Barbra Streisand ha ricevuto la Palma d’Oro onoraria al Festival di Cannes 2026, ma non ha potuto ritirarla di persona. L’icona americana, 84 anni, ha cancellato il viaggio sulla Croisette per via di un infortunio al ginocchio, però ha mandato un video alla cerimonia di chiusura del 23 maggio. E in pochi secondi è bastato il suo “Merci beaucoup” per ricordare a tutti una cosa semplice: quando parli di Streisand, non parli solo di una star. Parli di una carriera che ha attraversato cinema, musica, teatro, regia, produzione e immaginario pop con una forza rarissima.
La Palma d’Oro onoraria le è stata assegnata per il suo contributo al cinema. Cannes aveva annunciato l’omaggio come uno dei momenti forti della 79ª edizione, insieme agli altri riconoscimenti onorari consegnati a Peter Jackson e John Travolta. Il Festival aveva preparato un tributo durante la cerimonia finale, condotta da Eye Haïdara, ma pochi giorni prima era arrivata la notizia dell’assenza: i medici avevano consigliato a Streisand di non viaggiare mentre proseguiva il recupero dall’infortunio al ginocchio.
Peccato, certo. Perché vedere Barbra Streisand sul palco di Cannes avrebbe avuto un peso diverso. Lei, davanti alla platea del Grand Théâtre Lumière, con tutta quella storia addosso. Sarebbe stata una di quelle immagini da archivio, da rivedere tra vent’anni con la solita frase: “Guarda che momento”. Però il video ha funzionato lo stesso. Anzi, forse ha reso tutto più intimo, meno da passerella e più da ringraziamento sincero.
A introdurla è stata Isabelle Huppert, dopo un montaggio dedicato alla sua carriera. E non è una scelta casuale. Huppert è una figura enorme del cinema europeo, una donna che ha costruito la propria immagine sulla forza, sull’intelligenza, sul rischio. Presentare Streisand, in quel contesto, significava mettere in dialogo due idee di cinema diverse ma ugualmente potenti: da una parte la diva americana capace di cantare, recitare, dirigere e produrre; dall’altra una delle attrici europee più rigorose e imprevedibili. Un incrocio bellissimo, molto Cannes.
Nel suo tributo, Huppert ha ricordato anche Yentl, film che Streisand ha diretto, scritto, prodotto e interpretato dopo anni di ostacoli. Ed è forse il titolo più giusto da citare quando si parla della sua grandezza cinematografica. Perché Yentl non è solo un film nella sua carriera. È quasi una dichiarazione d’identità. Una donna che vuole studiare, capire, scegliere, non essere solo guardata. E una donna, Streisand, che nella Hollywood di allora ha dovuto lottare per avere il controllo del proprio racconto.
Questa è la parte che rende la Palma d’Oro onoraria così meritata. Barbra Streisand non è stata soltanto una voce gigantesca o un volto amatissimo. È stata una delle poche artiste capaci di occupare più spazi insieme, quando per una donna era già complicato essere presa sul serio in uno solo. Attrice, cantante, regista, produttrice, autrice. Una figura ingombrante nel senso migliore: impossibile da ridurre a una categoria comoda.
Certo, per molti resta prima di tutto la star di Funny Girl, il film che le regalò l’Oscar e la trasformò in un nome mondiale. Per altri è la voce di The Way We Were, il volto romantico e malinconico accanto a Robert Redford. Per altri ancora è la regista di Yentl, o l’artista che ha portato avanti una carriera musicale gigantesca senza mai separarla del tutto dal cinema. Il punto è proprio questo: con Streisand ognuno ha una porta d’ingresso diversa.
E Cannes, premiandola adesso, non sta solo consegnando un riconoscimento alla carriera. Sta dicendo: questa donna ha lasciato un segno nel modo in cui il cinema guarda le interpreti, le autrici e le figure femminili capaci di decidere per sé. Non una donna-oggetto, per usare il senso del tributo di Huppert, ma una donna-soggetto. Una persona che pensa, desidera, sceglie, rischia.
Nel video di ringraziamento, Streisand ha parlato del cinema come di una comunità capace di unire, chiudendo con un saluto affettuoso: “Merci beaucoup” e “Vive le cinéma”. Frasi semplici, ma in quel contesto hanno avuto un sapore speciale. Perché Cannes è anche questo: un luogo pieno di vanità, abiti, applausi, polemiche e classifiche, ma poi ogni tanto arriva un momento in cui tutto si ferma e resta solo il cinema.
La serata, tra l’altro, ha visto anche il trionfo di Cristian Mungiu, che ha vinto la Palma d’Oro 2026 con Fjord, tornando al massimo riconoscimento di Cannes dopo il successo del 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Ma l’omaggio a Streisand è stato uno di quei momenti paralleli che non competono con il palmarès: stanno da un’altra parte. Sono meno legati alla gara e più alla memoria.
Ed è giusto così. Perché una Palma d’Oro onoraria non serve a dire “hai vinto una competizione”. Serve a dire: ti abbiamo vista, ti abbiamo ascoltata, sappiamo cosa hai rappresentato. E nel caso di Barbra Streisand questa frase ha un peso enorme.
La sua assenza fisica ha lasciato un piccolo vuoto, inutile negarlo. Ma forse ha reso ancora più evidente la sua presenza simbolica. Non c’era sul palco, eppure era lì. Nel montaggio, nelle parole di Huppert, negli applausi, nella sua voce in video, in quella formula finale che sembra quasi una benedizione laica: viva il cinema.
E tu cosa ne pensi? Barbra Streisand meritava da tempo una Palma d’Oro onoraria a Cannes oppure avresti preferito vedere premiata un’altra icona del cinema? Scrivilo nei commenti.



Assolutamente giusto e dovuto questo Premio ad una artista ed una donna direi UNICA. Grazie per averle dato anche questo riconoscimento, che nella stagione più tarda della vita non dimentica ma anzi esalta il cammino eccezionale di una vera ARTISTA a 360 gradi: lo dico col mio cuore d’artista che l’ha sempre amata ammirata seguita direi quasi respirata!!!.