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Alessandra Mussolini e la svolta sui diritti LGBTQ: “Chi non cambia è noioso”, ma il passato resta difficile da dimenticare

Wonder Channel Redazione di Wonder Channel Redazione
30 Aprile 2026
in Gossip
Tempo di lettura 6 minuti
Alessandra Mussolini e la svolta sui diritti LGBTQ “Chi non cambia è noioso”, ma il passato resta difficile da dimenticare

Alessandra Mussolini è tornata a far parlare di sé per il suo cambio di posizione sui diritti LGBTQ, un’evoluzione che negli anni ha sorpreso molti, soprattutto pensando ad alcune sue uscite del passato. La frase che riassume meglio questa svolta è semplice e molto sua: “Chi non cambia è noioso”. E in effetti, nel suo caso, il cambiamento c’è stato. Non piccolo, non timido. Da posizioni molto dure, e da un famoso scontro con Vladimir Luxuria, è arrivata a sostenere il ddl Zan, a parlare contro le discriminazioni e ad aprire anche al tema delle adozioni per le coppie omosessuali.

È una trasformazione che divide. C’è chi la considera una crescita personale sincera. C’è chi invece resta diffidente e vede soprattutto una mossa di comunicazione. Però una cosa è difficile negarla: Alessandra Mussolini, rispetto al passato, ha cambiato tono, parole e posizione pubblica su un tema che per anni l’aveva vista lontana dal mondo LGBTQ.

Il punto di partenza, per molti, resta quello scontro televisivo del 2006 con Vladimir Luxuria, quando Mussolini usò un’espressione omofoba rimasta impressa nella memoria del pubblico. Una frase pesante, di quelle che oggi suonano ancora più dure perché il dibattito pubblico, per fortuna, è cambiato. All’epoca fece rumore. E col tempo è diventata quasi il simbolo di una distanza netta tra Mussolini e le battaglie per i diritti LGBTQ.

Poi però qualcosa si è mosso.

Nel 2021, quando il dibattito sul ddl Zan era accesissimo, Mussolini si schierò a favore della legge contro l’omotransfobia. Non una presa di posizione nascosta tra le righe, ma un sostegno dichiarato. Disse che bisognava combattere le discriminazioni e spiegò di essere favorevole anche alle adozioni da parte di coppie omosessuali, con una frase molto chiara: l’amore deve prevalere. Parlò anche dei figli, dicendo che se uno di loro le avesse detto di essere gay per lei avrebbe contato solo la sua felicità.

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Quella fu la vera svolta pubblica. Perché non si trattava più solo di un tono diverso o di una frase più morbida. Era un cambio di posizione su temi concreti: legge contro le discriminazioni, famiglie omogenitoriali, diritti civili. E infatti non passò inosservato. Una donna cresciuta politicamente nella destra italiana, con un cognome pesantissimo e un’immagine pubblica spesso divisiva, stava dicendo cose che una parte del suo mondo politico non avrebbe mai accettato così facilmente.

E qui la domanda diventa interessante: si può cambiare idea su temi così delicati?

Secondo me sì. Anzi, sarebbe anche sano. Il problema nasce quando si finge che il passato non esista. Ecco, in questo caso il passato esiste eccome. Esistono le frasi sbagliate, gli scontri, le posizioni contrarie, la diffidenza di chi dice: “Sì, tutto bello, ma noi ci ricordiamo”. Ed è una diffidenza comprensibile. Se una persona ha ferito una comunità con parole pesanti, non basta un cambio di slogan per cancellare tutto. Serve tempo. Serve coerenza. Serve dimostrare, con le scelte e non solo con le interviste, che quel cambiamento è reale.

Però va riconosciuto anche l’altro lato: chi cambia posizione pubblicamente, soprattutto su temi così identitari, si espone. Si espone agli attacchi di chi non le crede e anche a quelli di chi, nel suo vecchio mondo politico, considera quel cambiamento un tradimento. Non è proprio la strada più comoda, diciamolo. Soprattutto per una figura come Alessandra Mussolini, abituata a stare nel conflitto ma anche molto legata a un certo immaginario di destra.

La sua evoluzione è passata anche da apparizioni televisive più leggere, ma non per questo inutili. Nel 2022, per esempio, a Pomeriggio 5, difese due infermieri criticati perché nel tempo libero si esibivano come drag queen. Disse che erano bravi infermieri e che questo bastava. Poi aggiunse di aver conosciuto il mondo drag e di aver capito molte cose. Anche qui, al netto del contesto pop e televisivo, il messaggio era chiaro: il lavoro di una persona non dovrebbe essere giudicato in base alla sua espressione artistica, alla sua identità o a come sceglie di vivere fuori dall’orario professionale.

