Ai David di Donatello 2026 il cinema italiano avrebbe dovuto prendersi tutta la scena. Film, premi, discorsi, emozioni, grandi nomi in platea. E invece, il giorno dopo, una parte del pubblico sta parlando soprattutto della conduzione di Flavio Insinna, affiancato da Bianca Balti. Il motivo? Una serata apparsa spesso lenta, poco fluida e segnata da interventi troppo lunghi, battute non sempre centrate e una coppia di conduttori che non ha trovato il ritmo giusto.
Non è una bocciatura personale, sia chiaro. Insinna è un volto esperto, sa stare in televisione e ha un modo popolare di entrare nelle case. Però i David non sono un programma qualunque. Sono la notte più importante del cinema italiano, o almeno dovrebbero esserlo. E in una serata così il conduttore deve fare una cosa difficilissima: accompagnare senza invadere.
Qui, invece, la sensazione è stata spesso opposta. Insinna ha riempito molti passaggi con racconti, battute, incisi, cambi di tono e digressioni che a volte sembravano spezzare la cerimonia invece di sostenerla. Il problema non è l’ironia. Anzi, ai David servirebbe eccome un po’ di leggerezza. Il problema nasce quando la leggerezza arriva nel momento sbagliato, interrompe l’emozione o toglie spazio ai premiati.
E questo, in una premiazione, pesa parecchio.
Uno dei momenti più discussi è arrivato durante il premio alla miglior sceneggiatura non originale, assegnato a Le assaggiatrici. Il ringraziamento degli autori e delle autrici era uno di quei momenti in cui la serata avrebbe dovuto fermarsi un attimo, respirare, lasciare parlare chi aveva appena ricevuto un riconoscimento importante. Invece l’intervento di Insinna è stato percepito da molti come una forzatura, quasi un’accelerazione per chiudere il segmento.
Ora, una diretta televisiva ha tempi rigidi. Nessuno pretende discorsi infiniti, perché altrimenti la cerimonia finisce all’alba e anche il più cinefilo degli spettatori inizia a vedere i titoli di coda nella propria anima. Però c’è modo di gestire i tempi senza far sembrare i ringraziamenti un fastidio. Un premio non è solo una statuetta consegnata e via. È il momento in cui un film, una carriera o un lavoro collettivo trovano finalmente voce.
Se quella voce viene tagliata troppo presto, il pubblico lo sente.
Poi c’è stata la gaffe con Bianca Balti durante la premiazione del miglior cortometraggio. Insinna l’ha chiamata più volte sul palco, ma lei in quel momento non c’era. Si è creato un piccolo vuoto, una di quelle situazioni televisive imbarazzanti in cui tutti capiscono che qualcosa non sta andando come previsto. Il conduttore ha spiegato di voler annunciare il premio insieme a lei perché era un riconoscimento prezioso, poi alla fine ha proceduto da solo.
Non è una tragedia, ovviamente. Non è il momento che distrugge una carriera o una serata intera. Però ha reso evidente una cosa: tra Insinna e Balti non si è vista una vera intesa. Sembravano spesso due presenze accostate, non una coppia di conduzione costruita per reggere insieme un evento così lungo e delicato.
Bianca Balti ha portato eleganza, misura e una presenza diversa dal solito. Ma la chimica con Insinna non è mai decollata. Mancava quel passaggio naturale di palla, quel gioco di sguardi, quella complicità che permette a due conduttori di coprire anche gli imprevisti senza farli pesare. In una cerimonia di premi, l’imprevisto può capitare. Il problema è quando l’imprevisto sembra confermare una debolezza già percepita.
La questione, però, va oltre Insinna e Balti. I David di Donatello continuano a faticare nel trovare una forma televisiva davvero coinvolgente. Ogni anno si parla di grande festa del cinema italiano, e ogni anno resta addosso una sensazione strana: evento prestigioso, sì, ma spesso freddo. Curato, ma poco emozionante. Importante, ma non sempre capace di far sentire il pubblico parte della serata.
E questo è un peccato, perché il materiale c’è.
Ci sono film da raccontare, attori e attrici con storie potenti, tecnici che raramente finiscono sotto i riflettori, discorsi che potrebbero diventare momenti memorabili. Basterebbe dare più spazio alle persone giuste e togliere un po’ di rumore intorno. Non serve copiare gli Oscar, anche perché sarebbe una strada sbagliata. Il cinema italiano deve trovare il suo tono. Però deve trovarlo davvero.
Una cerimonia come i David dovrebbe avere più ritmo, più attenzione ai vincitori e meno paura dei silenzi. Sì, anche dei silenzi. Perché non tutto va riempito. A volte un applauso, uno sguardo emozionato, una pausa prima di parlare valgono più di una battuta inserita per forza.
Lo si è visto con Aurora Quattrocchi, per esempio. Il suo discorso è stato uno dei momenti più belli della serata proprio perché era spontaneo, vivo, non costruito. Non serviva aggiungere molto. Bastava lasciarla parlare. E lì il pubblico ha risposto, perché quando un’emozione è vera non ha bisogno di essere spiegata.
La conduzione di Insinna, invece, è sembrata spesso troppo presente. Troppo impegnata a tenere insieme la diretta con il proprio stile, invece di adattarsi al respiro della cerimonia. È una differenza sottile, ma importante. In una serata di premi, il conduttore migliore non è quello che si nota sempre. È quello che fa funzionare tutto senza prendersi tutto lo spazio.
Alla fine, il rischio è sempre lo stesso: che il giorno dopo si parli più delle gaffe, dei tempi sbagliati e delle battute fuori posto che dei film premiati. E per i David è un problema, perché il cinema italiano avrebbe bisogno di una serata capace di valorizzarlo, non di distrarre dal suo stesso racconto.
Insinna probabilmente aveva l’intenzione di portare calore e umanità sul palco. Ma il risultato non ha convinto tutti. La serata avrebbe avuto bisogno di più precisione, più misura e più ascolto. Meno interventi superflui, più spazio ai premiati. Meno ansia di riempire, più fiducia nei momenti veri.
Perché i David possono anche essere eleganti, istituzionali, importanti. Ma se non riescono a emozionare, restano una cerimonia vista da fuori. E il cinema, quando funziona, dovrebbe fare l’esatto contrario: portarti dentro.
Tu cosa ne pensi della conduzione di Flavio Insinna ai David di Donatello 2026? Scrivilo nei commenti e dimmi se anche secondo te la serata avrebbe avuto bisogno di più ritmo e meno interventi fuori tempo.


