C’è una regola non scritta della politica italiana che dice che quando qualcuno inizia a fare troppo bene nei sondaggi, prima o poi arriva qualcuno a scrivere un articolo lungo e accurato per spiegare perché in realtà non dovrebbe. La regola si applica trasversalmente, senza distinzioni di schieramento, con una precisione quasi scientifica. Questa settimana è toccato a Silvia Salis, sindaca di Genova, ex atleta olimpionica nel lancio del martello, e improvvisamente figura sempre più discussa come possibile alternativa a Giuseppe Conte nella partita della leadership del campo largo.
A sollevare il martello, in senso figurato, è stata Selvaggia Lucarelli, con un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano il 16 aprile dal titolo L’automa Salis, finta sinistra dal volto instagrammabile. Titolo che già da solo contiene più informazioni di molti articoli interi.
Cosa ha scritto Lucarelli, spiegato a chi non ama leggere articoli lunghi
Il cuore dell’argomentazione di Lucarelli è che Silvia Salis non sarebbe una politica nata spontaneamente dal basso, ma un prodotto costruito con pazienza da una coalizione di menti del centrosinistra moderato. La citazione che ha circolato di più è questa: l’ascesa di Salis sarebbe “un perfetto esperimento di laboratorio, progettato con cura tafazziana da Carlo Calenda, Matteo Renzi e Dario Franceschini”, con l’obiettivo di creare artificialmente una leader “che abbia una caratteristica indispensabile: non essere di sinistra.”
Lucarelli descrive letteralmente un laboratorio segreto in casa Franceschini, con “alchimisti del Pd” al lavoro per anni a perfezionare “l’androide Salis”. Il tutto condito da una frecciata sugli occhiali Bottega Veneta da 520 euro che Salis indossava nella foto diventata virale, quella dietro alla consolle della dj Charlotte de Witte a Genova, commentata con un’ironia che lascia pochi dubbi sull'”evidente profumo di proletariato” che emanerebbero. Chiusura con stoccata sul cognome: Salis, identico a quello di Ilaria, indicato come l’unico vero “bug” del sistema, capace di generare confusione negli elettori.
È un articolo scritto bene, nel senso tecnico del termine. È tagliente, costruito, ironico. È anche un attacco frontale all’immagine di una persona, travestito da analisi politica. La distinzione tra le due cose è sottile e dipende molto da dove ti trovi quando lo leggi.
Cosa ha risposto Salis, ovvero come si fa a uscire da uno scontro sui social senza perdere punti
Silvia Salis ha aspettato ventiquattr’ore prima di rispondere, il che già dice qualcosa sul tipo di politica che vuole fare. Poi ha parlato a margine di un convegno sulla portualità, che è probabilmente il contesto meno glamour immaginabile per rispondere a un’accusa di essere troppo instagrammabile, e questo ha una sua ironia involontaria.
La risposta non ha alzato i toni. Ha detto che le spiace sempre quando l’attacco passa sul piano personale invece che sui contenuti. Ha aggiunto che Lucarelli le è sempre piaciuta. E poi ha affondato il colpo nel modo più elegante possibile: “Mi spiace che abbia fatto un articolo così su di me, che parlava un po’ di estetica e che mi rappresenta come una donna a progetto di alcuni uomini che si sono messi d’accordo. Questo secondo me è un messaggio per le donne che io avrei evitato.”
Poi ha concluso ribadendo la stima per Lucarelli. Come a dire: ti rispetto, non condivido, e adesso torno al convegno sulla portualità perché ho una città da amministrare.
È una risposta che funziona proprio perché non entra nella logica dello scontro. Salis non ha difeso gli occhiali, non ha spiegato il laboratorio di Franceschini, non ha fatto la lista delle sue origini di sinistra. Ha spostato il piano della discussione sulla questione più interessante: un articolo che descrive una donna come il prodotto di un progetto di uomini non è un’analisi politica, è qualcosa d’altro. E lo ha detto senza urlare, il che nel dibattito pubblico italiano del 2026 è già una forma di esibizionismo.
Il contesto che nessuno dice ma tutti sanno
Il Fatto Quotidiano, dove Lucarelli scrive, è storicamente vicino a Giuseppe Conte. Silvia Salis sta crescendo nei sondaggi al punto che un’eventuale lista dei Riformisti guidata da lei, secondo un sondaggio Noto diffuso a Porta a Porta, potrebbe valere il 6.5%. Voti che in parte drenerebbero proprio dall’area di riferimento di Conte. Mettere insieme questi elementi e trarne conclusioni è un esercizio che ciascuno può fare da solo, senza bisogno di assistenza.
Questo non significa necessariamente che l’articolo di Lucarelli sia sbagliato nei fatti o nelle analisi. Significa che il tempismo e la sede non sono casuali, e che nel giornalismo politico italiano raramente lo sono.
Cosa rimane, alla fine
Rimane uno scontro tra due donne capaci, su un terreno che avrebbe potuto essere interessante e che invece è diventato principalmente un caso social. Rimane la domanda su cosa significhi essere “autenticamente di sinistra” nel 2026 e chi abbia il diritto di valutarlo. Rimane Silvia Salis che torna al convegno sulla portualità, con i suoi occhiali Bottega Veneta o senza, a fare la sindaca di Genova.
E rimane Selvaggia Lucarelli che ha scritto un articolo di cui si parla ancora tre giorni dopo, il che nella sua logica professionale è probabilmente esattamente il risultato che cercava.
Ti schieri con Lucarelli o con Salis, o pensi che abbiano entrambe ragione su cose diverse?


