Esiste una regola non scritta che vale per la vita reale quanto per i film di sopravvivenza: se un perfetto sconosciuto incontrato per caso ti consiglia un sentiero “segreto” nel mezzo dell’Australia, la risposta corretta è no grazie, torno in albergo e ordino qualcosa al bar. Sasha, la protagonista di Apex – il film di Baltasar Kormákur arrivato su Netflix nel 2026 con Charlize Theron nel ruolo principale – questa regola non la conosce, oppure la conosce benissimo e decide di ignorarla, che è ancora peggio perché significa che non ha nemmeno la scusa dell’ingenuità.
Detto questo, se Sasha avesse fatto la scelta sensata non ci sarebbe nessun film, e invece il film c’è, dura 96 minuti e per buona parte di essi ti tiene incollato allo schermo con quella particolare combinazione di tensione e sollievo che ti fa venire voglia di guardare nuovamente il film anche quando sai già che dovresti dormire. Il che, considerato che parliamo di un thriller di sopravvivenza su Netflix e non di una serie HBO con tre anni di sviluppo alle spalle, è già un risultato che merita attenzione.
La storia parte da lontano, nel senso letterale del termine. Sasha e il suo compagno Tommy vengono presentati in una sequenza di apertura che vale da sola il play su Netflix: dormono in una tenda agganciata alla parete verticale di una montagna, molto alti rispetto al suolo, con sotto il vuoto e sopra altri duecento metri di roccia. È il tipo di scena che ti fa guardare il tuo divano con un affetto rinnovato e una gratitudine che non provavi da tempo. Da lì in poi, dopo che la tragedia che ti aspetti arriva puntuale come un treno fascista, Sasha decide di affrontare il lutto con un viaggio in solitaria lungo un fiume australiano, probabilmente perché non ha mai sentito parlare della terapia post trauma.
È in questo punto che entra in scena Taron Egerton nei panni di Ben, che nella prima mezz’ora sembra un campeggiatore simpatico e nei successivi sessanta minuti dimostra di essere qualcosa di molto meno rassicurante. Il film diventa quindi un inseguimento tra i due nel cuore della wilderness australiana, con Kormákur che usa ogni cascata, ogni grotta e ogni metro di foresta come se stesse girando un documentario di National Geographic con un budget per le scene d’azione. La regia sa esattamente cosa sta facendo con quei paesaggi, e si vede.
Charlize Theron è la protagonista principale di Apex, e non delude. Sasha non è il tipo di protagonista che aspetta di essere salvata – il che è un sollievo, perché aspettare di essere salvata nel mezzo dell’Australia con un maniaco alle calcagna richiederebbe un ottimismo che nessuno dovrebbe avere. Theron è bravissima in queste scene, e si capisce: c’è una fisicità nel modo in cui si muove tra le rocce e le rapide che non si finge davanti a una telecamera. Egerton dall’altra parte costruisce un antagonista che funziona proprio perché non è mai del tutto cartonesco, il che lo rende molto più scomodo di quanto ci si aspetterebbe.
Il film non si preoccupa troppo di spiegarti chi sono questi personaggi al di là di quello che vedi sullo schermo, scelta che in certi momenti si fa sentire ma che tutto sommato è meno fastidiosa di quanto sembri. Apex sa di essere un thriller di sopravvivenza, vuole essere un thriller di sopravvivenza, e si comporta di conseguenza senza perdere tempo in sottotrame che nessuno ha chiesto. A volte è proprio questo che serve.
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La Recensione
Apex (2026)
Apex è un thriller di sopravvivenza Netflix diretto da Baltasar Kormákur, con Charlize Theron nei panni di Sasha, un'alpinista che durante un viaggio solitario in Australia si ritrova a fare i conti con un predatore umano interpretato da Taron Egerton. Novantasei minuti di inseguimento nella wilderness australiana, con una regia che sa usare i paesaggi e due protagonisti che funzionano bene l'uno contro l'altra. Non reinventa il genere, ma fa quello che promette con una competenza che nel panorama dei thriller streaming non è affatto scontata. Giudizio: da guardare, possibilmente senza fare caso alla scelta iniziale di Sasha di fidarsi di uno sconosciuto.
PRO
- Charlize Theron è convincente dall'inizio alla fine, con una fisicità che si vede essere vera e non costruita in post-produzione
- Taron Egerton come antagonista funziona benissimo: abbastanza credibile da essere scomodo, abbastanza misterioso da non annoiare
- Kormákur usa i paesaggi australiani come se fossero personaggi veri, e il risultato si vede fotogramma per fotogramma
CONTRO
- Se stai cercando qualcosa che ti spieghi per bene chi sono i personaggi e cosa li ha portati fin lì, Apex non è particolarmente interessato a dartelo


