Miley Cyrus ha pubblicato Bass Persuades, primo singolo del nuovo album in uscita il 18 settembre, e stavolta sembra aver costruito la canzone proprio per farti muovere. Un basso insistente, sintetizzatori anni ’80, un ritornello che entra in testa velocemente e un messaggio molto semplice: siamo sempre davanti a uno schermo e abbiamo quasi dimenticato quanto sia bello lasciarsi trascinare dalla musica. Il brano è uscito il 3 settembre insieme al video ufficiale diretto da Mert Alas.
A un primo ascolto Bass Persuades funziona parecchio. Non cerca di stupire attraverso una struttura complicata e non ha bisogno di un’esplosione nel ritornello per farsi ricordare. Lavora piuttosto sulla ripetizione, sul ritmo e soprattutto su una linea di basso che diventa praticamente il motore della canzone.
C’è del dance-pop, ma il suono non è quello patinato di Flowers. Pitchfork ci sente anche un’influenza post-punk, mentre NME sottolinea la presenza di sintetizzatori anni ’80. Le due definizioni, ascoltando il pezzo, possono tranquillamente convivere: Bass Persuades ha qualcosa di retrò senza sembrare una copia nostalgica di una canzone uscita quarant’anni fa.
Anche la voce di Miley fa parecchio. Negli anni è diventata più ruvida e riconoscibile e in un brano costruito sul groove non ha bisogno di mostrare continuamente la propria estensione. Entra nel ritmo, lo accompagna e poi lascia che sia proprio quel basso citato nel titolo a fare gran parte del lavoro.
Il significato è più interessante di quanto possa sembrare ascoltando soltanto il ritornello.
Miley guarda una generazione incollata al telefono e si domanda, in sostanza, perché abbiamo smesso di ballare. Nel testo parla esplicitamente degli occhi fissi sullo schermo e richiama persino l’epoca di MTV, contrapponendo quell’esperienza collettiva della musica alla fruizione molto più solitaria e distratta di oggi. A un certo punto invita ad andare “analogici”, a guardare fuori dalla finestra e accorgersi nuovamente di ciò che abbiamo intorno.
Non sembra però una predica contro gli smartphone. Sarebbe anche piuttosto curioso per una popstar che vive inevitabilmente attraverso social, streaming e comunicazione digitale.
L’idea è più giocosa: Miley non vuole convincerti con un discorso, perché sarà il basso a persuaderti. Da questo nasce il titolo Bass Persuades. La musica arriva prima del ragionamento, ti prende fisicamente e magari per tre minuti riesce a farti dimenticare le notifiche.
Nel ritornello insiste sul fatto che i ragazzi non vogliono più ballare e li invita a lasciarsi andare alla notte e ad avvicinarsi fisicamente. Il ballo diventa quindi anche una risposta alla distanza: meno schermi, più persone davanti a noi.
È un concetto che Miley aveva anticipato presentando l’album. Per lei la musica ci afferra, la sentiamo, la cantiamo, qualche volta la balliamo e poi continuiamo con la nostra vita. Può essere potente e vulnerabile, dolce e forte. Bass Persuades sarà il suo decimo album in studio e arriverà il 18 settembre per Atlantic Records.
C’è anche un cambiamento curioso che accompagna questa fase della carriera: professionalmente Miley Cyrus sta utilizzando semplicemente Miley. Il cognome è scomparso dalla nuova identità artistica, quasi a sottolineare l’inizio di una fase differente.
Il video traduce bene il concetto della canzone.
Diretto dal fotografo e regista Mert Alas, porta Miley dentro un club di poker a New York e trasforma progressivamente l’ambiente in uno spazio dominato dalla musica e dal movimento. L’estetica richiama anche la leather culture, con un’immagine più scura e fisica rispetto a quella di alcune sue precedenti ere discografiche.
Non servono effetti giganteschi. Miley deve essere il centro della scena e il video deve fare essenzialmente quello che racconta il pezzo: invitare le persone a muoversi. La scelta funziona perché immagine e canzone sembrano appartenere allo stesso progetto, anziché dare l’impressione di un videoclip costruito successivamente intorno a un singolo già pronto.
Anche musicalmente si sente che Bass Persuades è stata progettata pensando alla capacità di rimanere in testa. Il titolo diventa una frase musicale, il ritornello utilizza poche idee facilmente riconoscibili e il basso continua a riportarti nello stesso punto. Dopo un paio di ascolti è difficile non ricordare almeno la melodia centrale.
E questo, per un primo singolo pop, conta parecchio.
Non significa che Miley abbia realizzato la canzone più complessa della sua carriera. Anzi, probabilmente parte della sua efficacia nasce proprio dal contrario. Sa esattamente quale sensazione vuole creare e non aggiunge elementi soltanto per dimostrare qualcosa. È orecchiabile senza sembrare infantile, ballabile senza diventare anonima e abbastanza particolare da distinguersi dal pop radiofonico più prevedibile.
C’è poi l’album. La scaletta annunciata comprende dieci brani, tra cui Different Religion con i Model/Actriz, Let’s Get Married, Orbit, Aftermath, REDLIGHTS, Neon Signs con Andrew Wyatt, Innocent Ways e Snow, oltre a un remix della title track.
Miley porterà inoltre questa nuova fase dal vivo al Hollywood Bowl di Los Angeles a ottobre, dando finalmente a Bass Persuades la possibilità di dimostrare ciò per cui sembra essere stata pensata: funzionare davanti a migliaia di persone che ballano insieme.
Per ora il primo assaggio convince. Bass Persuades non cerca di reinventare Miley, ma prende la sua voce, un basso irresistibile, un po’ di anni ’80 e un ritornello studiato benissimo e li mette al servizio di una canzone che fa esattamente ciò che promette: prova a persuaderti a ballare.
E tu hai già ascoltato Bass Persuades? Ti è entrata subito in testa oppure preferivi il sound di Miley in Flowers e Something Beautiful? Scrivici nei commenti cosa ne pensi.


