, ma ti porta nelle vite delle persone. E spesso conta di più.
Rob Base aveva anche una società di produzione, Funky Base, Inc., attraverso cui lavorava con artisti emergenti. Negli ultimi anni aveva persino ricoperto il ruolo di produttore esecutivo nel film horror Urban Flesh Eaters. Segno che la sua creatività non si era fermata al ricordo del passato.
La sua morte lascia una tristezza particolare, perché arriva dopo quella di DJ E-Z Rock e chiude idealmente un capitolo molto riconoscibile dell’hip hop anni ’80. Ma lascia anche una certezza: ogni volta che partirà It Takes Two, Rob Base sarà ancora lì. Non come ricordo triste, ma come energia pura.
E forse è il modo migliore per salutare un artista così: non con il silenzio, ma con il volume un po’ più alto.
E tu che ricordo hai di It Takes Two? L’hai scoperta negli anni ’80, in un film, in una festa o grazie a un campionamento più recente? Scrivilo nei commenti.


