Andrew Garfield ha raccontato quanto sia stato faticoso girare The Uprising – Cuore Ribelle, il nuovo film storico diretto da Paul Greengrass. L’attore ha usato una parola molto forte per descrivere le riprese: “miserabile”. Subito dopo, però, ha chiarito il senso della frase. Non stava criticando il film o la produzione. Parlava della fatica fisica, del freddo, dei campi, dei costumi e delle condizioni poco comode affrontate sul set.
Intervenendo al podcast SmartLess, Garfield ha ricordato che buona parte delle riprese è stata realizzata in Germania, soprattutto nei dintorni di Monaco. La produzione cercava luoghi che potessero sembrare credibili come campagna inglese del XIV secolo e ha sfruttato molto anche l’architettura medievale ancora presente in alcune zone.
L’attore ha raccontato che gran parte del film è stata girata in un unico grande campo, trasformato di volta in volta per rappresentare luoghi diversi della storia. Da lì nasce il suo commento: stare per giorni e giorni in quelle condizioni, vestito come un contadino del 1381, non è stato semplice.
Garfield ha però specificato che si trattava del “miglior tipo possibile” di esperienza difficile. In pratica: faticosa, scomoda, fisicamente pesante, ma anche molto gratificante.
Il merito, secondo lui, è soprattutto di Paul Greengrass.
Garfield ha descritto il regista come uno di quei leader che riescono a convincerti a seguirli anche nei momenti più duri. Ha spiegato che Greengrass dà la sensazione di sapere perfettamente dove vuole arrivare e questo rende più facile accettare la fatica. Non una lamentela, quindi, ma quasi il contrario: un modo per dire che il film gli ha chiesto molto e che lui era disposto a sopportarlo perché credeva nel progetto.
The Uprising – Cuore Ribelle racconta la rivolta dei contadini inglesi del 1381, uno degli episodi più importanti della storia medievale britannica. Migliaia di persone, esasperate dalle tasse, dalla povertà e da un sistema sociale rigidissimo, si sollevarono contro il potere della Corona.
Garfield interpreta uno dei protagonisti di questa ribellione, mentre nel cast compaiono anche Jamie Bell, Tom Hollander, Stephen Dillane, Cosmo Jarvis, Thomasin McKenzie, Jonny Lee Miller, Woody Norman e Katherine Waterston.
Il film arriverà nei cinema italiani il 5 novembre 2026.
Le nuove dichiarazioni di Garfield arrivano pochi giorni dopo una frase che aveva già fatto discutere parecchio.
Durante una proiezione del film a Los Angeles, l’attore aveva spiegato di sperare che The Uprising – Cuore Ribelle riuscisse a scuotere il pubblico e a far riflettere sulle disuguaglianze. Aveva anche detto di augurarsi che eventuali miliardari presenti in sala potessero sentirsi “terrorizzati” dal messaggio del film.
Il senso della frase era chiaro: la storia del 1381 parla di persone comuni che si ribellano contro chi detiene ricchezza e potere. Garfield spera che il film non venga visto soltanto come un dramma storico, ma che faccia pensare anche alle disuguaglianze di oggi.
La battuta sui miliardari ha però attirato critiche.
Tra i più duri c’è stato Spencer Pratt, che ha accusato Garfield di essere poco coerente. In sostanza, Pratt gli ha fatto notare che lavora in una grande industria finanziata proprio da persone molto ricche e che, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe ricevuto un compenso molto alto per interpretare Sam Altman in Artificial.
Garfield, almeno per ora, non ha risposto direttamente.
Le sue parole sul set, però, aiutano a capire meglio il rapporto che ha avuto con The Uprising – Cuore Ribelle. Non sembra affatto un film girato con leggerezza. Il racconto richiedeva fango, freddo, battaglie, lunghi giorni all’aperto e un tono molto fisico. L’attore sembra aver vissuto tutto questo come parte necessaria del lavoro.
Paul Greengrass, del resto, è un regista abituato a mettere i suoi personaggi dentro situazioni molto tese. Film come United 93, Green Zone e Captain Phillips – Attacco in mare aperto hanno spesso uno stile molto diretto, quasi documentaristico, con una telecamera che segue da vicino i protagonisti e li fa sembrare immersi negli eventi.
The Uprising – Cuore Ribelle sembra andare nella stessa direzione.
La storia della rivolta contadina, quindi, non dovrebbe essere raccontata come un film medievale elegante e distante. L’obiettivo sembra quello di far percepire la fame, la rabbia, la paura e la fatica di chi viveva in quelle condizioni.
Garfield lo ha sperimentato in prima persona sul set.
Il suo “è stato miserabile” va letto proprio così: non come una critica, ma come il riconoscimento di un lavoro duro, sporco e scomodo che lui considera però pienamente riuscito dal punto di vista dell’esperienza professionale.
Tu cosa ne pensi: le parole di Andrew Garfield sui miliardari ti sembrano coerenti con il messaggio del film oppure no? Scrivilo nei commenti.


