Al Bano Carrisi compie oggi 83 anni e, comunque la si pensi sul suo personaggio pubblico, c’è una cosa difficile da discutere: la sua voce è una delle più riconoscibili della musica italiana. Nato a Cellino San Marco il 20 maggio 1943, Al Bano ha attraversato decenni di televisione, Festival di Sanremo, successi internazionali, tournée, momenti privati dolorosissimi e rinascite artistiche. È uno di quegli artisti che sembrano esserci sempre stati. Come certi mobili di casa: magari ogni tanto dici “vabbè, però basta”, poi ti accorgi che senza di loro la stanza sarebbe più vuota.
E allora oggi vale la pena fermarsi un attimo e rendergli omaggio. Non con il solito elenco freddo di premi e canzoni, ma guardando il percorso di un ragazzo pugliese che a 16 anni lasciò gli studi magistrali e partì per Milano per inseguire un sogno enorme. Milano, per lui, non era solo una città. Era il posto dove provare a diventare qualcuno, seguendo idealmente le orme di Domenico Modugno, che veniva da San Pietro Vernotico, a pochi chilometri dalla sua Cellino.
Già questa immagine racconta tanto. Un adolescente del Sud che sale al Nord con la voce in tasca e la testa piena di musica. Sembra quasi l’inizio di un film italiano degli anni Sessanta, di quelli con la valigia leggera, la fame vera e una città che non ti aspetta, ma se sei bravo magari ti concede una possibilità.
Quella possibilità arrivò anche grazie al Clan di Adriano Celentano. Al Bano rispose a un annuncio e venne ingaggiato. Fu in quel periodo che scelse il nome con cui tutti lo conosciamo: Al Bano. Un nome semplice, spezzato, quasi scolpito. Non “Albano Carrisi” da documento d’identità, ma Al Bano, da palco, da copertina, da televisione accesa in salotto.
Il primo grande colpo arrivò nel 1967 con Nel sole, un successo enorme da oltre un milione di copie vendute. E qui si capisce subito una cosa: Al Bano non è diventato famoso piano piano, con piccoli passi timidi. È esploso. Nello stesso anno partecipò anche al tour italiano dei Rolling Stones. Sì, proprio loro. Detta così sembra una stranezza da quiz televisivo: Al Bano e i Rolling Stones nella stessa frase. E invece è successo. Una di quelle curiosità che ti fanno capire quanto la sua carriera sia più movimentata di quanto molti ricordino.
Poi è arrivata la lunga stagione dei successi, quelli che ancora oggi conoscono anche persone che magari non hanno mai comprato un suo disco. Felicità, Sharazan, Ci sarà, Nostalgia canaglia, È la mia vita, Libertà, Nel sole. Canzoni entrate nella memoria popolare, nel bene e nel male. Perché alcuni brani di Al Bano e Romina sono diventati quasi patrimonio da karaoke nazionale. Li senti partire e anche chi finge superiorità musicale dopo due secondi canticchia. Magari piano. Magari facendo finta di niente.
Il sodalizio con Romina Power è stato uno dei capitoli più forti della sua vita artistica e privata. Una coppia vera, non solo discografica. Insieme hanno costruito un immaginario fatto di amore, famiglia, canzoni pulite, sorrisi televisivi e successi all’estero. Nel 1984 vinsero Sanremo con Ci sarà, uno di quei brani che sembrano scritti apposta per restare addosso al pubblico. Prima ancora, nel 1982, con Felicità, avevano già piazzato una delle canzoni italiane più riconoscibili fuori dai nostri confini.
Ma Al Bano non è stato solo “quello di Felicità”. Questa è una riduzione comoda, ma un po’ ingiusta. La sua carriera ha avuto momenti molto diversi. Nel 1980 vinse il Kawakami Award al Yamaha Pop Festival di Tokyo. Due anni dopo ricevette in Germania il Golden Europe. Sempre nel 1982 stabilì un record in Italia piazzando contemporaneamente quattro canzoni in hit parade. Non proprio una passeggiata.
E poi c’è il rapporto con la voce, che è sempre stato il suo marchio più potente. Al Bano ha quella vocalità piena, alta, teatrale, a volte quasi lirica. Una voce che non chiede permesso: entra e occupa spazio. Può piacere o non piacere, certo. Però la riconosci subito. E nel mondo della musica non è poco. Anzi, è una delle cose più difficili.
Negli anni, infatti, ha provato anche strade più vicine alla musica classica. Si è esibito a Bad Ischl, in Austria, con Plácido Domingo e José Carreras, due nomi che non hanno bisogno di presentazioni. In quell’occasione ricevette anche il doppio disco di platino per Concerto Classico. Un’altra curiosità che spesso passa in secondo piano, perché la sua immagine televisiva tende a mangiarsi tutto il resto. Ma Al Bano, prima ancora di essere personaggio, è sempre stato voce.
Negli anni Novanta ha vissuto anche una nuova fase, più personale. Dopo la lunga storia con Romina, tornò da solista a Sanremo nel 1996 con È la mia vita, una canzone che per molti resta una delle sue interpretazioni più intense. Non aveva più solo il sapore del successo popolare: sembrava quasi una dichiarazione. Come se Al Bano dicesse al pubblico: “Sono ancora qui, ma adesso mi ascoltate in un altro modo”.
C’è anche un lato meno noto, quasi da autore dietro la camera da presa. Negli anni Novanta realizzò diversi video legati alle sue tournée, come Autoritratto, L’America perduta e Una vita emozionale. E poi Nel cuore del padre, un film dedicato al rapporto con suo padre Carmelo Carrisi, trasmesso da Rai 2. Questa parte racconta bene quanto le radici siano sempre state importanti per lui. Cellino San Marco non è mai rimasta solo la città natale: è diventata identità, rifugio, marchio personale, perfino racconto pubblico.
Al Bano ha anche continuato a tornare a Sanremo con una costanza quasi testarda. Nel perdono nel 2007, con testo di Renato Zero, arrivò seconda. Nel 2009 presentò L’amore è sempre amore. Nel 2011 fu la volta di Amanda è libera, con cui conquistò il terzo posto. Nel 2017 tornò ancora con Di rose e di spine. In totale, la sua presenza al Festival è una delle più longeve e riconoscibili della musica italiana.
A 83 anni, Al Bano resta un artista divisivo. C’è chi lo ama senza riserve, chi lo considera un simbolo di una certa Italia televisiva, chi lo prende in giro, chi lo difende, chi lo ascolta per nostalgia e chi magari lo riscopre solo quando parte una sua canzone in una serata tra amici. Ma forse è proprio questo il segno degli artisti popolari veri: non restano chiusi in una nicchia. Entrano nelle case, nei matrimoni, nei programmi TV, nelle feste, nelle discussioni da bar, nei ricordi di famiglia.
E oggi, nel giorno dei suoi 83 anni, la cosa più giusta è riconoscergli una carriera enorme. Non perfetta, non sempre elegante secondo i gusti di tutti, ma lunga, piena, resistente. Al Bano è partito da Cellino con una voce e un sogno. Ottantatré anni dopo, quella voce è ancora parte della storia italiana.
E tu quale canzone di Al Bano porteresti nella tua playlist ideale: Nel sole, Felicità, Ci sarà, È la mia vita o un brano meno conosciuto? Scrivilo nei commenti.

