Ci sono canzoni che ti entrano dentro e non escono più. Canzoni che quando le ascolti senti un peso sul petto, anche se non capisci bene perché. Always on My Mind di Elvis Presley è una di quelle. Registrata nel marzo 1972, poche settimane dopo la separazione da sua moglie Priscilla, questa ballata straziante è considerata ancora oggi la canzone più triste mai incisa dal Re del Rock’n’Roll. E quando scopri la storia dietro quella registrazione, capisci perché continua a far piangere i fan a oltre 50 anni di distanza.
La canzone scritta in 10 minuti al tavolo della cucina
La storia di Always on My Mind comincia in modo quasi banale. Wayne Carson, uno degli autori, scrisse la canzone in appena 10 minuti al tavolo della sua cucina dopo un litigio con la moglie. Insieme a Johnny Christopher e Mark James, Carson mise insieme un testo che parla di rimpianto, di amore non dimostrato abbastanza, di una seconda possibilità che forse non arriverà mai.
La canzone venne prima offerta a Fred Foster, che la rifiutò. Fu BJ Thomas il primo a registrarla nel 1970, ma quella versione non vide la luce per oltre 25 anni, uscendo solo in una compilation del 1996. Nel marzo 1972 Gwen McCrae la pubblicò con un titolo leggermente diverso (You Were Always on My Mind), seguita mesi dopo da Brenda Lee. Ma nessuna delle due versioni ebbe successo.
Poi arrivò Elvis.
Il momento peggiore per registrare (o forse il migliore)
Elvis registrò Always on My Mind nel marzo 1972, settimane dopo essersi separato da Priscilla. Il loro matrimonio era stato turbolento: entrambi avevano avuto relazioni extraconiugali nel 1971, e la rottura era ormai inevitabile. Avevano presentato la richiesta di divorzio il 18 agosto 1972, e sarebbe stato finalizzato nell’ottobre 1973.
Registrare una canzone che parla di un uomo che rimpiange di non aver amato abbastanza la sua donna, che vuole un’altra possibilità ma sa che probabilmente è troppo tardi… in quel preciso momento della sua vita. L’autore Wayne Carson confermò in un’intervista che sì, Elvis stava cantando per Priscilla. “Well, he was”, rispose quando gli chiesero se i fan avessero ragione a pensarlo.
Il testo è devastante nella sua semplicità: un uomo che ammette di non aver dato alla sua donna l’amore e le attenzioni che meritava, che l’ha sempre avuta in mente ma non gliel’ha mai fatto capire abbastanza. E quando ascolti Elvis cantarla, con quella vulnerabilità nella voce, è impossibile non sentire che sta pregando Priscilla di perdonarlo, che sta rimpiangendo tutto quello che è andato storto.
La versione di Elvis divenne la prima hit
La versione di Elvis uscì nell’ottobre 1972 e divenne un successo enorme in Europa. Fu la prima versione della canzone a diventare davvero un hit, quella che fece conoscere al mondo questo brano straziante. Ma non sarebbe stata l’ultima, né la più premiata.
Nel 1982, dieci anni dopo, Willie Nelson (lo stesso che scrisse Crazy per Patsy Cline) pubblicò la sua cover country e fu un trionfo. La canzone restò 22 settimane nella classifica country di Billboard, arrivò al numero uno e vinse tre Grammy, tra cui Record of the Year. Nel 1987 anche i Pet Shop Boys fecero la loro versione synth-pop, che divenne una delle loro canzoni più ascoltate.
Ma nonostante il successo di Willie Nelson e dei Pet Shop Boys, la versione di Elvis resta la più sentita. Perché Elvis non stava solo cantando una canzone. Stava mettendo il suo cuore spezzato in vinile.
L’ultima grande canzone prima della fine
Elvis morì nel 1977, cinque anni dopo aver registrato Always on My Mind. Per molti fan, questa canzone rappresenta l’ultimo grande singolo della sua carriera. Dopo gli anni d’oro degli anni ’50 e ’60, dopo i film di Hollywood e il ritorno trionfale con il ’68 Comeback Special, Always on My Mind è considerata uno degli ultimi momenti di vera grandezza artistica del Re.
E forse è anche per questo che continua a far piangere. Perché non è solo una canzone triste su un amore finito. È una delle ultime grandi testimonianze di cosa Elvis fosse capace di fare quando metteva la sua anima in una canzone. È un pezzo della sua eredità, qualcosa che i fan possono ascoltare e sentire ancora la sua presenza, la sua voce, il suo dolore.
Come dice l’ultima strofa della canzone: “You were always on my mind”. Elvis sarà sempre nella mente dei suoi fan. E Always on My Mind sarà sempre la canzone con cui ricordarlo nei suoi momenti più vulnerabili e umani.
Dove ascoltarla oggi
Se vuoi immergerti nella discografia di Elvis e scoprire (o riscoprire) Always on My Mind, la buona notizia è che in Italia puoi farlo facilmente su Netflix, dove sono disponibili documentari e speciali su Elvis che spesso includono questa canzone. È anche disponibile su tutte le principali piattaforme di streaming musicale come Spotify, Apple Music e YouTube.
Ma il consiglio? Ascoltala quando sei solo, magari di sera, e lascia che la voce di Elvis ti attraversi. Prova a immaginare cosa stesse provando in quello studio di registrazione nel marzo 1972, con il matrimonio in frantumi e una canzone che sembrava scritta apposta per quel momento della sua vita. È un’esperienza che non dimentichi facilmente.
Always on My Mind non è solo la canzone più triste di Elvis. È una delle canzoni più tristi della storia della musica. E paradossalmente, è anche una delle più belle. Perché ti ricorda che anche le leggende, anche i Re, soffrono. E che a volte, quando ci accorgiamo di non aver amato abbastanza qualcuno, è già troppo tardi.
Tu conoscevi la storia dietro Always on My Mind? L’hai mai ascoltata pensando a qualcuno che hai perso o che non hai amato abbastanza? Raccontacelo nei commenti.


