Quando si decide di portare un libro sullo schermo, prima o poi arriva il momento della verità: fino a dove ci si può spingere prima che l’adattamento tradisca l’originale? Fondazione, la serie fantascientifica di Apple TV+ arrivata alla sua terza stagione, ha risposto a questa domanda in modo netto e coraggioso. Ha cambiato moltissimo rispetto ai romanzi di Isaac Asimov. E per farlo ha avuto ragione.
I libri di Fondazione sono considerati una delle opere più importanti della fantascienza mondiale. Asimov li scrisse a partire dagli anni Quaranta del Novecento, e nel tempo sono diventati un punto di riferimento per chiunque si avvicini al genere. La storia abbraccia migliaia di anni di storia galattica, segue decine di personaggi in epoche diverse, e affronta temi enormi come il declino delle civiltà, il potere della conoscenza e il destino dell’umanità. Per decenni nessuno è riuscito ad adattarli in modo convincente, tanto che il progetto veniva considerato praticamente impossibile da realizzare.
Il problema principale era strutturale. I romanzi di Asimov non hanno una trama classica con personaggi ricorrenti che il pubblico può seguire nel tempo. Sono scritti come una serie di racconti collegati tra loro da un filo filosofico, non da un gruppo di persone con cui lo spettatore può affezionarsi. Funzionano sulla carta perché la scrittura porta il lettore direttamente dentro le idee. Sullo schermo, senza quella voce diretta, le idee rischiano di diventare fredde, astratte, difficili da seguire.
David S. Goyer e Josh Friedman, i creatori della serie per Apple TV+, hanno affrontato questo problema con una decisione precisa: hanno inventato personaggi nuovi, hanno ampliato quelli esistenti, hanno dato un volto e una storia a tutti i lati del conflitto galattico che nei libri restano sullo sfondo. Hanno costruito una serie di figure ricorrenti che attraversano le stagioni e che permettono allo spettatore di avere sempre un punto di riferimento emotivo, qualcuno di cui preoccuparsi mentre le grandi forze della storia si muovono intorno a lui.
La stessa figlia di Asimov, Robyn Asimov, che è anche produttrice esecutiva della serie, ha spiegato in più interviste che suo padre era un uomo di idee straordinarie, ma che i suoi personaggi erano spesso più dei portavoce filosofici che persone vere e compiute. La sfida della serie era trasformare quelle idee in emozioni, senza perdere la profondità del pensiero originale. E in gran parte ci è riuscita.
Quello che rende Fondazione una serie ambiziosa e riuscita è proprio questa combinazione: da un lato i grandi temi asimoviani – il crollo delle civiltà, la propaganda, l’arroganza del potere, il rapporto tra individuo e storia – restano al centro di tutto, trattati con rispetto e senza semplificazioni. Dall’altro, questi temi vengono mostrati attraverso persone vere, con scelte difficili, sacrifici reali e relazioni che si rompono sotto il peso degli eventi. Le morti dei personaggi fanno male. Le tradimenti lasciano il segno. E questo trasforma una teoria affascinante in qualcosa che ti resta dentro.
La serie non è perfetta. Ci sono momenti in cui la narrazione rallenta più del necessario, episodi in cui ci si perde un po’ tra le molteplici linee temporali. Ma nel complesso, Fondazione ha fatto quello che pochissime serie riescono a fare: ha preso un’opera considerata inadattabile e ne ha trovato l’anima, costruendo qualcosa che funziona perfettamente come serie televisiva pur rimanendo fedele allo spirito di partenza.
Chi ha letto i libri troverà molte differenze rispetto all’originale, alcune delle quali potrebbero sorprendere. Chi non li ha letti si troverà di fronte a una delle serie di fantascienza più ambiziose degli ultimi anni, con una fotografia straordinaria, un cast di grande qualità e una storia che si prende il tempo di raccontare qualcosa di vero sull’essere umano, anche quando lo fa attraverso galassie lontane e millenni di storia immaginaria.
Fondazione è disponibile su Apple TV+ con tre stagioni complete.
Hai già visto Fondazione su Apple TV+? Preferisci le serie fedeli ai libri o quelle che si prendono libertà creative? Lascia un commento e dicci la tua.


