La polemica esplosa dopo i BAFTA Film Awards 2026 non riguarda solo una frase tagliata, ma qualcosa di più profondo. Quando la BBC ha deciso di eliminare le parole “free Palestine” dal discorso di Akinola Davies Jr., vincitore del premio per il miglior esordio britannico con My Father’s Shadow, ha riacceso un dibattito che in realtà covava da tempo. Un dibattito che riguarda i Pro Pal, la ripetizione degli slogan politici e la stanchezza di una parte crescente del pubblico.
Davies Jr., sul palco del Royal Festival Hall di Londra, aveva pronunciato un discorso intenso ma composto. Non urlato, non provocatorio. Parlava di migranti economici, di persone in fuga dai conflitti, di chi vive sotto occupazione, dittature e persecuzioni. Invitava a conservare le storie, a non dimenticare i volti e le vite. Solo nel finale citava diversi luoghi del mondo, chiudendo con “free Palestine”. Una frase che, nella versione trasmessa dalla BBC due ore dopo, è semplicemente sparita.
In televisione è andata in onda solo la parte iniziale del discorso, quella più neutra e personale. Nessun riferimento politico, nessun accenno alla Palestina. Una scelta che ha provocato indignazione immediata sui social, dove in molti hanno parlato apertamente di censura. E dal punto di vista formale, il termine non è fuori luogo: il discorso è stato modificato senza spiegazioni ufficiali.
Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo.
Negli ultimi anni, soprattutto in Occidente, i Pro Palestina sono diventati una presenza costante in ogni evento culturale. Premi cinematografici, concerti, festival, conferenze, manifestazioni sportive. Sempre gli stessi slogan, sempre le stesse parole. Per molti è una battaglia giusta, necessaria, urgente. Per altri, però, questa esposizione continua ha prodotto un effetto diverso: saturazione.
Sempre più persone iniziano a farsi una domanda scomoda, che raramente viene detta ad alta voce. Perché si parla quasi esclusivamente della Palestina e non con la stessa forza di Sudan, Iran o Congo? Perché alcune tragedie diventano centrali e altre restano ai margini, nonostante migliaia di morti, repressioni violente e crisi umanitarie devastanti?
Questo non significa negare ciò che accade in Palestina. Significa riconoscere che il pubblico percepisce una selezione delle cause, una sorta di gerarchia del dolore. Ed è proprio qui che nasce la stanchezza verso i Pro Pal. Non tanto per il contenuto, quanto per la ripetizione ossessiva e per l’assenza di equilibrio.
Probabilmente anche la BBC si muove dentro questo clima. Un clima in cui ogni parola rischia di diventare una miccia, ogni frase un caso politico, ogni slogan un boomerang. Ma capire il contesto non significa giustificare la scelta.
Tagliare una frase pronunciata durante un discorso di ringraziamento resta un errore. Perché una televisione pubblica non dovrebbe riscrivere a posteriori ciò che un artista dice sul palco, soprattutto quando quel messaggio è coerente con il suo lavoro. My Father’s Shadow è un film che parla di politica, memoria, identità e conflitto. Il discorso di Davies Jr. era in linea con il senso dell’opera.
Il problema diventa ancora più evidente se si guarda al resto della serata. Durante i BAFTA, alcuni episodi controversi provenienti dal pubblico sono stati trasmessi integralmente, compreso l’uso di parole pesanti. In quel caso, il conduttore Alan Cumming è intervenuto spiegando il contesto, ricordando che si trattava di manifestazioni involontarie legate alla Sindrome di Tourette, e chiedendo comprensione.
Il messaggio è stato chiaro: spiegare, contestualizzare, non tagliare.
Perché allora non fare lo stesso con il discorso di Davies Jr.? Perché non lasciare la frase e, semmai, spiegare che si tratta di una posizione personale? Il risultato, invece, è stato un taglio silenzioso, che ha dato l’impressione di voler evitare il tema piuttosto che affrontarlo.
È possibile che i Pro Pal abbiano stancato una parte del pubblico. È possibile che lo slogan “free Palestine”, ripetuto ovunque, abbia perso forza e abbia iniziato a generare fastidio. Ma la risposta non può essere la censura, soprattutto in un contesto che celebra la libertà artistica e la pluralità delle voci.
Eliminare una frase non riduce il conflitto, non calma le tensioni e non rende il dibattito più maturo. Al contrario, alimenta la sensazione che esistano temi accettabili e temi da evitare, cause di serie A e tragedie di serie B.
Il caso BAFTA mostra un problema più grande di una singola frase. Mostra una difficoltà crescente nel gestire il dissenso, la stanchezza del pubblico e la paura di esporsi. E dimostra che, anche quando un messaggio può risultare ripetitivo o divisivo, tagliarlo resta la scelta sbagliata.
Tu cosa ne pensi? È comprensibile la stanchezza verso i Pro Palestina o la BBC ha comunque superato un limite? Scrivilo nei commenti e dimmi la tua.


