Apple TV ha diffuso nuovi dettagli su Star City, lo spin-off di For All Mankind, e stavolta la corsa alla Luna verrà raccontata da una prospettiva completamente diversa: quella sovietica. Non siamo davanti al solito progetto nato per spremere un marchio di successo, almeno sulla carta. La serie tornerà agli eventi delle prime stagioni di For All Mankind, ma li guarderà dall’altra parte della barricata, dove il programma spaziale dell’Unione Sovietica non era solo una questione scientifica. Era politica, propaganda, paura, controllo. E vite umane messe sotto pressione.
Questa è la parte che rende Star City interessante. For All Mankind è partita da una domanda semplice e fortissima: cosa sarebbe successo se i sovietici fossero arrivati sulla Luna prima degli americani? La serie madre ha seguito soprattutto la reazione degli Stati Uniti, la NASA, gli astronauti, le famiglie, le ferite pubbliche e private di una sconfitta che cambiava il corso della storia. Star City, invece, ribalta lo sguardo. Non racconta “un altro posto” tanto per allargare l’universo narrativo. Torna nello stesso periodo, dentro gli stessi eventi, ma prova a farci vedere cosa succedeva dietro le porte chiuse del programma spaziale sovietico.
Matt Wolpert, co-creatore e showrunner, ha spiegato che nella serie ci saranno diversi richiami a For All Mankind, piccoli dettagli pensati per chi conosce già la storia principale. Però l’idea non sembra quella di riempire gli episodi di strizzatine d’occhio per fan. Sarebbe troppo facile. Il materiale più forte è un altro: prendere personaggi e avvenimenti rimasti sullo sfondo e dare loro finalmente spazio.
Uno dei casi più importanti è quello di Anastasia Belikova, interpretata da Alice Englert. In For All Mankind, Anastasia viene ricordata come la prima donna ad aver messo piede sulla Luna. La vediamo quasi di passaggio: un volto in televisione, una notizia sui giornali, una figura storica dentro una linea temporale alternativa già piena di svolte enormi. Ma chi era davvero prima di diventare un simbolo? E cosa succede a una persona quando il suo corpo, il suo coraggio e persino la sua paura vengono trasformati in un messaggio politico?
Star City sembra voler partire proprio da lì. Non dalla medaglia, ma da tutto quello che c’è prima e dopo. Alice Englert ha descritto Anastasia con un’immagine molto potente: paura travestita da coraggio. Ed è una definizione che racconta bene il tipo di storia che Apple TV vuole proporre. L’eroismo, visto da lontano, sembra sempre ordinato, pulito, quasi inevitabile. Da vicino, però, può essere tremore, confusione, pressione, obbligo di non crollare mentre tutti si aspettano che tu sia perfetta.
Apple TV descrive Star City come un thriller paranoico, e questo cambia subito il tono della serie. Non avremo soltanto tute spaziali, capsule, addestramenti e grandi discorsi sul progresso umano. Il trailer suggerisce un clima molto più teso, in cui i cosmonauti non devono affrontare solo i rischi dello spazio, ma anche l’interesse costante dei servizi segreti e degli apparati di controllo sovietici. In pratica, il programma lunare diventa un posto dove ogni errore può diventare un problema politico e ogni successo può essere usato come propaganda.
Questa scelta può dare alla serie una forza tutta sua. Perché la corsa alla Luna, raccontata così, non è solo una gara tecnologica tra due superpotenze. È anche una storia di persone costrette a vivere dentro un sistema che pretende risultati, obbedienza e silenzio. Anastasia non sembra essere presentata come una semplice eroina da poster. Sembra una donna che deve capire chi è mentre il suo Paese la usa come prova vivente della propria superiorità.
Nel cast, oltre ad Alice Englert, ci saranno Rhys Ifans, Anna Maxwell Martin, Agnes O’Casey, Josef Davies, Solly McLeod, Adam Nagaitis, Ray Ashbourne Serkis e Priya Kansara. Alla guida troviamo Ben Nedivi e Matt Wolpert, già legati all’universo di For All Mankind. Questo è un buon segnale, perché la serie principale ha funzionato meglio proprio quando ha saputo unire la grande storia alternativa ai drammi personali. Quando guardavi la Luna, Marte o la NASA, ma alla fine restavi agganciato a una scelta privata, a una famiglia che si rompeva, a qualcuno costretto a pagare il prezzo di una decisione più grande di lui.
La domanda adesso è se Star City riuscirà a parlare anche a chi non ha seguito For All Mankind dall’inizio. In teoria sì, perché la prospettiva sovietica permette di costruire una storia autonoma, con personaggi, tensioni e conflitti propri. Però chi conosce la serie madre avrà sicuramente un piacere in più: riconoscere eventi già visti, scoprire cosa accadeva dall’altra parte e dare un volto a figure che prima erano rimaste quasi nell’ombra.
Star City arriverà su Apple TV il 29 maggio. E se manterrà davvero questa promessa da thriller spaziale e politico, potrebbe diventare qualcosa di più di un semplice spin-off. Potrebbe essere il modo più intelligente per tornare in un universo già amato senza ripetere la stessa formula. Stessa corsa alla Luna, sì. Ma stavolta con un altro battito, un’altra paura e un’altra bandiera piantata sulla polvere.
Tu che ne pensi: ti incuriosisce vedere la corsa alla Luna dal punto di vista sovietico o preferivi uno spin-off diverso di For All Mankind? Scrivilo nei commenti.


