Balls Up – Palle al sicuro è uno di quei film che partono da un’idea scema ma non per forza sbagliata. Due uomini del marketing arrivano in Brasile per piazzare un preservativo come sponsor dei Mondiali, combinano un disastro durante una partita contro l’Argentina e da lì inizia una fuga tra tifosi furiosi, criminali e figure di potere poco rassicuranti. Diretto da Peter Farrelly, con Mark Wahlberg e Paul Walter Hauser, il film è uscito su Prime Video il 15 aprile 2026 e dura 1 ora e 46 minuti.
Il problema, per me, è che Balls Up – Palle al sicuro ha in mano un’idea che poteva diventare una commedia molto più cattiva e molto più intelligente di quello che poi è davvero. Non sto dicendo “intelligente” nel senso elegante o raffinato. Sto dicendo che aveva tra le mani un contesto fortissimo, quasi perfetto per una satira grossolana ma con un minimo di sostanza: il calcio come religione civile, l’assurdità del tifo portato all’estremo, la violenza che nasce quando uno sport smette di essere un gioco e diventa un’ossessione collettiva. Il film questo problema lo sfiora, lo annuncia, ma poi non ci affonda mai davvero i denti.
Ed è un peccato, perché il punto di partenza non era male. Se perdi una finale mondiale contro l’Argentina, per il pubblico brasiliano non è una sconfitta qualsiasi. È una ferita enorme, anche simbolica. E se il film voleva raccontare due americani idioti travolti da una rabbia nazionale che non capiscono, il materiale c’era tutto. Il Brasile ha ancora addosso il trauma del 1950, quando al Maracanã perse in casa contro l’Uruguay quella che per tutti era già stata preparata come una festa. Prima segnò Friaça per il Brasile, poi arrivarono Schiaffino e Ghiggia a ribaltare la partita, in quello che la FIFA ancora oggi racconta come uno degli shock più grandi della storia del calcio. Quel trauma ha perfino un nome: Maracanazo.
Ecco, Balls Up – Palle al sicuro avrebbe potuto usare molto meglio questo immaginario. Avrebbe potuto far capire che la furia dei tifosi non nasce solo dal caos di una partita rovinata, ma da una storia calcistica che in Brasile pesa ancora come un lutto nazionale. Invece il film trasforma quasi tutto in un inseguimento abbastanza meccanico, dove il Brasile finisce per sembrare solo un posto pieno di gente pronta a inseguirti e ammazzarti. E questo, oltre a essere pigro, rende la commedia più povera. Perché non basta mettere i protagonisti in fuga per creare tensione o comicità. Serve anche capire da dove nasce quella rabbia, o almeno provarci.
L’inizio, comunque, qualche sorriso lo strappa. La gag della mascotte colpita nel punto più ovvio possibile è scema nel modo giusto, e almeno chiarisce da subito il livello del film. Qui non si va per il sottile. Il problema è che dopo quei primi minuti Balls Up – Palle al sicuro si adagia. Continua a correre, a urlare, a spostare i personaggi da una situazione assurda all’altra, ma raramente costruisce scene che restino davvero in testa. È come se il film pensasse che basti l’energia. Invece no. Una commedia del genere ha bisogno di ritmo, di precisione, di battute giuste. Qui, troppo spesso, c’è solo confusione.
Mark Wahlberg non mi ha convinto. Il suo personaggio dovrebbe essere uno che sa vendere, parlare, cavarsela con le parole. Ma Wahlberg dà sempre l’impressione di restare un po’ fuori da quella brillantezza lì. Non è una questione di talento in generale. È proprio che questo ruolo gli sta addosso male. Paul Walter Hauser, invece, è molto meglio. Ha qualcosa di scomposto, di imprevedibile, di più umano anche quando il personaggio è ridicolo. E infatti ogni volta che il film sembra svegliarsi un po’, di solito c’entra lui.
Quello che mi ha lasciato più perplesso è che il film sembra quasi avere paura di andare fino in fondo con il suo discorso sul calcio. Aveva la possibilità di dire una cosa semplice ma forte: il calcio è bellissimo proprio perché è un gioco, ma quando ci metti dentro la violenza, il nazionalismo isterico e il bisogno di trovare un nemico da punire, smette di essere sport e diventa una deformazione collettiva. Balls Up – Palle al sicuro ci gira attorno, però poi preferisce rifugiarsi nella commedia d’inseguimento, nelle urla, nelle botte, nelle gag a tema sessuale. E così perde spessore.
Non dico che dovesse diventare un trattato sociologico, per carità. Doveva restare una commedia demenziale. Però poteva essere una commedia demenziale con qualcosa da dire, anche senza prendersi troppo sul serio. Invece rimane a metà strada. Non è abbastanza folle da diventare memorabile, e non è abbastanza lucida da rendere davvero interessante quello che sfiora.
Alla fine Balls Up – Palle al sicuro si guarda, ogni tanto fa sorridere, ma lascia la sensazione di un’occasione sprecata. Aveva un contesto perfetto, una rivalità calcistica fortissima, una ferita storica che bastava evocare meglio per dare peso a tutto il resto. E invece si limita a usarla come sfondo per una fuga che, dopo un po’, gira a vuoto. Il titolo promette più caos di quello che il film riesce davvero a trasformare in risate.