Questa è forse la parte più umana della svolta. Non tanto l’adesione a una legge o a uno slogan, ma il racconto di un contatto diverso con persone e mondi che prima, forse, guardava da lontano o con pregiudizio. Perché spesso si cambia così: non dopo aver letto un trattato di filosofia politica, ma dopo aver conosciuto qualcuno. Dopo aver visto una storia vera. Dopo essersi accorti che dietro una parola usata male c’è una persona che può essere ferita.

Poi, certo, Alessandra Mussolini resta Alessandra Mussolini. Non diventa automaticamente una figura pacificata, né una paladina perfetta dei diritti civili. Il suo percorso pubblico è pieno di contraddizioni, e probabilmente è proprio per questo che fa discutere. Se una persona da sempre progressista dice “sostengo i diritti LGBTQ”, nessuno si sorprende. Se lo dice lei, invece, la notizia nasce proprio dallo scarto tra ieri e oggi.

Ed è uno scarto forte.

C’è anche chi ricorda che già in passato Mussolini aveva espresso posizioni non sempre rigidissime verso le persone gay. Alcune vecchie dichiarazioni dei primi anni 2000, per esempio, mostravano aperture sul riconoscimento delle persone omosessuali come minoranza da tutelare. Ma negli anni successivi sono arrivate anche frasi e posizioni molto più dure. Quindi non siamo davanti a una linea perfettamente coerente. Siamo davanti a un percorso pieno di curve, frenate, uscite infelici e ripensamenti.

E forse è proprio questo il punto: le persone non cambiano sempre in modo ordinato. Non si svegliano una mattina e diventano automaticamente nuove. A volte cambiano a pezzi. Prima correggono una frase, poi un’idea, poi una posizione politica, poi magari si accorgono che certe battaglie che vedevano come lontane riguardano la dignità di persone reali.

Resta però una questione: il cambiamento basta?

Dipende da cosa intendiamo per “basta”. Se significa cancellare il passato, no. Non basta e non deve bastare. Se significa aprire una possibilità di ascolto, allora sì. Una società in cui nessuno può cambiare idea è una società ferma, punitiva, quasi claustrofobica. Però il cambiamento, per essere credibile, deve durare. Non può essere solo una frase buona per un titolo o una stagione televisiva.

Nel caso di Mussolini, il sostegno al ddl Zan e le parole a favore delle adozioni per le coppie omosessuali sono stati passaggi importanti. La difesa del mondo drag e il rapporto più disteso con Vladimir Luxuria hanno rafforzato l’idea di una posizione diversa rispetto al passato. Ma il giudizio finale, come sempre, lo dà il tempo. Perché i cambiamenti veri si vedono quando non convengono, quando creano fastidio, quando ti costringono a perdere qualcosa nel tuo ambiente di riferimento.

La frase “chi non cambia è noioso” è efficace, anche un po’ furba. Però dietro c’è una verità: cambiare idea non è per forza incoerenza. A volte è l’unico modo per non restare prigionieri della versione peggiore di sé.

Il pubblico, però, ha tutto il diritto di essere prudente. Soprattutto chi certe parole, in passato, le ha subite. Per qualcuno la svolta di Alessandra Mussolini può essere un segnale positivo. Per altri può sembrare troppo tardiva. Per altri ancora semplicemente insufficiente. E tutte queste reazioni hanno senso.

La cosa importante è non trasformare il tema in una scenetta da “redenzione televisiva”. I diritti LGBTQ non sono un accessorio da indossare quando fa comodo. Sono vite, famiglie, lavoro, sicurezza, dignità. Se Mussolini oggi sceglie di stare da quella parte, bene. Ma proprio perché il tema è serio, serve parlarne senza applausi automatici e senza condanne eterne.

Alla fine la domanda è semplice: preferiamo una persona che resta ferma su posizioni sbagliate per tutta la vita, o una persona che cambia, anche se tardi, anche se in modo imperfetto, anche se il passato resta lì?

Io, sinceramente, preferisco la seconda. Ma senza dimenticare la prima parte della storia.

E tu che ne pensi: la svolta di Alessandra Mussolini sui diritti LGBTQ ti sembra sincera o fai fatica a dimenticare le sue posizioni del passato? Scrivilo nei commenti.

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Siamo la redazione del magazine Wonder Channel, stacanovisti per passione. Siamo gli editori del magazine.

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