Ari Aster ha nel cassetto una sceneggiatura per un prequel di Hereditary, ma per ora non sa che farne. Il regista lo ha rivelato durante un incontro all’American Cinematheque, spiegando di aver scritto una storia ambientata nello stesso universo del suo horror del 2018. La notizia è di quelle che fanno drizzare le antenne agli appassionati, perché Hereditary non è stato solo un film horror riuscito: è stato uno di quei titoli capaci di lasciare addosso una sensazione brutta, appiccicosa, difficile da scrollarsi via.
Aster, però, non sembra avere fretta. Anzi, ha detto chiaramente che non gli sembra mai il momento giusto. Ha specificato che si tratta di un prequel, non di un seguito, e ha ammesso di non sapere bene quale strada possa prendere il progetto. Tradotto in modo semplice: la sceneggiatura esiste, ma non c’è ancora un film in lavorazione.
E forse è proprio questo a rendere la notizia ancora più intrigante.
Perché Hereditary, uscito nel 2018 con A24, è diventato quasi subito un piccolo caso. Costato circa 10 milioni di dollari, ne ha incassati circa 83 milioni nel mondo. Numeri importanti per un horror così disturbante, lontano dal classico film fatto solo di salti sulla sedia e porte che sbattono. Aster ha costruito una storia più lenta, più familiare, più malata. Una discesa nel dolore, nel lutto e in qualcosa di molto più oscuro.
Il film seguiva la famiglia Graham, travolta dalla morte della nonna e poi da una serie di eventi sempre più inquietanti. Al centro c’erano Toni Collette, Alex Wolff, Milly Shapiro, Gabriel Byrne e Ann Dowd. E chi lo ha visto lo sa: Hereditary non era un horror da dimenticare dopo i titoli di coda. Ti restava in testa. Magari non dormivi male per una settimana, ma qualche immagine tornava fuori nei momenti peggiori. Tipo di notte, mentre vai in cucina a bere e ti sembra di vedere una sagoma nell’angolo. E niente, grazie Ari.
Il fatto che esista un prequel apre subito una domanda: cosa potrebbe raccontare?
La risposta più ovvia riguarda le radici della maledizione, il passato della famiglia, la figura della nonna Ellen e tutto ciò che nel film originale veniva suggerito più che spiegato. Hereditary funzionava anche perché non ti prendeva per mano. Ti lasciava mettere insieme i pezzi, spesso troppo tardi, quando ormai il danno emotivo era già fatto. Un prequel potrebbe chiarire molti dettagli, ma proprio per questo sarebbe anche rischioso.
Alcuni horror perdono forza quando spiegano troppo. Il mistero, se lo apri completamente, a volte diventa meno spaventoso. Hereditary viveva anche di zone d’ombra, di cose non dette, di quella sensazione continua che qualcosa fosse già successo molto prima dell’inizio del film. Un prequel dovrebbe stare attento a non trasformare l’incubo in un manuale di istruzioni.
Aster, da questo punto di vista, sembra consapevole del pericolo. Non è uno che tratta i suoi film come prodotti da allungare a caso. Dopo Hereditary ha diretto Midsommar, poi Beau Is Afraid e Eddington, continuando a costruire un cinema molto personale, spesso scomodo, a volte respingente, ma riconoscibile. Piaccia o no, quando guardi un suo film senti subito che non sta cercando solo di intrattenerti. Vuole portarti in una stanza chiusa e vedere quanto resisti prima di chiedere aria.
Durante l’incontro, Aster ha anche ricordato un dettaglio interessante sul primo Hereditary: il montaggio iniziale durava quasi tre ore. Alla fine il film è stato accorciato, con circa trenta scene tagliate, ma lui ha sempre difeso la versione uscita in sala. Secondo il regista, il film ha trovato il ritmo giusto così. Ed è difficile dargli torto, perché Hereditary funziona proprio per come dosa il disagio. Non corre, non ti aggredisce subito. Ti accompagna piano, poi ti lascia in un posto orribile.
Per ora, quindi, il prequel resta una promessa sospesa. Esiste una sceneggiatura, esiste un universo narrativo da cui si potrebbe tirare fuori altro materiale, ma non esiste ancora un progetto concreto. Aster non sa se sia il momento, e forse ha ragione a pensarci bene.
Perché tornare a Hereditary non sarebbe una mossa qualsiasi. Sarebbe come riaprire una ferita che molti spettatori non hanno mai dimenticato. Se fatto bene, potrebbe diventare uno degli horror più attesi degli ultimi anni. Se fatto male, rischierebbe di togliere mistero a un film che vive ancora proprio grazie alle sue ombre.
Tu vorresti vedere un prequel di Hereditary o preferisci che Ari Aster lasci quel film così com’è, chiuso nel suo incubo perfetto? Scrivilo nei commenti.


