Sabato sera su Rai 1 è successa una cosa bellissima. Arisa ha preso una canzone di Francesco De Gregori del 1982 e l’ha trasformata in qualcosa di così potente da vincere la seconda puntata di Canzonissima, il varietà condotto da Milly Carlucci che sta diventando uno degli appuntamenti più attesi del sabato sera. Ma non è stato solo il suo trionfo a far parlare – perché Vittorio Grigolo ha fatto alzare in piedi tutto il pubblico dell’Auditorium del Foro Italico con “O sole mio”, e la serata ha regalato emozioni su emozioni dall’inizio alla fine.
La seconda puntata era dedicata al tema “La dedica”: ogni cantante in gara doveva scegliere un brano non suo da dedicare a una persona, un ricordo o un momento importante della propria vita. Un format che sulla carta sembrava rischioso – perché chiedere agli artisti di mettersi a nudo con canzoni degli altri richiede coraggio – e che invece ha funzionato benissimo, forse meglio della prima puntata.
La serata si è aperta con un omaggio sentito a Gino Paoli, scomparso il 24 marzo all’età di 91 anni. Milly Carlucci lo ha ricordato come “il papà di tutti i cantanti e cantautori italiani”, e il pubblico in sala ha risposto con un silenzio carico di rispetto. Un inizio che ha dato subito il tono alla serata: una notte fatta di emozioni vere, non costruite.
Fausto Leali ha aperto le esibizioni in gara dedicando alla moglie Germana – il suo “punto fermo” – una versione graffiante di “Almeno tu nell’universo”, il brano che Mia Martini aveva portato al successo nel 1989. Una scelta coraggiosa per un uomo con quella voce, e il risultato ha convinto sia la giuria dei “Magnifici 7” che il pubblico in sala.
Poi è arrivato Vittorio Grigolo con “O sole mio”, e lì è successo qualcosa di raro in televisione. Il tenore ha dedicato il brano alla figlia Bianca Maria e ha cantato con quella voce che ti entra dentro e non ti lascia più. Il pubblico si è alzato in piedi, ha chiesto il bis, e Milly Carlucci ha detto che le “tremava la pelle”. Vale la pena ricordare che “O sole mio” è del 1898 – composta da Eduardo Di Capua con testo di Giovanni Capurro – e che aveva già vinto Canzonissima nel 1964. Più di sessant’anni dopo, fa ancora lo stesso effetto.
Elettra Lamborghini ha scelto “Alta marea” di Antonello Venditti, un brano con una storia interessante: è la reinterpretazione italiana di “Don’t Dream It’s Over”, canzone del 1986 del gruppo australiano Crowded House. Una scelta che ha sorpreso qualcuno, ma che Elettra ha difeso con la sua solita energia.
Irene Grandi ha rivisitato “La donna cannone” di De Gregori, pubblicata nel 1983, e ne ha fatto una versione che ha emozionato tutti. È uno di quei brani che sembrano scritti per durare secoli, e Irene lo ha trattato con il rispetto e la libertà che merita.
Paolo Jannacci ha portato sul palco “Vengo anch’io” come omaggio al padre Enzo, scomparso nel 2013. Un momento toccante, quello di un figlio che onora la memoria di un padre enorme della canzone italiana attraverso una delle sue canzoni più amate.
E poi è arrivato il momento di Arisa. La cantante ha scelto “La leva calcistica della classe ’68” di De Gregori – un brano del 1982 che racconta con una malinconia straordinaria la storia di ragazzi che giocano a calcio sapendo già che il sogno di diventare grandi campioni non si realizzerà mai. Una canzone sulla giovinezza, sulle aspettative, sulla distanza tra quello che sogniamo e quello che diventiamo. Arisa l’ha interpretata con una profondità e una delicatezza che hanno convinto tutti, e la giuria l’ha premiata portandola direttamente in finale, dove incontrerà “Il mio canto libero” di Fabrizio Moro, vincitore della prima puntata.
La serata ha avuto anche uno spazio ospiti molto forte. Vanessa Scalera – che il pubblico ama come protagonista di Imma Tataranni e che in questo momento è al cinema con due film, “Il bene comune” di Rocco Papaleo e “Il dio dell’amore” di Francesco Lagi – ha dedicato un monologo intenso ad Adriano Celentano, mescolando canzoni e prosa in un omaggio che ha colpito per la cura e la sincerità. E il cast di Notre Dame de Paris ha portato sul palco uno spettacolo con la forza scenica che solo un musical di quel livello sa dare.
Canzonissima si conferma come uno dei programmi più riusciti di questa stagione televisiva. Sei puntate totali, finale il 25 aprile, e ogni settimana una nuova “Canzonissima” che accede alla finale. Il format funziona perché mette al centro le canzoni vere, quelle che hanno fatto la storia della musica italiana, e le affida ad artisti che le trattano con rispetto e le fanno proprie senza snaturarle.
“La leva calcistica della classe ’68” nell’interpretazione di Arisa meritava di vincere, oppure pensi che Grigolo con “O sole mio” avrebbe dovuto portare a casa la serata? Scrivilo nei commenti – su questo il pubblico si sta già dividendo in modo molto netto.



Arisa meritava per aver rispettato il testo però dando una brillantezza utilizzando la sua voce cristallina potente ed ottima estensione