Le parole possono fare male, anche a chi lavora da decenni sotto i riflettori. Lo sa bene Matthew Lillard, attore amatissimo dal pubblico per ruoli iconici come quelli in Scream, che ha deciso di raccontare come ha vissuto le critiche pubbliche di Quentin Tarantino. Critiche che, a distanza di mesi, continuano a far discutere non solo per il contenuto, ma per il modo diretto e tagliente con cui sono state espresse.
Tutto è iniziato lo scorso dicembre, quando Quentin Tarantino è stato ospite del podcast di Bret Easton Ellis. Durante la conversazione, il regista di Pulp Fiction ha parlato apertamente di alcuni attori che non apprezza. Prima ha citato Paul Dano, dicendo senza mezzi termini: “I don’t care for him”. Poi ha allargato il discorso ad altri nomi, aggiungendo: “I don’t care for Owen Wilson, I don’t care for Matthew Lillard”. Una frase secca, pronunciata senza spiegazioni, che ha immediatamente fatto il giro del mondo.
Paul Dano ha scelto il silenzio, lasciando che fossero altri a difenderlo. Molti colleghi di Hollywood hanno preso posizione a suo favore, mostrando solidarietà e rispetto. Matthew Lillard, invece, ha reagito in modo diverso. In un primo momento ha ammesso che quelle parole lo avevano ferito, arrivando anche a porsi una domanda molto diretta: Tarantino avrebbe detto la stessa cosa se si fosse trattato di un attore come Tom Cruise?
Ora, in una nuova intervista rilasciata a People, Lillard è tornato sull’argomento con grande sincerità. Ha spiegato che le parole di Tarantino lo hanno colpito perché, paradossalmente, lui ha sempre avuto una grande stima per il regista. “I think he’s a lovely filmmaker”, ha detto, chiarendo che per lui Tarantino è un autore importante, uno con cui avrebbe amato lavorare. Proprio per questo, l’impatto è stato più forte. “To just sort of get punched in the mouth just was kind of a bummer”, ha aggiunto, usando un’immagine molto chiara per descrivere quella sensazione improvvisa e dolorosa.
Non si tratta solo di orgoglio professionale. Quando un regista come Tarantino, noto per il suo stile diretto e per il suo peso nel cinema mondiale, esprime un giudizio così netto, l’effetto va oltre la singola opinione. Lillard lo sa bene. Nonostante una carriera lunga e variegata, quelle parole hanno toccato un punto sensibile. Non perché mettessero in discussione il suo talento, ma perché arrivavano da qualcuno che lui rispettava profondamente.
Eppure, da questa situazione è emerso anche qualcosa di positivo. Lillard ha raccontato che il sostegno ricevuto dopo le dichiarazioni di Tarantino è stato sorprendente e commovente. Fan, colleghi, amici e perfino sconosciuti hanno sentito il bisogno di fargli sapere quanto apprezzano il suo lavoro. L’attore ha usato un’immagine ironica ma molto efficace per descrivere quel momento: “It felt like I had died and was in heaven watching everyone send out their RIP tweets”.
Una frase che fa sorridere, ma che nasconde una verità profonda. Lillard ha spiegato che è stato come assistere al proprio funerale, restando però vivo e presente. “È come far parte del proprio wake”, ha detto, “seduto lì a vivere tutte le cose belle che la gente dice dopo che sei morto”. Un’esperienza strana, ma anche potente, perché gli ha permesso di vedere quanto affetto e quanta stima lo circondano davvero.
I messaggi non sono arrivati solo da grandi nomi del cinema. Lillard ha raccontato di essere stato fermato persino al centro commerciale, mentre era con i figli, da persone comuni che volevano dirgli quanto avessero amato i suoi film. Allo stesso tempo, sono arrivati attestati di stima da figure importanti dell’industria, come George Clooney, James Gunn e Mike Flanagan. Tutti pronti a dirgli quanto il suo lavoro abbia lasciato il segno.
Questa ondata di affetto ha aiutato l’attore a ridimensionare l’episodio. Le parole di Tarantino restano, certo, ma non definiscono una carriera né una persona. Lillard lo ha capito proprio grazie a quella reazione collettiva, che gli ha ricordato perché fa questo mestiere e quanto il suo lavoro sia arrivato alle persone.
Anche Paul Dano, nei giorni successivi, ha voluto ringraziare pubblicamente chi lo ha sostenuto. Ha detto di essere “incredibly grateful that the world spoke up for me so I didn’t have to”. Una frase che riassume bene il senso di questa vicenda. A volte, il silenzio è una scelta. Altre volte, parlare serve per condividere un’esperienza e trasformarla in qualcosa di costruttivo.
Alla fine, questa storia racconta molto più di una semplice critica. Parla di fragilità, di rispetto, di quanto le parole contino anche in un ambiente duro come Hollywood. E ricorda che dietro ogni nome famoso c’è una persona che ascolta, sente e, ogni tanto, soffre.
E tu cosa ne pensi delle parole di Tarantino e della reazione di Matthew Lillard? Scrivilo nei commenti e racconta la tua opinione.
Matthew Lillard addresses Quentin Tarantino criticizing his acting: “It hurts your feelings. It f—in’ sucks and you wouldn’t say that to Tom Cruise. You wouldn’t say that to somebody who’s a top-line actor in Hollywood.”
by u/mcfw31 in popculturechat


