Allora, parliamoci chiaro: se ami il cinema di Tarantino e ti sei sempre chiesto com’era Kill Bill nella sua forma originale, quella che il regista aveva davvero in mente prima che gli studios decidessero di tagliarlo in due, preparati. Perché il 5 dicembre arriva finalmente The Whole Bloody Affair, la versione integrale che unisce i due volumi in un unico, mastodontico film da oltre quattro ore. E non è solo questione di mettere insieme due pellicole che già conoscevi: c’è pure materiale inedito.
Diciamolo subito, questo non è il solito re-release per spillare qualche soldo ai nostalgici. Tarantino aveva sempre immaginato Kill Bill come un’opera unica, un’epopea di vendetta lunga quanto basta per raccontare la storia della Sposa senza dover interrompere il ritmo con cliffhanger e riassuntoni. Nel 2003 e 2004 i due volumi uscirono separati perché, beh, quattro ore e mezza di katane e sangue erano considerate un po’ troppo per il pubblico medio. Ma il regista non ha mai smesso di considerarlo un solo film. Tanto che nel 2006 lo proiettò a Cannes nella sua interezza, poi nel 2011 al New Beverly Cinema di Los Angeles (il suo cinema, tra l’altro), e quest’estate ha fatto un’altra proiezione speciale al Vista Theater. Sempre roba per pochi eletti, però. Ora finalmente Lionsgate lo distribuisce su larga scala negli Stati Uniti.
Ma cosa cambia davvero? Beh, anzitutto viene eliminato il finale in sospeso del Volume 1 – quello che ti lasciava lì, con la voglia di spaccare tutto perché dovevi aspettare mesi per vedere come andava a finire. Poi sparisce anche il riassunto iniziale del Volume 2, quello che serviva per rinfrescarti la memoria ma che, se guardi i due film di fila, diventa ridondante. Il montaggio diventa quindi più fluido, più organico, come doveva essere dall’inizio. E poi c’è la chicca: una sequenza animata di sette minuti e mezzo che non hai mai visto. Completamente inedita. Considerando quanto era fica la parte anime con la backstory di O-Ren Ishii, questa è roba da leccarsi i baffi.
Il cinema come doveva essere visto
Tarantino l’ha detto chiaro: “L’ho scritto e diretto come un unico film, e sono felicissimo di dare finalmente ai fan la possibilità di vederlo così come l’avevo immaginato”. E poi ha aggiunto, con quella sua solita enfasi: “Il modo migliore per vedere Kill Bill: The Whole Bloody Affair è al cinema, nel glorioso 70mm o 35mm. Sangue e violenza sul grande schermo in tutto il loro splendore!”.
Ecco, questo è un punto che vale la pena sottolineare. Alcune proiezioni saranno in pellicola, in 70mm e 35mm. Roba che oggi praticamente non si fa più, ma che per Tarantino è fondamentale. Il regista è sempre stato un purista della proiezione analogica, convinto che l’esperienza cinematografica debba avere quella grana, quella texture che il digitale non può replicare. E quando parli di un film pieno di schizzi di sangue, spade che luccicano e sequenze di combattimento coreografate alla perfezione, beh, la differenza si sente eccome.
Perché questo film è ancora importante
Passati vent’anni dall’uscita originale, Kill Bill rimane uno dei lavori più stilisticamente potenti di Tarantino. È un film che prende il linguaggio del cinema di genere – gli spaghetti western di Sergio Leone, i film di arti marziali di Shaw Brothers, il giallo all’italiana – e lo rimastica con una consapevolezza postmoderna che solo lui sa maneggiare senza sembrare pretenzioso. La fotografia di Robert Richardson passa dal bianco e nero ipersaturo delle scene iniziali ai colori accesi delle sequenze in Giappone, ogni frame è studiato come un quadro.
E poi c’è Uma Thurman. La Sposa non è solo un personaggio iconico, è un archetipo di resilienza e determinazione che ha lasciato il segno nell’immaginario collettivo. Beatrix Kiddo è una donna che attraversa l’inferno per riprendersi la sua vita, e il modo in cui Tarantino costruisce la sua vendetta – pezzo dopo pezzo, membro dopo membro della Deadly Viper Assassination Squad – è un esercizio di narrativa pura. Ogni confronto ha il suo ritmo, il suo tono, la sua ragion d’essere.
Il cast è una parade di caratteristi e volti riconoscibili: Lucy Liu nei panni della spietata O-Ren Ishii, Vivica A. Fox come Vernita Green, Michael Madsen che fa Budd con quella flemma da cowboy disilluso, Daryl Hannah perfetta nei panni dell’infida Elle Driver. E naturalmente David Carradine, che porta un’eleganza quasi shakespeariana al personaggio di Bill. Ogni attore porta il suo bagaglio di riferimenti – Carradine viene da Kung Fu, serie cult degli anni ’70 – e Tarantino li usa come tessere di un mosaico cinefilo gigantesco.
E in Italia?
Ora, la domanda da un milione di dollari: arriverà anche da noi? Al momento non ci sono conferme ufficiali per l’uscita italiana, e anzi, diverse fonti specializzate ritengono l’eventualità piuttosto improbabile. Il problema è che all’epoca i due Kill Bill furono distribuiti in Italia da Buena Vista, il marchio Disney che non esiste più, mentre oggi i diritti home video sono di Eagle Pictures. Insomma, una matassa complicata dal punto di vista dei diritti di distribuzione. Però, dai, incrociamo le dita. Se negli Stati Uniti il film incassa bene e c’è abbastanza rumore, magari qualcuno si convince a portarlo anche nei nostri cinema. Sarebbe un peccato perderselo.
Nel frattempo, se proprio non riesci ad aspettare, ci sono sempre i due volumi separati. Ma credimi, se hai la possibilità di vedere The Whole Bloody Affair come Tarantino lo aveva concepito, con quella sequenza anime inedita e senza interruzioni di sorta, è tutta un’altra cosa. È un po’ come la differenza tra leggere un romanzo a capitoli sparsi e leggerlo tutto d’un fiato: la storia resta la stessa, ma l’impatto cambia completamente.
Quindi, che ne pensi? Se dovesse arrivare anche in Italia, andresti a vederlo al cinema anche se conosci già i due film a memoria? Fammelo sapere qui sotto nei commenti, sono curioso di sapere quanti di voi sono pronti a quattro ore e mezza di katane, vendetta e stile tarantiniano puro.


