Prima di diventare Conan, Terminator, Dutch in Predator e l’uomo che ha trasformato “I’ll be back” in una frase da scolpire nel marmo, Arnold Schwarzenegger ha debuttato al cinema con Ercole a New York. Sì, proprio quel film. Una commedia fantasy del 1970 talmente strana, sgangherata e involontariamente comica da sembrare quasi una leggenda metropolitana. E invece esiste, si può recuperare anche in Italia e resta uno dei capitoli più curiosi della carriera di Schwarzenegger.
In Italia il film si intitola Ercole a New York. È disponibile tramite Lionsgate+ su Prime Video Channels, oppure a noleggio e acquisto su Amazon Prime Video. Esiste anche la scheda su Apple TV, dove compare con il titolo originale Hercules in New York. Quindi sì, se una sera vuoi vedere da dove è partito il futuro Terminator, puoi farlo senza dover cercare vecchie videocassette in un mercatino con odore di cantina e nostalgia.
E la cosa più divertente è che, nei titoli originali, Schwarzenegger non veniva nemmeno presentato come Arnold Schwarzenegger. Era accreditato come Arnold Strong “Mr. Universe”. Una scelta abbastanza comprensibile, almeno per l’epoca. Nel 1970, il cognome Schwarzenegger doveva sembrare un test di dizione per il pubblico americano. “Strong” era più corto, più vendibile, più da manifesto appeso fuori da un cinema di quartiere. Certo, col senno di poi fa sorridere parecchio.
Il film racconta una storia semplicissima e folle: Ercole si annoia sull’Olimpo, chiede a Zeus di poter scendere sulla Terra e finisce a New York. Da lì parte una serie di situazioni assurde, tra risse, incontri improbabili, equivoci, wrestling, criminali da quattro soldi e un combattimento con un orso che, diciamolo subito, non è esattamente il massimo del realismo cinematografico. Più che un fantasy epico, sembra una commedia girata con pochi soldi, molta incoscienza e una fiducia quasi commovente nel caos.
Schwarzenegger era giovanissimo, enorme, già impressionante dal punto di vista fisico, ma ancora lontanissimo dall’attore che avrebbe imparato a usare il proprio corpo, il proprio accento e la propria presenza come marchio di fabbrica. In Ercole a New York sembra spesso un culturista catapultato dentro una recita scolastica con ambizioni mitologiche. E questa, paradossalmente, è una delle ragioni per cui il film è rimasto nella memoria.
Non perché sia bello in senso classico. Anzi.
Ercole a New York viene spesso ricordato come un film brutto, goffo, pieno di momenti involontariamente ridicoli. Però è anche uno di quei brutti film che diventano irresistibili per motivi sbagliati. La recitazione è rigida, il ritmo è strano, le gag non sempre funzionano, alcune scene sembrano girate al volo per strada senza avvisare nessuno. Ma proprio questa povertà di mezzi gli dà un fascino tutto suo. Ha quella patina da cinema di serie B anni 70 che oggi, se sei nello stato d’animo giusto, può diventare quasi ipnotica.
La produzione cercò anche di “risolvere” il problema dell’accento austriaco di Schwarzenegger doppiando completamente la sua voce con quella di un attore americano. Il risultato, però, non migliorò molto le cose. Nelle versioni successive, soprattutto in home video, la voce originale di Arnold venne ripristinata, e forse è meglio così. Perché vedere il primo Schwarzenegger senza il suo accento è un po’ come vedere un Terminator che chiede permesso prima di entrare: qualcosa non torna.
Il bello di Ercole a New York è che oggi lo guardiamo sapendo cosa sarebbe successo dopo. Senza il futuro di Schwarzenegger, probabilmente il film sarebbe rimasto una curiosità sepolta tra mille commedie dimenticate. Ma siccome quel ragazzo accreditato come Arnold Strong sarebbe diventato una delle star più riconoscibili della storia del cinema d’azione, ogni scena acquista un valore diverso.
Lo vedi muoversi impacciato per New York e pensi: questo, tra qualche anno, diventerà Conan il barbaro. Poi Terminator. Poi Commando. Poi Predator. Poi un governatore della California, perché evidentemente una vita normale non era abbastanza interessante.
Il contrasto è meraviglioso.
Il film è anche un documento curioso della New York del periodo. Non la New York elegante da cartolina, ma quella più sporca, improvvisata, vissuta. Le scene girate in esterni hanno un’aria quasi da cinema rubato, con strade, passanti e luoghi reali che danno al film una consistenza involontaria. Non è raffinato, non è controllato, non è bello nel modo in cui vorrebbe esserlo. Però sembra vivo. E a volte, nei B-movie, questo conta più della perfezione.
Ercole a New York appartiene anche a quella tradizione di film mitologici con culturisti e atleti messi al centro della scena. Prima che il fantasy diventasse blockbuster pieno di effetti digitali, il corpo muscoloso era già una specie di effetto speciale. Schwarzenegger arriva da quel mondo lì: Mr. Universe, bodybuilding, fisicità estrema, presenza scenica prima ancora che recitazione. Il film sfrutta proprio questo. Non gli chiede di essere sottile. Gli chiede di essere Ercole. E, almeno dal punto di vista dei bicipiti, missione compiuta.
Certo, se lo guardi aspettandoti il grande Arnold, rischi di rimanere spiazzato. Questo non è l’attore carismatico e autoironico degli anni 80 e 90. È un Arnold ancora in costruzione, acerbo, quasi tenero nella sua rigidità. Però proprio per questo è interessante. Ti fa vedere l’inizio prima del mito. Il punto zero. La versione grezza di una carriera che poi avrebbe preso una direzione completamente diversa.
E poi, diciamolo, c’è qualcosa di divertente nel recuperare un film che la star stessa ha spesso trattato con un certo imbarazzo. Schwarzenegger ha costruito una filmografia piena di titoli iconici, ma il suo debutto resta questo oggetto strano: Ercole che litiga con Zeus, finisce a Manhattan, fa wrestling e saluta gli amici via autoradio. Sembra una cosa inventata da qualcuno dopo tre caffè e una notte insonne. Invece è cinema. O almeno una forma molto curiosa di cinema.
Ercole a New York non è un capolavoro nascosto. Non facciamo finta. Non è il film da rivalutare dicendo “in realtà era avanti di trent’anni”. No. È un B-movie sconclusionato, ingenuo, spesso assurdo. Però è anche un pezzo di storia pop. Perché da lì parte una delle carriere più incredibili di Hollywood.
E forse va guardato proprio con questo spirito. Non per scoprire un grande film, ma per vedere il primo passo di un attore che sarebbe diventato un’icona. Un passo storto, goffo, doppiato male e vestito da semidio. Ma pur sempre il primo.
Tu hai mai visto Ercole a New York o lo recupererai per curiosità dopo aver scoperto che è il debutto cinematografico di Arnold Schwarzenegger? Scrivilo nei commenti.


