La polemica è esplosa nel giro di poche ore e ha subito acceso il dibattito attorno a Sanremo 2026. Al centro della bufera c’è il nome di Peppe Vessicchio, una figura che per anni è stata parte integrante del Festival, non solo per il suo ruolo musicale, ma per il legame profondo creato con il pubblico. A sollevare il caso è stata Alessia Vessicchio, figlia del maestro, intervenuta durante la prima puntata di “Non è la TV”, la diretta YouTube di Fanpage.it.
Con parole dirette e cariche di amarezza, Alessia ha raccontato di non aver ricevuto alcun invito ufficiale per l’Ariston, nonostante questo sia il primo Festival dopo la scomparsa del padre. Le sue dichiarazioni hanno fatto rumore perché toccano un nervo scoperto: il modo in cui Sanremo decide di ricordare le sue figure storiche e chi, di quella storia, fa parte per diritto affettivo e simbolico.
Durante l’intervista, Alessia ha spiegato di aver percepito in queste ore un affetto enorme da parte delle persone. Un affetto che, secondo lei, dimostra quanto Peppe Vessicchio fosse centrale nella vita del Festival. Non solo un direttore d’orchestra, ma un volto riconoscibile, amato anche dai più giovani grazie ai meme, al Fantasanremo e alla sua presenza costante sul palco. Un uomo che, per molti, era Sanremo tanto quanto chi lo conduceva.
Il passaggio che ha fatto più discutere è stato quello in cui Alessia ha messo a confronto la figura di Vessicchio con quella di Pippo Baudo, storico conduttore della kermesse. Le sue parole sono state molto chiare:
“C’è già una certezza. Io non sto seduta in prima fila insieme alla figlia di Pippo Baudo. Ma voglio dire: Sanremo non è 50% Baudo e 50% Vessicchio? Non avete idea dell’amore della gente che sto toccando da due giorni. Dalle persone comuni ai cantanti, ai maestri, agli artisti: sono tutti pieni d’amore nei confronti di mio padre. Lui era Sanremo quanto Pippo: uno alla conduzione e l’altro per la parte musicale. Però in prima fila ci sono solo i figli di Baudo”.
Una frase che ha immediatamente diviso il pubblico. Da una parte chi sostiene che l’omaggio a Vessicchio non possa ridursi a una clip o a un ricordo veloce. Dall’altra chi ritiene che Sanremo non debba trasformarsi in una commemorazione continua, ma restare uno spettacolo televisivo con regole proprie.
Alessia ha poi chiarito di non essere stata invitata e di seguire il Festival da casa. Anche su questo punto è stata molto esplicita:
“In che posizione sarò seduta? Nessuna. Io il Festival lo vedrò da casa Vessicchio”.
Una frase che pesa, soprattutto se pronunciata dalla figlia di una delle figure più riconoscibili della manifestazione.
Nel suo racconto c’è spazio anche per un retroscena che aggiunge ulteriore amarezza. Alessia ha spiegato di essere stata contattata da uno degli autori per ricevere le condoglianze e di essersi resa disponibile per qualsiasi iniziativa. Successivamente, avrebbe incontrato Carlo Conti a circa un mese dalla morte del padre. Da quell’incontro, però, non sarebbe nato nulla di concreto.
“Ho incontrato Carlo, a un mese dalla scomparsa di mio padre, e mi ha detto: ‘Faremo una cosa bellina, una bella clip’. Passiamo ad altri argomenti, dai!”.
Nel frattempo, a Sanremo è stata inaugurata Casa Vessicchio, uno spazio dedicato alla creatività e alla memoria del maestro, aperto dal 23 al 28 febbraio sul lungomare. Un luogo pensato per ricordarlo, ma che per molti non basta a colmare l’assenza di un gesto simbolico forte sul palco dell’Ariston. Proprio lì, Alessia ha condiviso altri ricordi personali, confermando quanto il nome Vessicchio resti centrale nel cuore del pubblico.
Il nodo della questione, ora, è tutto qui. È giusto che una figura come Peppe Vessicchio venga ricordata solo attraverso un contributo video? È corretto che la figlia non sia presente in sala, mentre altri familiari di volti storici siedono in prima fila? Oppure Sanremo ha il diritto di scegliere liberamente tempi e modi degli omaggi, senza dover rendere conto a nessuno?
La polemica non riguarda solo una persona, ma il rapporto tra memoria, televisione e rispetto. Vessicchio non era un personaggio qualunque. Era parte dell’identità del Festival. E quando un simbolo se ne va, il modo in cui viene ricordato dice molto anche su chi resta.
Ora l’attenzione è tutta sull’omaggio annunciato. Sarà davvero all’altezza di quello che Peppe Vessicchio ha rappresentato per Sanremo e per il pubblico? Oppure questa sensazione di vuoto resterà?
E tu cosa ne pensi? È giusto il trattamento riservato a Peppe Vessicchio e a sua figlia, oppure Sanremo avrebbe dovuto fare di più? Scrivilo nei commenti e dicci la tua.


