Dopo aver interpretato Penelope ne L’Odissea, Anne Hathaway cambierà completamente atmosfera. L’attrice sarà Margy Palm in Fear Not, miniserie true crime in sei episodi ordinata da Paramount+ e prevista nel 2027. Non racconterà soltanto un rapimento. Al centro ci sarà il legame difficile da comprendere che Palm sviluppò con Stephen Morin, l’uomo che la sequestrò nel 1981 e che venne poi condannato per tre omicidi.
Hathaway sarà anche produttrice esecutiva attraverso la sua società Somewhere Pictures. La serie verrà scritta da Bash Doran, già coinvolta in produzioni come Boardwalk Empire e The Looming Tower, e nasce dall’articolo di Julie Miller pubblicato da Vanity Fair nel 2023 con il titolo Sympathy for the Devil.
La data precisa non è stata ancora annunciata. Paramount+ ha confermato soltanto l’arrivo nel corso del 2027.
Una madre rapita nel parcheggio di un supermercato
Margy Palm aveva trent’anni, due figli piccoli e viveva a San Antonio, in Texas. L’11 dicembre 1981 stava tornando alla propria automobile dopo aver fatto acquisti in un supermercato Kmart, quando Stephen Morin la minacciò con una pistola e la costrinse a salire sul veicolo.
Morin era ricercato e sospettato di numerosi delitti commessi in diversi Stati americani. Durante il sequestro alternò minacce, rabbia e confidenze personali. Palm trascorse circa otto ore con lui, cercando di restare calma mentre l’uomo parlava della propria infanzia, della polizia che lo inseguiva e della possibilità che entrambi morissero durante una sparatoria.
Il comportamento della donna fu molto diverso da quello che ci si aspetterebbe in una situazione simile. Profondamente religiosa, iniziò a pregare per il sequestratore e gli parlò senza trattarlo come un mostro privo di umanità. Arrivò perfino a tentare una sorta di esorcismo nell’automobile, convinta che la violenza di Morin fosse separabile dalla persona che aveva davanti.
Non fu una strategia pianificata. Palm raccontò anni dopo di aver reagito affidandosi alla fede e all’idea che si trovasse in quella macchina per una ragione. Morin, spiazzato dal suo comportamento, finì per liberarla e proseguì la fuga da solo. Venne arrestato il giorno successivo.
Il rapporto non terminò con la liberazione
La parte più insolita della vicenda iniziò dopo l’arresto. Morin cominciò a scrivere e telefonare a Palm dal carcere. Lei non interruppe i contatti. Gli fece visita circa quindici volte, anche durante la permanenza nel braccio della morte, e lo incontrò per l’ultima volta il giorno precedente alla sua esecuzione.
Stephen Morin venne condannato per tre omicidi e giustiziato in Texas il 13 marzo 1985. Era stato sospettato di molti altri crimini, ma alcune cifre molto elevate circolate negli anni non corrispondono a condanne definitive e vanno quindi trattate con cautela.
Palm ha sempre evitato una spiegazione semplice del rapporto nato tra loro. Non sosteneva di sapere se Morin fosse cambiato sinceramente, se avesse cercato di manipolarla o se le due possibilità potessero convivere. La figlia Noelle, diventata terapeuta, ha osservato che ogni sopravvissuto ha bisogno di costruire un racconto che gli permetta di convivere con il trauma. Per sua madre, pensare che quell’uomo potesse cambiare era forse il modo per non lasciare che la violenza definisse il resto della sua vita.
Fear Not vuole evitare l’ennesima celebrazione del serial killer
La serie sembra intenzionata a non trasformare Morin nella solita figura criminale magnetica, studiata in ogni dettaglio mentre le vittime restano sullo sfondo. Paramount+ ha presentato Fear Not come la storia di Margy Palm e del rapporto nato dopo il rapimento, indicando chiaramente la prospettiva dalla quale dovrebbe essere costruito il racconto.
La presenza della vera Margy Palm, del marito Bart e della figlia Noelle tra i produttori esecutivi potrebbe aiutare a mantenere questa direzione. Anche Julie Miller, autrice dell’inchiesta originale, parteciperà come consulente.
Palm aveva rifiutato per decenni diverse proposte cinematografiche e televisive. Temeva che la sua esperienza venisse trasformata in un thriller convenzionale oppure in un racconto religioso troppo ordinato, con una vittima salvata dalla fede e un assassino improvvisamente redento. La realtà, secondo lei, era molto più confusa e scomoda.
Sei episodi sembrano una durata adatta per raccontare il sequestro, le conseguenze psicologiche e gli incontri avvenuti in carcere senza allungare artificialmente la vicenda. Il rischio di spettacolarizzare la violenza resta, come accade in quasi ogni produzione true crime, ma il coinvolgimento diretto della famiglia Palm rappresenta almeno un segnale incoraggiante.
Un ruolo più difficile di quanto sembri
Anne Hathaway dovrà interpretare terrore, fede e compassione senza far credere che comprendere una persona significhi cancellarne le responsabilità. Margy Palm sopravvisse a Morin, ma continuò a portare con sé gli effetti del sequestro. Negli anni successivi evitò alcuni grandi negozi, parcheggiò soltanto in zone ben illuminate e rimase turbata da particolari suoni e canzoni legati a quelle ore.
L’attrice ha già affrontato personaggi oscuri e psicologicamente complessi in Eileen, WeCrashed e nel prossimo adattamento di Verity. Fear Not le chiederà però qualcosa di differente: raccontare una donna reale che ha scelto di non vivere soltanto attraverso l’odio, pur senza negare il male subito.
La miniserie potrebbe diventare uno dei progetti più delicati della sua carriera. Non perché Anne Hathaway debba affrontare mostri mitologici o grandi scene d’azione, ma perché dovrà rendere credibile una forma di perdono che continua a provocare disagio e domande.


