Se avete sempre pensato che Star Wars funzionasse soltanto con Jedi, Sith e spade laser, Andor è probabilmente la serie che può farvi cambiare idea. Le due stagioni create da Tony Gilroy prendono Cassian Andor, il ribelle interpretato da Diego Luna in Rogue One, e costruiscono attorno a lui qualcosa di molto diverso dal solito: uno spy thriller politico che ricorda The Americans, con la complessità e l’attenzione al mondo circostante di una grande fantascienza come The Expanse.
La serie è ormai conclusa. La seconda e ultima stagione è arrivata su Disney+ il 22 aprile 2025, portando la storia direttamente agli eventi di Rogue One: A Star Wars Story. In totale abbiamo quindi due stagioni e 24 episodi che raccontano i cinque anni precedenti al furto dei piani della Morte Nera.
E forse proprio il fatto di sapere già come finirà la storia rende Andor ancora più interessante.
Andor racconta Star Wars senza cercare continuamente Star Wars
Tony Gilroy ha scelto una strada che oggi sembra quasi coraggiosa: non riempire ogni episodio di riferimenti, personaggi storici e apparizioni costruite per far gridare il pubblico davanti allo schermo.
Cassian vive nello stesso universo di Luke Skywalker e Darth Vader, ma la sua quotidianità è molto diversa.
All’inizio non è un grande eroe e non sogna neppure di diventarlo. È un uomo cinico, abituato a sopravvivere, che viene progressivamente trascinato dentro qualcosa di più grande. Gilroy ha spiegato che voleva raccontare le persone normali della galassia, partendo dall’idea che miliardi di individui potessero avere storie interessanti anche senza incontrare Jedi e Sith.
Una scelta che permette a Andor di sembrare concreta.
Le persone devono lavorare, trovare denaro, nascondersi, procurarsi documenti e capire di chi possono fidarsi.
La Ribellione non appare già pronta con uniformi coordinate e astronavi parcheggiate ordinatamente nell’hangar.
Va costruita.
E costruire una ribellione è tremendamente complicato.
Perché ricorda The Americans
Il paragone con The Americans funziona soprattutto per il modo in cui Andor tratta lo spionaggio.
Nella celebre serie FX con Keri Russell e Matthew Rhys, i protagonisti erano agenti sovietici infiltrati negli Stati Uniti durante la Guerra Fredda. Il pubblico conosceva la loro posizione, ma questo non trasformava automaticamente ogni americano in un buono e ogni sovietico in un cattivo.
Andor utilizza un approccio simile.
Sappiamo che l’Impero rappresenta il nemico, ma Gilroy è interessato anche alle persone che lavorano dentro quella struttura. Dedra Meero, interpretata da Denise Gough, è spietata, ma è anche una funzionaria ambiziosa che deve combattere contro colleghi pronti a ostacolarla.
Persino Tony Gilroy ha spiegato di aver voluto costruire personaggi capaci di sentirsi protagonisti della propria storia, compresi quelli schierati dalla parte dell’Impero.
Il risultato è molto più inquietante del classico cattivo con il mantello nero.
L’Impero funziona grazie a uffici, riunioni, promozioni, ordini e persone che magari non si considerano affatto mostri.
Mon Mothma deve fingere continuamente
Uno dei personaggi che sfrutta meglio questa dimensione da spy thriller è Mon Mothma, interpretata da Genevieve O’Reilly.
Pubblicamente è una senatrice dell’Impero.
Privatamente finanzia la Ribellione.
Ogni cena può diventare pericolosa, ogni frase pronunciata davanti alla persona sbagliata può rovinarla e persino la sua famiglia finisce coinvolta nelle conseguenze delle sue decisioni.
Niente inseguimenti spaziali per diversi minuti.
Magari soltanto due persone sedute a un tavolo.
Eppure la tensione funziona lo stesso.
È uno dei motivi per cui Andor può piacere anche a qualcuno che normalmente vede la scritta Star Wars e pensa immediatamente: “Non conosco abbastanza personaggi, passo”.
Luthen Rael non è il classico eroe della Ribellione
Poi c’è Luthen Rael, interpretato magnificamente da Stellan Skarsgård.
