Quando pensiamo a James Cameron, lo associamo a blockbuster che hanno segnato l’immaginario collettivo: Titanic, Avatar, Terminator. Un regista diventato quasi un genere cinematografico a sé. Ma agli inizi degli anni ’80 il suo nome era quasi un’incognita. Era il ragazzo che aveva diretto Piraña paura, un titolo che non compare nemmeno per sbaglio nella lista dei film che hanno fatto la storia, considerando anche il 4% su RT o il 3,8 su 10 nel sito IMDB.
Eppure dietro quell’esordio poco brillante si nascondeva un talento fuori scala. E il film che ha acceso la miccia è stato proprio Aliens – Scontro finale, uscito nel 1986. Il sequel del capolavoro di Ridley Scott non solo ha rilanciato Cameron, ma ha cambiato le regole del cinema sci-fi e d’azione. La parte interessante? Per un soffio non veniva realizzato. O sarebbe potuto uscire in una versione così diversa da risultare irriconoscibile.
Una sceneggiatura non ancora prodotta ha cambiato tutto
Torniamo al 1983. Dopo l’enorme impatto di Alien, la Fox vuole un seguito. Ma tra questioni legali e difficoltà creative il progetto si arena. È in questo limbo che succede qualcosa di quasi magico. Larry Wilson, un dirigente della Fox, trova una sceneggiatura non ancora trasformata in film: The Terminator, scritta da un regista sconosciuto, James Cameron.
Wilson la legge e capisce subito di avere davanti qualcuno di diverso. Il resto accade velocemente: Cameron viene contattato, e in soli tre giorni scrive un trattamento di 42 pagine per Aliens – Scontro finale. Un materiale che oggi potremmo definire visionario, ma che allora viene respinto: “troppo orrore, troppa azione, poca anima”. Una frase che fa sorridere, pensando che oggi Cameron è proprio l’uomo che sa unire cuore e spettacolo.
Sembra un’occasione sfumata, ma nel 1984 succede un altro colpo di scena: cambio di leadership in Fox. Larry Gordon si ritrova quel progetto in un archivio, si chiede perché nessuno l’abbia fatto e guarda The Terminator, che nel frattempo sta esplodendo al box office. Quando vede il film, la decisione è immediata: Cameron deve scrivere e dirigere il sequel.
La battaglia del budget, una trama quasi da film
Accettare di dirigere non significava aver vinto. Il vero scontro inizia con i soldi. La Fox vuole replicare le condizioni di Alien, costato circa 11 milioni. Cameron presenta un piano realistico: 35 milioni. Un film più grande, marines spaziali, set multipli, esplosioni, creature in quantità. Non era più un horror claustrofobico, era un’operazione epica.
La risposta della Fox è un rifiuto. E Cameron, senza titubare, si alza dal tavolo e dice: “Grazie, faremo qualcos’altro.” Un gesto di una sicurezza rara per un regista ancora all’inizio. A cambiare la partita è ancora una volta Larry Gordon, che riconosce il potenziale e sblocca finalmente il budget necessario.
Aliens – Scontro finale senza Sigourney Weaver? Impossibile crederlo
La parte più sorprendente riguarda Ellen Ripley, icona assoluta del genere fantascientifico. Oggi sembra impossibile immaginare Aliens senza Sigourney Weaver, ma all’epoca la Fox era convinta di poter fare il film anche con un’altra attrice.
La motivazione era puramente strategica: se avessero dichiarato pubblicamente di volerla, l’agente avrebbe alzato le richieste economiche. Quindi l’idea era: non chiedere Weaver, per non pagare troppo. James Cameron e Gale Anne Hurd non solo non ci stanno, ma rischiano consapevolmente di far saltare il film pur di difendere la sua presenza. Per loro Ripley non era un personaggio qualunque. Era il cuore emotivo della storia.
Alla fine la Fox cede. Sigourney Weaver firma per 1 milione di dollari e torna nel ruolo che ha definito la sua carriera.
Il film è troppo lungo? Cameron non taglia
Finito il montaggio, Aliens – Scontro finale dura 2 ore e 17 minuti. Per la Fox è troppo. Più breve significherebbe più proiezioni al giorno, quindi più incassi. Cameron non accetta. Secondo lui, togliere 12 minuti come richiesto renderebbe il film incomprensibile.
E ancora una volta difende la sua opera. La Fox, dopo ulteriori scontri, cede. Così come è, Aliens debutta nelle sale. Il pubblico risponde. E il film diventa il quinto maggiore incasso dell’anno negli Stati Uniti. In Italia, nel frattempo, entra a far parte della cultura pop.
Un’opera salvata da ostinazione e intuizione
Guardando indietro, emerge una domanda: cosa sarebbe il cinema oggi se Cameron non avesse insistito? Senza quel sequel, probabilmente la saga Alien sarebbe una parentesi unica. Cameron non avrebbe avuto la possibilità di crescere come regista-brand. Sigourney Weaver non sarebbe diventata simbolo mondiale di eroine d’azione. E il cinema d’azione moderno avrebbe un vuoto.
Aliens – Scontro finale è la dimostrazione che le opere che cambiano l’immaginario non nascono da percorsi semplici, ma da scontri, scelte scomode e visioni da difendere. Cameron, allora ancora “nessuno”, ha avuto il coraggio che spesso mancano ai “qualcuno”.
E tu cosa ne pensi?
Poteva nascere lo stesso mito senza Sigourney Weaver? Avresti preferito un film più breve pur di vederlo uscire prima, o sostieni che l’arte va difesa fino all’ultimo? Parliamone nei commenti: sono curioso di sentire la tua versione.
