La musica italiana piange la scomparsa di Ornella Vanoni, morta all’età di 91 anni nella sua abitazione di Milano nella serata del 21 novembre per un arresto cardiocircolatorio. Se n’è andata una delle interpreti più iconiche e longeve del panorama musicale italiano, una voce che per quasi settant’anni ha attraversato generazioni, generi e mode senza mai perdere la sua inconfondibile identità artistica.
Una tragedia annunciata con lucidità
La cantante aveva affrontato il tema della morte con quella stessa ironia tagliente che l’aveva sempre contraddistinta, dichiarando in una delle sue ultime interviste: “Non ho paura della morte. Capirò quando sarà il momento di andarmene, quando sarò inutile alla vita e la vita sarà inutile a me”. Parole profetiche che rivelano l’approccio filosofico con cui la Vanoni ha sempre guardato all’esistenza, senza filtri e con quella schiettezza milanese che l’ha resa un personaggio unico nel panorama dello spettacolo italiano.
Aveva anche aggiunto, con la sua proverbiale sincerità: “Non voglio fare come mia zia, che ha vissuto fino a 107 anni: un tormento. Aveva la mente lucida e il corpo infermo. Non riusciva a morire ed era disperata”. Una lucidità disarmante che testimonia come Ornella non avesse mai avuto paura di chiamare le cose con il loro nome, nemmeno quando si trattava della propria fine.
Dalle “canzoni della mala” alla consacrazione internazionale
Nata a Milano il 22 settembre 1934 in una famiglia borghese – suo padre Nino era un industriale farmaceutico – Ornella Vanoni sembrava destinata a tutt’altra carriera. Dopo aver studiato in collegi esclusivi tra Svizzera, Francia e Inghilterra, nel 1953 si iscrive all’Accademia d’Arte Drammatica del Piccolo Teatro, sotto la guida di Giorgio Strehler, che diventerà non solo il suo mentore artistico ma anche il suo primo grande amore.
È proprio Strehler a intuire il potenziale della giovane Ornella e a creare per lei un repertorio unico: le “canzoni della mala”, brani che narrano il mondo della malavita milanese con una sensibilità teatrale senza precedenti. Canzoni come “Ma mi” – ambientata nel carcere di San Vittore – e “Le Mantellate” – dedicata al penitenziario femminile – la lanciano come interprete sofisticata di un repertorio inedito ma che sembrava tramandato da decenni. Viene soprannominata la “cantante della mala” e nel 1959 porta questo repertorio al prestigioso Festival dei Due Mondi di Spoleto.
Ma è l’incontro con Gino Paoli nel 1960, negli uffici della casa discografica Ricordi, a segnare la vera svolta. Paoli scrive per lei brani indimenticabili come “Senza fine” e “Me in tutto il mondo”, dando vita a una delle collaborazioni artistiche più significative della canzone italiana. La leggenda vuole che Gino, dopo che Ornella gli chiese una canzone, si appartasse per appena 10-15 minuti e tornasse con “Senza fine” praticamente già scritta. Il brano, ispirato alle sue mani lunghe e affusolate – “mani grandi, mani senza fine” – diventa un successo planetario e ancora oggi rappresenta uno dei vertici della musica d’autore italiana.
Gli anni d’oro e le collaborazioni stellari
Nel corso della sua carriera, Ornella Vanoni ha pubblicato 40 album – il primo intitolato semplicemente con il suo nome nel 1961 – per un totale di oltre 100 progetti tra album, EP e raccolte. Ha venduto più di 55 milioni di dischi, un record che la colloca tra le artiste italiane più vendute di sempre.
Gli anni Sessanta e Settanta sono quelli della consacrazione definitiva: partecipa a otto edizioni del Festival di Sanremo, raggiungendo il secondo posto nel 1968 con “Casa bianca” e piazzandosi per tre volte al quarto posto. Ma è “L’appuntamento”, brano del 1970 scritto da Bruno Lauzi e Roberto Carlos rifacendosi a una canzone portoghese, a diventare uno dei suoi successi più clamorosi. Con quell’incipit iconico “ho sbagliato tante volte sai che lo so già” e quel ponte struggente “Amore fai presto, che io non resisto”, la canzone conquista gli italiani e apre il film “Tony Arzenta” con Alain Delon. È un tormentone generazionale che ancora oggi risuona potente.
L’anno successivo, nel 1971, arriva “Domani è un altro giorno”, un altro grande successo che consolida la sua fama. Tra le sue canzoni più amate figurano anche “Una ragione in più”, “Insieme a te non ci sto più”, “La musica è finita”, “Tristezza”, “Eternità” e “Che cosa c’è”, pezzi che hanno segnato un’epoca e che ancora oggi risuonano nelle radio e nei cuori degli italiani.
La versatilità artistica della Vanoni si esprime anche nella sua capacità di attraversare generi diversi: dalla bossa nova, con l’album leggendario “La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria” realizzato nel 1976 con i brasiliani Toquinho e Vinícius de Moraes (considerato uno dei 100 dischi italiani più belli di sempre), al jazz, collaborando con giganti come George Benson, Herbie Hancock, Gil Evans, Ron Carter e Lee Konitz. Ha lavorato con i più importanti autori italiani: Fabrizio De André, Lucio Dalla, Paolo Conte, Ivano Fossati, Mogol, Renato Zero, Riccardo Cocciante, fino agli artisti più giovani come Pacifico e Francesco Gabbani.
