Victor Willis, voce storica dei Village People e coautore di inni disco come YMCA, Macho Man, In the Navy e Go West, è morto dopo una malattia breve ma aggressiva. La notizia è stata annunciata dalla famiglia e dalla pagina ufficiale del gruppo, che ha chiesto rispetto per la privacy in questo momento di dolore. Willis aveva 74 anni ed era alla vigilia del suo 75° compleanno, anche se alcune testate hanno riportato direttamente l’età di 75 anni.
Per chi è cresciuto con la disco, o anche solo con le feste di paese, i matrimoni, le partite, i villaggi turistici e qualsiasi serata in cui prima o poi qualcuno alza le braccia a forma di lettere, il suo nome significa soprattutto una cosa: YMCA. Una canzone talmente entrata nella cultura pop da sembrare quasi senza autore, come se fosse sempre esistita. E invece dietro quella voce c’era lui, Victor Willis, il frontman vestito da poliziotto o da marinaio, volto e timbro di uno dei gruppi più riconoscibili degli anni Settanta.
Willis era stato uno dei fondatori dei Village People, progetto nato nel 1977 dall’intuizione del produttore francese Jacques Morali. L’idea era semplice e geniale: creare un gruppo disco costruito attorno a figure maschili facilmente riconoscibili, quasi caricature viventi dell’immaginario americano. Il poliziotto, il cowboy, il nativo americano, il muratore, il motociclista, il militare. Costumi, energia da pista, ritornelli immediati e un’estetica che, nel tempo, sarebbe diventata inseparabile dalla cultura LGBTQ+, anche quando Willis ha poi contestato alcune letture dei brani.
Prima del successo, però, c’era una storia molto diversa. Willis era nato a Dallas ed era cresciuto anche a San Francisco, figlio di un predicatore battista. La sua voce si era formata in chiesa, poi erano arrivati il teatro, la danza, la recitazione e l’esperienza con la Negro Ensemble Company. Nel 1976 aveva preso parte alla produzione originale di The Wiz a Broadway. Non era un cantante capitato per caso dentro una band costruita a tavolino. Aveva formazione, presenza scenica e una voce capace di reggere brani che, senza di lui, forse sarebbero stati solo ottime idee da discoteca.
Con i Village People, Willis diventa una star quasi da un giorno all’altro. YMCA, pubblicata nel 1978, esplode ovunque. Il ritornello è facile, il balletto diventa contagioso, il brano supera confini, generazioni e contesti. Lo stesso succede con Macho Man, In the Navy e Go West, poi resa famosa anche in una nuova vita dai Pet Shop Boys. La musica del gruppo era leggera solo in apparenza. Funzionava perché era teatrale, fisica, immediata, ma aveva anche un’identità fortissima. Bastavano pochi secondi per capire che erano loro.
Willis lasciò il gruppo all’inizio degli anni Ottanta, dopo la fase più esplosiva del successo. La sua vita non fu sempre semplice. Ci furono problemi personali, dipendenze, momenti difficili e una lunga distanza dal mito che aveva contribuito a creare. Poi, negli anni, arrivò anche una battaglia legale molto importante sui diritti delle canzoni. Willis riuscì a recuperare una quota significativa dei diritti su alcuni dei brani più famosi dei Village People, una vittoria che ha avuto peso non solo economico, ma anche simbolico. Era un modo per rimettere il suo nome al posto giusto dentro quella storia.
Nel 2017 era tornato alla guida dei Village People, diventando l’unico membro originale ancora presente nella formazione attiva. Negli ultimi anni il gruppo aveva continuato a esibirsi in giro per il mondo, dimostrando quanto quelle canzoni fossero ancora vive. Proprio YMCA, poi, aveva avuto una nuova ondata di popolarità grazie all’uso frequente nei comizi e negli eventi di Donald Trump. Una scelta che aveva acceso discussioni feroci, perché il brano è considerato da molti un inno legato anche alla cultura queer, mentre Trump lo aveva trasformato in una specie di colonna sonora politica.
Willis, su questo, aveva avuto una posizione che ha fatto discutere. Dopo iniziali tensioni e richieste di stop in passato, negli ultimi anni aveva difeso la possibilità che la canzone venisse usata, sottolineando anche i benefici economici derivati da quel ritorno di attenzione. Una parte del pubblico lo ha criticato, un’altra ha visto nella sua posizione un atteggiamento pragmatico: la canzone, ormai, apparteneva a molte platee diverse. Resta il fatto che YMCA è diventata una delle poche canzoni capaci di vivere contemporaneamente nei Pride, negli stadi, nelle feste di famiglia e nei raduni politici. Una contraddizione enorme, ma anche il segno della sua potenza pop.
La morte di Victor Willis arriva dopo che i Village People avevano appena completato alcune date in Europa e avevano altri appuntamenti previsti. Questo rende la notizia ancora più improvvisa. La famiglia ha parlato di una malattia breve e aggressiva, senza aggiungere dettagli. Ed è giusto fermarsi lì, senza trasformare il dolore privato in curiosità morbosa.
Willis lascia un’eredità molto più grande di un balletto famoso. Ha dato voce a una stagione in cui la disco era spettacolo, liberazione, eccesso, ironia e identità. Ha cantato canzoni che qualcuno considera leggere, ma che hanno attraversato quasi cinquant’anni senza perdere forza. Pochissimi artisti riescono a creare un brano che il pubblico riconosce dopo due note. Ancora meno riescono a farlo diventare un gesto collettivo.
Con Victor Willis se ne va l’uomo dietro una delle sigle più riconoscibili della cultura pop. Ma ogni volta che partirà YMCA e qualcuno, anche senza volerlo, alzerà le braccia per formare quelle quattro lettere, sarà impossibile non pensare che quella voce abbia vinto la prova più difficile: restare nella memoria di tutti.
Secondo voi YMCA è solo una canzone da festa o uno degli inni pop più importanti degli ultimi cinquant’anni? Scrivetelo nei commenti e diteci quale brano dei Village People vi è rimasto più addosso.


