Il nuovo Baywatch arriverà su Fox a gennaio 2027 e la cosa più interessante è che non sarà un semplice reboot buttato lì per sfruttare un titolo famoso. Sarà, di fatto, un sequel della serie originale: al centro della storia ci sarà Hobie Buchannon, il figlio di Mitch Buchannon, lo storico guardaspiaggia interpretato da David Hasselhoff. Solo che Hobie non sarà più il bambino o il ragazzo che i fan ricordano. Sarà adulto, avrà il volto di Stephen Amell e sarà diventato capitano dei bagnini di Baywatch.
E questa scelta, almeno sulla carta, ha senso. Perché Baywatch non è solo una serie sui salvataggi in spiaggia. È un pezzo enorme di cultura pop anni Novanta: costumi rossi, corse in slow motion, sole californiano, drammi sentimentali, pericoli in mare e quella sigla, I’m Always Here, che appena parte ti fa comparire mentalmente Pamela Anderson che corre verso l’infinito. Il rischio di rifarlo oggi era enorme. Bastava poco per trasformarlo in una parodia involontaria.
Invece Fox sembra aver scelto una strada più furba: non cancellare il passato, ma usarlo come base.
Hobie Buchannon è cresciuto e ora guida Baywatch
Nella serie originale Hobie era il figlio di Mitch. Prima interpretato da Brandon Call, poi da Jeremy Jackson, era uno dei legami familiari più riconoscibili del personaggio di Hasselhoff. Nel nuovo capitolo lo ritroviamo adulto, con un ruolo importante e una responsabilità enorme: guidare una nuova generazione di bagnini sulle spiagge di Malibu.
A interpretarlo sarà Stephen Amell, che il pubblico conosce soprattutto per Arrow. La scelta è abbastanza chiara: serve un volto fisico, credibile nell’azione, ma anche capace di portare addosso un minimo di malinconia da erede. Perché Hobie non è un personaggio qualunque. È il figlio di Mitch. E in una serie come Baywatch, dove il mito del corpo e dell’eroismo da spiaggia era quasi religioso, quel cognome pesa.
Il primo teaser punta tutto sulla nostalgia: costumi rossi, corse rallentate, spiaggia, salvataggi e quell’estetica lucida che dice subito “sì, sappiamo benissimo cosa state aspettando”. Amell, commentando le prime immagini sui social, ha giocato proprio su questo immaginario, citando il sogno in slow motion. Insomma, il reboot sembra consapevole del proprio DNA.
La figlia segreta Charlie e la nuova generazione
La novità narrativa più forte riguarda Charlie, interpretata da Jessica Belkin. È la figlia di Hobie, ma lui non sapeva della sua esistenza. La ragazza arriva nella sua vita con un obiettivo chiaro: entrare nella squadra di Baywatch e raccogliere l’eredità della famiglia Buchannon.
Qui la serie mette in campo una dinamica semplice ma efficace: padre e figlia, tradizione e sorpresa, passato e futuro. Hobie è cresciuto all’ombra di Mitch, ora deve fare i conti con una figlia che vuole seguire la stessa strada. Se scritta bene, questa parte può dare al reboot un cuore vero, evitando che resti solo una passerella di fisici scolpiti e salvataggi al tramonto.
Nel cast ci saranno anche Shay Mitchell nei panni di Trina, ex avvocatessa diventata bagnina, Hassie Harrison come Nat, Noah Beck come Luke, Brooks Nader, Livvy Dunne e altri nuovi volti pensati per parlare sia al pubblico televisivo classico sia a quello social.
I ritorni storici e il ponte con la serie originale
La parte che farà felici i fan storici è il ritorno di alcuni personaggi della vecchia Baywatch. David Chokachi riprenderà il ruolo di Cody Madison, mentre Erika Eleniak tornerà come Shauni McClain. Nelle ultime ore si è parlato anche del ritorno sul set di altri volti storici, come Michael Bergin e Kelly Packard.
Questa è una scelta importante, perché un reboot di Baywatch senza legami reali con la serie madre sarebbe sembrato più fragile. Invece qui c’è una continuità precisa. Non si finge che il passato non esista. Anzi, lo si usa per dare peso ai nuovi personaggi.
Resta da capire quanto spazio avranno questi ritorni. Saranno semplici cameo nostalgici o avranno un ruolo vero nella storia? La differenza è enorme. Perché la nostalgia funziona quando serve il racconto. Quando diventa solo una strizzata d’occhio, dopo cinque minuti stanca.
Baywatch può funzionare oggi?
La domanda vera è questa. Baywatch può avere senso nel 2027?
Negli anni Novanta funzionava perché era il prodotto perfetto del suo tempo. Era pop, semplice, sensuale, melodrammatico, immediatamente riconoscibile. Oggi il pubblico è diverso. Se provi a rifarlo identico, rischi di sembrare vecchio. Se lo cambi troppo, perdi ciò che lo rendeva Baywatch.
Il reboot dovrà trovare un equilibrio difficile. Deve tenere i costumi rossi, lo slow motion, i salvataggi e il fascino da soap balneare. Ma deve anche dare personaggi più solidi, conflitti meno finti e un tono capace di non sembrare una battuta lunga dodici episodi.
Per ora l’idea di partire da Hobie Buchannon adulto è buona. Non è una rivoluzione, ma è una mossa intelligente. Prende un personaggio legato alla memoria della serie e lo usa per aprire un nuovo capitolo. Se poi Charlie funzionerà, Baywatch potrebbe trovare davvero una nuova linea familiare.
In Italia, intanto, non c’è ancora una collocazione ufficiale definitiva, mentre nel Regno Unito e in Irlanda la distribuzione sarà curata da Sky. Da noi si parla di trattative, quindi bisognerà aspettare. Nel frattempo la serie originale tornerà anche nel mattino estivo di Rai 2, e questo sembra quasi un riscaldamento nostalgico perfetto.
Vedremo se il nuovo Baywatch sarà un revival furbo o l’ennesimo tentativo di rianimare un mito che apparteneva a un’altra epoca.
E tu cosa ne pensi? Baywatch può funzionare ancora oggi con Hobie Buchannon protagonista o certe serie dovrebbero restare dove sono nate, negli anni Novanta? Scrivilo nei commenti.


