Ally Pankiw ha rifiutato la possibilità di lavorare come regista alla nuova serie di Harry Potter perché non vuole sostenere economicamente un progetto legato a J.K. Rowling e alle sue posizioni sulle persone trans. La regista canadese, che ha diretto anche episodi di Black Mirror, ha pubblicato sui social uno scambio di messaggi con il proprio agente nel quale il rifiuto appare immediato e senza esitazioni.
La vicenda sta facendo discutere perché Harry Potter è uno dei progetti televisivi più importanti di HBO e lavorarci significherebbe ottenere una visibilità enorme. Pankiw ha però spiegato che, dal suo punto di vista, accettare avrebbe significato contribuire a finanziare una persona le cui posizioni sulle questioni transgender considera dannose.
La frase usata dalla regista è stata molto chiara: «È così facile dire no al finanziamento della transfobia».
Il suo agente le ha chiesto: «Harry Potter? No categorico?»
Pankiw ha mostrato una conversazione nella quale il suo rappresentante le chiedeva se Harry Potter fosse per lei un “hard no”, quindi un rifiuto senza possibilità di discussione.
La risposta è stata: «Absolutely f***ing not!», seguita comunque da un ringraziamento per averle sottoposto la proposta.
La regista ha poi precisato che si trattava di un’opportunità per dirigere la serie, non per recitare. Secondo quanto raccontato successivamente, il contatto riguardava la possibilità di essere presa in considerazione per la regia della seconda stagione.
La decisione nasce direttamente dal rapporto tra il franchise e J.K. Rowling.
Perché J.K. Rowling continua a essere al centro delle polemiche sulle persone trans
Negli ultimi anni Rowling ha espresso ripetutamente le proprie opinioni su sesso biologico, identità di genere, donne trans e accesso agli spazi riservati alle donne.
Le sue dichiarazioni sono state definite transfobiche da numerosi attivisti LGBT+, organizzazioni e personalità dello spettacolo. Rowling respinge questa definizione e sostiene invece di voler difendere i diritti delle donne basati sul sesso biologico.
La discussione è diventata particolarmente accesa perché l’autrice non è semplicemente la creatrice originale di Harry Potter: continua a essere legata economicamente e creativamente al franchise.
È questo collegamento che Pankiw contesta.
Dal suo punto di vista, partecipare a un prodotto che genera guadagni anche per Rowling significa indirettamente sostenere una persona che utilizza la propria visibilità e parte delle proprie risorse per battaglie che la regista considera contrarie ai diritti delle persone transgender.
Va però fatta una distinzione importante: questa è la posizione espressa da Pankiw, non significa che i ricavi della serie vengano automaticamente destinati a campagne contro le persone trans.
Anche Kate Herron ha detto no
Pankiw non è l’unica regista ad aver rifiutato Harry Potter per lo stesso motivo.
Kate Herron, conosciuta soprattutto per aver diretto la prima stagione di Loki, ha raccontato di essere stata contattata due volte per lavorare alla serie e di aver risposto negativamente in entrambe le occasioni.
Commentando il post di Pankiw, Herron ha spiegato che la sua risposta non cambierà.
Due registe che rinunciano separatamente a un progetto di queste dimensioni mostrano quanto il rapporto tra Rowling e la comunità trans stia avendo conseguenze concrete anche dietro le quinte della nuova produzione HBO.
Non tutti quelli che criticano Rowling hanno però rifiutato Harry Potter
Esiste anche una posizione completamente diversa.
Alcuni interpreti coinvolti nella serie hanno espresso pubblicamente sostegno alle persone trans pur scegliendo di lavorare a Harry Potter.
Le discussioni intorno alla produzione riguardano infatti anche Paapa Essiedu, scelto per interpretare Severus Piton, che ha sostenuto pubblicamente iniziative a favore dei diritti transgender. Anche altri attori hanno manifestato posizioni lontane da quelle di Rowling senza per questo abbandonare il progetto.
Nascono così due modi molto diversi di affrontare la stessa situazione.
Da una parte chi, come Pankiw e Herron, ritiene che partecipare significhi contribuire economicamente a un franchise legato a Rowling e preferisce quindi rifiutare.
Dall’altra chi considera possibile lavorare nella serie mantenendo pubblicamente idee opposte a quelle della scrittrice sulle persone trans.
Anche gli attori originali di Harry Potter si sono espressi
La frattura tra Rowling e alcune delle persone più conosciute legate alla saga risale ormai a diversi anni fa.
Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint hanno espresso pubblicamente sostegno alle persone transgender e preso le distanze da alcune dichiarazioni della scrittrice.
Questo rende la situazione particolarmente insolita: Harry Potter continua a essere un fenomeno mondiale, ma intorno alla sua creatrice esiste ormai un dibattito che coinvolge fan, attori, registi e persone che lavorano direttamente alle nuove produzioni.
La serie continua, ma la discussione non sembra destinata a sparire
Il rifiuto di Ally Pankiw non mette naturalmente in discussione l’esistenza della serie HBO.
La produzione va avanti e il progetto resta uno dei più importanti per il network. La vicenda dimostra però che le posizioni di Rowling sulle persone trans continuano a influenzare anche le decisioni professionali di alcuni registi.
Pankiw ha scelto di non partecipare.
Herron ha fatto lo stesso.
Altri artisti contrari alle posizioni di Rowling hanno invece accettato di entrare nel cast, sostenendo contemporaneamente i diritti delle persone transgender.
Il confronto, quindi, non riguarda soltanto cosa abbia detto J.K. Rowling. Riguarda anche se sia possibile separare Harry Potter dalla sua autrice e se lavorare al franchise significhi o meno sostenerla economicamente e politicamente.
Una risposta condivisa, almeno per ora, non esiste.
Tu cosa ne pensi? Avresti rifiutato Harry Potter per le posizioni di J.K. Rowling sulle persone trans oppure avresti separato il lavoro dalle idee dell’autrice? Scrivilo nei commenti e dicci la tua.