Gli aneddoti che fanno leggenda
Ornella Vanoni non è stata solo una grandissima interprete, ma anche un personaggio dalla personalità travolgente. Nel 1977 posa nuda per la versione italiana di Playboy, ma lo fa alle sue condizioni: chiede come compenso, al posto del denaro, una sfera dell’artista Arnaldo Pomodoro con il quale nascerà una profonda amicizia. Un gesto che la dice lunga sulla sua sensibilità artistica e sulla capacità di trasformare anche una provocazione in un momento di cultura. Anni dopo, quando le dissero che quel numero di Playboy veniva valutato 70 euro su eBay, rispose con ironia: “Soltanto 70?”.

Il rapporto con Gino Paoli è stato uno dei più tormentati e intensi della storia della musica italiana. Nel marzo 2018, in un’intervista televisiva, confessa di aver perso un figlio di Gino a causa di un aborto spontaneo, svelando uno dei dolori più profondi della sua esistenza. La loro storia d’amore è stata complicata sin dall’inizio: quando si conobbero, al primo incontro ognuno dei due credeva che l’altro fosse omosessuale. Poi scoppiò la passione, ma Paoli era sposato e Ornella stessa, nel giugno 1960, sposò l’impresario teatrale Lucio Ardenzi, nonostante fosse ancora innamorata di Gino. Paoli aveva persino minacciato di presentarsi al matrimonio a cantare “Senza fine” per impedirglielo.
Dal matrimonio con Ardenzi nacque nel 1962 il figlio Cristiano, l’unico della Vanoni, ma la coppia si separò poco dopo. Ornella tornò con Paoli, ma anche questa relazione fu segnata da tradimenti e tormenti. Quando nel 1963 Gino tentò il suicidio sparandosi un colpo di pistola al cuore, Ornella corse da lui in ospedale e, incredibilmente, lui scoppiò a ridere nel vederla entrare. Il proiettile rimase per sempre conficcato nel pericardio di Paoli, un “souvenir” della loro storia maledetta.
Nonostante tutto, il rapporto con Paoli non si interruppe mai del tutto: nel 1985 organizzano una tournée di grande successo che diventa il doppio disco “Insieme”, nel 2004 incidono l’album “Ti ricordi? No non mi ricordo” che ottiene il disco di platino, e nel 2005 ripartono con un altro tour trionfale a vent’anni dal precedente. La loro amicizia è sopravvissuta a tutto, trasformandosi in un sodalizio artistico leggendario.
Tra gli altri grandi amori della sua vita, Giorgio Strehler – di cui disse: “È stato l’uomo che mi ha amato di più” – e un amore platonico per il fumettista Hugo Pratt, che considerava l’uomo più affascinante mai incontrato: “Ti sedevi a fianco a lui e il mondo era lì”.
I premi e i riconoscimenti
Ornella Vanoni è l’unica donna e la prima artista in assoluto ad aver vinto due Premi Tenco, riconoscimento che ha ottenuto anche come cantautrice (solo Francesco Guccini dopo di lei è stato premiato due volte dal Club Tenco). Nel 1999 è stata la prima cantante a ricevere sul palco del Teatro Ariston il Premio alla Carriera del Festival di Sanremo, istituito proprio in quell’edizione. Nel 2022 le è stato conferito il Premio Tenco Speciale, creato appositamente per lei.
Ha lavorato anche come attrice in diversi film e come conduttrice televisiva, dimostrando una versatilità artistica fuori dal comune. Negli ultimi anni aveva conquistato una nuova generazione grazie alla sua verve ironica e alla capacità di non prendersi troppo sul serio, diventando un personaggio cult grazie alle sue apparizioni televisive e alle sue dichiarazioni senza filtri.
Le ultime stagioni e l’eredità immortale
Nel 2018 partecipa al Festival di Sanremo con “Imparare ad amarsi” (insieme a Bungaro e Pacifico), dimostrando a 84 anni di essere ancora un punto di riferimento assoluto. Nel 2021, all’età di 87 anni, pubblica l’album di inediti “Unica”, che testimonia una vitalità artistica straordinaria. Torna all’Ariston come ospite nel 2021 con un medley dei suoi più grandi successi insieme a Francesco Gabbani, e nel 2023 per l’ultima volta.
Negli ultimi anni aveva parlato apertamente delle sue tre depressioni, affrontate con coraggio e curate con psicofarmaci che prendeva da quarant’anni. Aveva anche confessato con la sua solita schiettezza di fumare cannabis la sera come sonnifero: “Un giorno mi fecero provare a fumare una canna e dormii benissimo. Da allora, è il mio sonnifero”. Una dichiarazione che scatenò dibattiti ma che, come sempre, rivelava la sua onestà disarmante.
Ornella Vanoni lascia un vuoto incolmabile nella musica italiana. La sua voce calda, vellutata, immediatamente riconoscibile, ha raccontato l’amore in tutte le sue sfumature: dalla passione alla disillusione, dall’ironia alla malinconia. Ha attraversato sette decenni di trasformazioni sociali e culturali, restando sempre fedele a uno stile unico e personale.
Sarà ricordata come una delle più grandi interpreti della musica leggera italiana, capace di spaziare dalle canzoni della mala al jazz, dalla bossa nova alla canzone d’autore, senza mai tradire la sua identità artistica. Una donna che ha vissuto intensamente, amato profondamente, sofferto tremendamente, ma che non ha mai smesso di cantare la vita con quella voce senza fine che continuerà a risuonare per sempre.
E tu, quale canzone di Ornella Vanoni ti emoziona di più? Quale ricordo hai della sua straordinaria carriera? Raccontacelo nei commenti: vogliamo sapere cosa rappresenta per te questa leggenda immortale della musica italiana.


