Sotto quel palco di Vienna c’era anche lei. Annachiara Sorrentino, secondogenita di Sal Da Vinci, non ha voluto mancare alla serata più importante della carriera del padre, e le parole con cui ha raccontato quei momenti dicono molto di un rapporto che va ben oltre il semplice legame familiare.
“Per noi ha vinto lo stesso”, ha detto Annachiara, e in poche parole ha messo a fuoco qualcosa che i numeri della classifica non riuscivano a restituire. La top 5 all’Eurovision, l’ovazione dell’arena di Vienna, il pubblico che cantava e ballava durante l’esibizione del padre: per la famiglia tutto quello che è successo sabato sera è già una vittoria, indipendentemente dal posto conquistato. A serata conclusa, il gruppo si è spostato a festeggiare al ristorante “Terroni” di Vienna con staff e famiglia al completo – il nome del locale, in quel contesto, suona come una scelta tutt’altro che casuale.
Annachiara ha preso una strada diversa da quella del fratello Francesco, che ha co-scritto il brano “Per sempre sì”. Lei lavora nel mondo della moda, lontana dai riflettori, ma segue il padre con un affetto che non ha bisogno di palcoscenici per essere visibile. Sposata dal 2022 con Salvatore Santoro, centrocampista napoletano che gioca nel Guidonia Montecelio 1937 FC in Serie C, ha un figlio di tre anni, Antonio, che a Vienna ha trascorso la settimana a saltare sui letti della camera del nonno insieme ai cugini Nina e Salvatore, irrompendo puntualmente durante le interviste. Sal li aveva voluti lì apposta: il caos dei bambini, le risate, la leggerezza portata da casa per tenere il clima sereno.
Il rapporto tra Annachiara e suo padre ha la forma di quelle cose difficili da spiegare a parole. “È il mio migliore amico”, dice, aggiungendo però subito una precisazione che sposta il senso di quella frase: con il massimo rispetto che ci deve essere tra un genitore e un figlio. Un uomo un po’ troppo apprensivo, ammette con una risata, ma dotato di “un potere rassicurante” che le ha permesso di non aver mai paura quando lui le stava alle spalle.
La memoria più nitida che porta con sé risale a quando aveva circa cinque anni. Sal era dietro le quinte per lo spettacolo C’era una volta scugnizzi, e Annachiara lo chiamò al telefono per chiedergli se poteva indossare il suo pigiama, perché sentiva il suo profumo. Dalle sarte ai tecnici delle luci, tutti si commossero. Lui rispose singhiozzando che sarebbe tornato presto a casa. È il tipo di storia che racconta più di qualsiasi intervista.
Tra i brani del padre, la preferita è Chiara, una lettera che Sal trasformò in canzone insieme al poeta Vincenzo D’Agostino. Il rito scaramantico prima di salire sul palco? Un bacio alla mamma giù dalle scalette. “Non è vero ma ci credo”, la filosofia del cantante napoletano condensata in una frase sola.
Vienna l’hanno vissuta tutti insieme, sullo stesso piano dell’hotel, con i bambini che andavano e venivano dalla stanza del nonno. “Basta un bacino sulla guancia dei nipotini e lui si ricarica”, dice Annachiara. Una frase che, forse più di qualsiasi punteggio, racconta chi è Sal Da Vinci quando le telecamere sono spente.
Anche per te c’è qualcuno capace di ricaricarti prima delle grandi sfide?


