Backrooms è diventato il nuovo caso horror del 2026. Il film A24 diretto da Kane Parsons, regista diventato famoso grazie ai suoi video su YouTube, ha superato i 100 milioni di dollari al box office americano in pochissimi giorni e ha già incassato oltre 125 milioni nel mondo. Per A24 è un risultato enorme, perché parliamo di uno studio abituato a costruire cult, non di una macchina da blockbuster stile Disney o Warner.
E la cosa buffa, o forse bellissima, è che tutto parte da un’idea nata online. Backrooms non arriva da un romanzo famoso, da un fumetto storico o da un marchio spremuto fino all’ultima briciola. Nasce da quell’immaginario strano e disturbante fatto di corridoi giallastri, stanze vuote, luci al neon, moquette umida e quella sensazione terribile di essere finiti in un posto dove non dovresti stare.
Un incubo da ufficio abbandonato, praticamente. Che detta così sembra quasi una riunione condominiale alle 21:30, ma con più ansia.
Kane Parsons, da YouTube al record con A24
Il nome da tenere d’occhio è Kane Parsons. Ha appena 20 anni e prima del film aveva già conquistato una community enorme con i suoi video dedicati ai Backrooms. Quei filmati, costruiti con atmosfera found footage e un uso molto intelligente degli effetti visivi, avevano trasformato una creepypasta in qualcosa di più riconoscibile: un universo.
A24 ha capito il potenziale e ha deciso di puntarci. Scelta rischiosa? Sì. Scelta vincente? A giudicare dai numeri, parecchio.
Il film ha debuttato con oltre 81 milioni di dollari negli Stati Uniti nel primo weekend, diventando il miglior esordio di sempre per A24. Poi, con gli incassi dei giorni successivi, ha superato la soglia dei 100 milioni domestici, un traguardo mai raggiunto prima dallo studio in quei termini. A livello globale, il film è già oltre quota 125 milioni.
Numeri che fanno ancora più effetto se pensiamo alla natura del progetto. Non è il classico film costruito per piacere a tutti. È un horror strano, atmosferico, legato a un immaginario molto preciso. Eppure il pubblico ha risposto in massa.
Di cosa parla Backrooms?
La storia segue una donna che decide di avventurarsi in una dimensione oltre la realtà dopo la scomparsa del suo terapeuta. Da lì entra in un mondo fatto di spazi senza logica, stanze infinite e presenze inquietanti. Il cast include Chiwetel Ejiofor, Renate Reinsve, Mark Duplass e Finn Bennett.
Il fascino dei Backrooms sta proprio nel tipo di paura che mette in scena. Non è solo “c’è il mostro, scappa”. Certo, il pericolo c’è. Però il vero disagio nasce dall’ambiente. Quei luoghi sembrano familiari e sbagliati allo stesso tempo. Sembrano uffici, corridoi di hotel, sale d’attesa, magazzini. Posti normali, ma svuotati di ogni presenza umana.
È l’horror del “non dovrei essere qui”.
E forse funziona così bene perché parla una lingua che internet conosce benissimo. I Backrooms sono liminali, strani, virali, facili da riconoscere in una foto e difficili da spiegare senza sembrare un po’ pazzi. Sono perfetti per TikTok, YouTube, Reddit, meme e teorie infinite. A24 ha preso quell’energia e l’ha portata in sala.
A24 trova un successo enorme senza inseguire i soliti franchise
Il successo di Backrooms dice anche qualcosa sul momento che sta vivendo il cinema. Da una parte abbiamo franchise giganteschi che non sempre riescono più a creare entusiasmo automatico. Dall’altra ci sono horror più piccoli, più strani, più economici, capaci di attirare pubblico perché danno una sensazione di novità.
Backrooms sta facendo parlare anche perché ha superato aspettative enormi e, secondo diversi report, sta tenendo testa a titoli molto più costosi. Insieme ad altri horror recenti, conferma una cosa abbastanza chiara: il pubblico non vuole solo universi narrativi infiniti e sequel programmati per i prossimi dieci anni. Vuole anche idee riconoscibili, forti, magari sporche, magari imperfette, ma capaci di accendere curiosità.
A24 lo sa fare bene. Lo ha già dimostrato con film molto diversi tra loro, da Hereditary a Talk to Me, fino al successo clamoroso di Everything Everywhere All at Once agli Oscar. Backrooms però sembra un passo ancora diverso, perché unisce cinema horror, cultura web e pubblico giovane in modo molto diretto.
Il nuovo horror viene da internet?
Questa è forse la parte più interessante. Backrooms non è solo un film che incassa tanto. È il segnale che le idee nate online possono diventare cinema popolare senza perdere per forza la loro identità. Certo, il rischio di addomesticare tutto esiste sempre. Hollywood vede un fenomeno, lo compra, lo lucida, lo rende più facile da vendere e magari gli toglie l’anima.
Per ora, però, il pubblico sembra aver premiato l’operazione. Kane Parsons è passato da YouTube a un film A24 capace di battere record al botteghino. Non male per una storia fatta di corridoi vuoti e ansia fluorescente.
Il dato più bello, almeno per chi ama l’horror, è che il genere continua a essere uno dei pochi territori dove si può ancora rischiare. Non servono sempre budget enormi. Serve un’idea che ti rimanga addosso. Backrooms ce l’ha, perché trasforma uno spazio banale in un incubo riconoscibile.
E adesso viene la domanda inevitabile: siamo davanti a un singolo caso fortunato o all’inizio di una nuova fase, in cui l’horror nato dal web diventa materiale da grande schermo?
Secondo voi Backrooms merita tutto questo successo o il pubblico si è fatto trascinare troppo dall’hype nato online? Scrivetelo nei commenti.


