Artificial, il nuovo film di Luca Guadagnino su Sam Altman e sul terremoto interno a OpenAI, potrebbe non restare a lungo senza distribuzione. Dopo il passo indietro di Amazon MGM, Neon sarebbe interessata ad acquistare i diritti americani del film, quasi completato e inizialmente previsto per il 2027. La notizia è interessante non solo per il nome di Guadagnino, ma per il momento in cui arriva: Hollywood sta parlando sempre di più di intelligenza artificiale, ma sembra molto meno tranquilla quando deve raccontare i potenti che la controllano.
Il film ha un cast di quelli che fanno rumore. Andrew Garfield interpreta Sam Altman, il volto più noto di OpenAI. Monica Barbaro veste i panni di Mira Murati, Yura Borisov interpreta Ilya Sutskever e Ike Barinholtz dovrebbe apparire come Elon Musk. Nel cast viene citato anche Mark Rylance nel ruolo di Geoffrey Hinton, una delle figure più importanti nella storia dell’intelligenza artificiale. La sceneggiatura è firmata da Simon Rich, autore di Saturday Night Live, quindi non parliamo di un biopic freddo e istituzionale, ma di un racconto probabilmente satirico, nervoso e molto scomodo.
La storia ruota attorno a uno degli episodi più assurdi e discussi della Silicon Valley recente: il licenziamento improvviso di Sam Altman da OpenAI nel novembre 2023 e il suo ritorno pochi giorni dopo. Una vicenda che sembrava già scritta per il cinema. Un CEO cacciato dal consiglio di amministrazione, dipendenti in rivolta, investitori in allarme, comunicati confusi, trattative dietro le quinte e un rientro finale che ha cambiato gli equilibri dell’azienda. Il tutto mentre ChatGPT era già diventato uno dei prodotti tecnologici più influenti al mondo.
Il paragone più immediato è The Social Network. Anche lì c’era un genio tech, un’azienda destinata a cambiare il mondo, amicizie distrutte, soldi enormi e un ritratto non proprio tenero del protagonista. Artificial, però, sembra andare in una direzione ancora più cupa. Secondo alcune indiscrezioni circolate a Hollywood, il film sarebbe molto poco lusinghiero verso Altman e Musk, e avrebbe un tono quasi inquietante sul futuro dell’intelligenza artificiale. Non solo una storia di potere aziendale, quindi, ma anche una domanda più grande: cosa succede se le persone che guidano la tecnologia più potente del nostro tempo sono mosse da ambizione, paura, ego e interessi economici?
Il dettaglio che ha fatto esplodere il caso è il comportamento di Amazon MGM. Lo studio aveva in mano il film, poi ha deciso di lasciarlo andare. La versione ufficiale è diplomatica: Artificial sarebbe “meglio servito” da un altro distributore. Una frase elegante, ma inevitabilmente ambigua. Perché la decisione è arrivata dopo il rafforzamento dei rapporti tra Amazon e OpenAI, con un accordo enorme legato ai servizi cloud e all’intelligenza artificiale.
Non c’è una prova pubblica che Amazon abbia scaricato il film per proteggere il rapporto con OpenAI. Sarebbe scorretto dirlo come certezza. Però il sospetto è diventato inevitabile. Se uno studio possiede un film critico su Sam Altman e nello stesso periodo stringe un accordo miliardario con la società guidata da Altman, il conflitto d’interessi percepito diventa enorme. Anche perché il film non era un progetto embrionale da cancellare in silenzio: era quasi finito, con un regista di primo piano e un cast molto forte.
A questo punto entra in scena Neon. E la cosa avrebbe senso. Neon negli ultimi anni si è costruita un’identità molto chiara: film d’autore, titoli rischiosi, opere capaci di far parlare, campagne aggressive e un fiuto notevole per il cinema che può diventare conversazione culturale. Un film di Guadagnino su OpenAI, lasciato da Amazon in circostanze così discusse, sarebbe perfetto per una distribuzione che sa trasformare il rumore in curiosità.
Artificial potrebbe diventare uno di quei film che il pubblico va a vedere non solo per la trama, ma per capire cosa abbia spaventato così tanto l’industria. È un meccanismo potente: appena un’opera sembra troppo scomoda per una grande azienda, acquista subito un’aura diversa. Non è più solo “il film su Sam Altman”. Diventa “il film che Amazon non ha voluto distribuire”.
Guadagnino, poi, è un nome ideale per rendere tutto più interessante. Non è un regista da biopic piatto. Nei suoi film il desiderio, il potere, l’ambiguità e il disagio convivono spesso nella stessa scena. Se davvero Artificial è oscuro, sgradevole e poco rassicurante sul futuro dell’umanità, allora potrebbe essere molto più vicino al suo cinema di quanto sembri. Non una semplice cronaca tech, ma una storia su persone brillanti incapaci di controllare le conseguenze di ciò che hanno creato.
Il caso dice molto anche su Hollywood. Gli studios vogliono raccontare l’intelligenza artificiale, ma allo stesso tempo dipendono sempre di più dalle aziende tech. Amazon è sia piattaforma, sia studio, sia gigante del cloud. Netflix investe in tecnologia. A24 ha avviato collaborazioni legate all’AI. Le major hanno rapporti economici, infrastrutturali o strategici con lo stesso mondo che dovrebbero poter criticare. E allora la domanda diventa scomoda: chi racconterà davvero la Silicon Valley se la Silicon Valley è ormai dentro Hollywood?
Artificial rischia di diventare importante ancora prima di uscire. Non sappiamo se sarà un grande film. Non sappiamo se sarà corretto, equilibrato o troppo feroce. Però sappiamo già che tocca un nervo scoperto: il potere dell’intelligenza artificiale non è più fantascienza, è industria, politica, cultura, lavoro, cinema, informazione. Raccontare i suoi protagonisti senza renderli santi o visionari invincibili è forse necessario.
Adesso bisogna capire se Neon chiuderà davvero l’accordo e come deciderà di lanciare il film. Una distribuzione intelligente potrebbe trasformare Artificial in un evento per chi ama Guadagnino, per chi segue il mondo tech e per chi vuole capire quanto l’AI stia già cambiando Hollywood dietro le quinte.
Una cosa, però, è chiara: il film su Sam Altman ha già una storia da film. E forse è proprio questo il motivo per cui tutti ne stanno parlando.
Secondo voi Amazon ha fatto bene a lasciare Artificial a un altro studio o avrebbe dovuto distribuire il film senza paura? Scrivetelo nei commenti e diteci se andreste a vedere un biopic così oscuro su OpenAI.


