C’è un meccanismo abbastanza preciso con cui funziona la stanchezza da franchise. Arriva quando hai già visto troppe cose dello stesso universo, quando i colpi di scena cominciano a sembrare intercambiabili e i personaggi che amavi nella serie originale perdono quella qualità che li rendeva speciali. Con Berlino, il personaggio che Pedro Alonso aveva portato in scena nella serie La Casa di Carta, quella stanchezza era arrivata abbastanza presto, e il prequel del 2023 non aveva fatto molto per invertire la tendenza. Berlino e la dama con l’ermellino, la nuova serie Netflix disponibile da oggi, fa quindi quello che i sequel e i prequel raramente riescono a fare davvero: sorprendere.
La storia parte da un inganno. Un duca di nome Álvaro Hermoso de Medina convince Berlino a pianificare un furto, salvo poi rivelarsi qualcosa di più complicato di quanto sembri. Fin qui niente di particolarmente nuovo per l’universo de La Casa di Carta, che di inganni si è nutrito per anni fino a renderli quasi automatici. Il cambio di rotta sta nel modo in cui la serie decide di procedere da lì in poi: invece di accumulare colpi di scena con quella meccanica ossessiva che aveva reso le ultime stagioni sempre più affannose, Berlino e la dama con l’ermellino sceglie il melodramma. Sentimentale, sopra le righe, appassionato. Come una telenovela spagnola con un budget da produzione internazionale, e lo dico come un complimento.
Al centro c’è la storia tra Berlino e Candela, interpretata da Inma Cuesta con quella qualità rara di chi riesce a sembrare genuinamente pericolosa e genuinamente magnetica nello stesso momento. Quando Candela entra in scena nel secondo episodio, la serie cambia temperatura. Non è una storia d’amore dolce: è qualcosa di più viscerale, che funziona perché entrambi gli attori ci credono senza riserve. Alonso in particolare sembra finalmente libero di fare qualcosa di diverso con il personaggio, e lo si vede in ogni scena. C’è un momento nel primo episodio, quando Berlino realizza di essere stato ingannato e reagisce con una sdegnosa eleganza che fa ridere e convince allo stesso tempo, che da solo vale la visione di metà stagione.
La sottotrama di Keila, divisa tra due uomini e incapace di scegliere tra la sicurezza domestica e l’avventura, funziona bene soprattutto quando si sovrappone all’operazione in corso, producendo quella tensione drammatica che le storie sentimentali separate dall’azione non avrebbero mai. Il personaggio di Cameron invece viene gestito in modo che lascia perplessi: sparisce per interi episodi su una barca, come se qualcuno durante la scrittura avesse deciso di liberarsene senza trovare un modo elegante per farlo.
Una nota sulla colonna sonora, che vale la pena fare prima di andare oltre. In un punto della serie compare Sarà perché ti amo, la canzone dei Ricchi e Poveri del 1981, uno di quei brani che fanno parte del patrimonio sonoro collettivo italiano in modo talmente profondo da essere riconoscibili ai primi due accordi. Il problema è che la versione scelta è un remix, e qui ci si chiede perché. L’originale del 1981 aveva una qualità romantica e malincolica che avrebbe accompagnato certe scene con una precisione che il remix non riesce a replicare. È una di quelle scelte che nessuno spiega mai e che rimane lì come una piccola nota stonata in un contesto che per il resto funziona.
Il professore appare, e la serie lo gestisce con quella reverenza da fan service che soddisfa i fan storici e irrita chi avrebbe preferito qualcosa di più autonomo rispetto alla serie madre. Non è un problema fatale, ma è il tipo di scelta che ricorda quanto questi prequel fatichino ancora a stare in piedi da soli.
Ciò che salva quasi tutto è il cast. Gli attori prendono sul serio un materiale che in mani meno capaci sarebbe diventato involontariamente comico, trasformando il melodramma in qualcosa che funziona invece di imbarazzare. Berlino e la dama con l’ermellino non è la serie dell’anno, ma è molto più di quello che ci si aspettava, e dopo la delusione del prequel precedente non è un risultato da ignorare.
La Recensione
Berlino e la dama con l’ermellino
Berlino e la dama con l’ermellino è la nuova serie Netflix ambientata nell’universo de La Casa di Carta. Pedro Alonso torna nei panni di Berlino, questa volta coinvolto in un furto legato a un duca e in una storia d’amore con Candela, interpretata da Inma Cuesta. La serie lascia in secondo piano i soliti colpi di scena e punta molto di più sul melodramma sentimentale. La scelta funziona meglio del previsto perché Alonso e Cuesta reggono bene la parte romantica e rendono credibile una storia che, sulla carta, poteva sembrare troppo carica. Restano però alcuni problemi: certi personaggi sono scritti in modo frettoloso e i richiami a La Casa di Carta a volte sembrano inseriti più per strizzare l’occhio ai fan che per reale necessità narrativa. Giudizio: sorprendentemente riuscita, soprattutto considerando le premesse.
PRO
- Pedro Alonso trova qualcosa di nuovo da fare con Berlino e lo porta in una direzione che non ti aspettavi
- Inma Cuesta come Candela è il personaggio più riuscito della stagione e alza il livello di ogni scena in cui compare
- La scelta di puntare sul melodramma invece dei soliti twist funziona, e si sente nella tenuta emotiva della serie
CONTRO
- Il personaggio di Cameron sparisce per episodi interi in modo che sembra più una dimenticanza che una scelta narrativa
- Il cameo del Professore è gestito con una reverenza da fan service che stanca chi avrebbe preferito qualcosa di più autonomo
- Se non hai seguito almeno parte de La Casa di Carta, alcune dinamiche risultano difficili da contestualizzare