È uno dei personaggi più affascinanti creati per Star Wars negli ultimi anni perché rappresenta qualcosa che i film originali mostravano raramente: la parte sporca della rivoluzione.
Luthen mente.
Manipola.
Sacrifica persone.
È pronto a prendere decisioni terribili perché pensa che qualcun altro, in futuro, possa vivere meglio grazie a ciò che sta facendo.
La Ribellione di Andor non è composta esclusivamente da eroi purissimi.
Anche Saw Gerrera, Forest Whitaker, combatte l’Impero ma segue una linea molto più radicale. Gruppi diversi vogliono abbattere lo stesso regime senza necessariamente essere d’accordo su cosa dovrebbe arrivare dopo.
La serie racconta quindi anche quanto sia difficile mettere insieme una resistenza composta da persone che condividono un nemico ma non la stessa idea di futuro.
E The Expanse cosa c’entra?
Il legame con The Expanse riguarda soprattutto la sensazione di trovarsi dentro un universo che continua a esistere anche se Cassian non è presente.
Pianeti e città hanno economie, differenze sociali, tradizioni e problemi politici.
Ferrix, per esempio, non sembra un fondale costruito per ospitare una scena. Sembra una comunità abitata da persone che si conoscono da anni.
Coruscant cambia completamente a seconda di chi la attraversa: può essere il luogo delle feste dell’élite politica oppure quello degli uffici nei quali l’Impero pianifica la repressione.
Anche la produzione ha contribuito moltissimo a questa sensazione. Gilroy e il suo team hanno utilizzato grandi set pratici, comparse e location reali invece di costruire ogni ambiente esclusivamente attorno agli attori. La seconda stagione ha continuato con lo stesso approccio e ha chiuso la storia collegandosi direttamente a Rogue One.
La seconda stagione accelera senza perdere questa identità
La struttura della seconda stagione è particolare.
I suoi 12 episodi sono organizzati in quattro blocchi da tre, e ogni blocco compie un salto temporale avvicinandosi progressivamente agli eventi di Rogue One.
Vediamo Cassian trasformarsi sempre più nel ribelle che conoscevamo al cinema.
Nel frattempo la repressione imperiale aumenta, il massacro di Ghorman assume un peso enorme e personaggi come Mon Mothma, Bix, Luthen e Dedra arrivano al momento in cui le loro scelte iniziano a presentare il conto.
Sappiamo già che Cassian arriverà a Rogue One.
Sappiamo perfino quale sarà il suo destino.
La tensione però resta perché Andor non vuole farci chiedere soltanto “sopravviverà?”.
Vuole mostrarci cosa dovrà perdere per diventare quella persona.
È probabilmente Star Wars anche per chi non ama Star Wars
La seconda stagione ha ottenuto 14 candidature agli Emmy 2025 e ne ha vinte cinque, confermando quanto la serie sia riuscita a superare i confini del pubblico tradizionale del franchise.
Non serve conoscere decenni di mitologia.
Sapere cosa sia l’Impero, cosa sia la Ribellione e avere una vaga idea di dove porterà quella battaglia è più che sufficiente.
Naturalmente i fan troveranno collegamenti, personaggi conosciuti e dettagli che conducono direttamente a Rogue One. Il finale della seconda stagione porta Cassian fino alla missione che darà inizio al film, completando quindi un percorso programmato fin dall’inizio.
Gli altri possono semplicemente guardarla come una grande serie di spionaggio ambientata nello spazio.
Forse è proprio questo il complimento migliore che si possa fare a Andor: non funziona perché appartiene a Star Wars. Funziona perché racconta bene una rivoluzione, e casualmente quella rivoluzione avviene nella galassia di Star Wars.
Se avete amato The Americans per i giochi di identità e compromessi morali oppure The Expanse per la politica e la costruzione del suo universo, Cassian Andor potrebbe essere il personaggio che vi farà finalmente entrare in quella galassia senza dover chiedere a nessuno la differenza tra un Jedi e un Padawan.
Voi considerate Andor la migliore serie nata dall’universo di Star Wars oppure preferite le storie più classiche con Jedi, Sith e Forza? Scrivetecelo nei commenti.


