Biagio Antonacci ha annunciato Mustang, il suo nuovo album di inediti in uscita il 25 settembre 2026, proprio mentre sta per partire con l’Unplugged 2026. Il disco arriverà per Iris, con distribuzione Epic Records/Sony Music Italy, ed è già disponibile in preorder anche in versione autografata. Per i fan è una doppia notizia: nuova musica da ascoltare e un tour estivo costruito in modo molto diverso dai soliti giri nei palazzetti.
Il titolo, Mustang, ha già un’immagine forte. Non suona come un titolo morbido o sentimentale, almeno non al primo impatto. Richiama libertà, corsa, istinto, strada aperta. E conoscendo Antonacci, uno che ha costruito una carriera intera su amori difficili, partenze, ritorni, rimorsi e desideri mai del tutto risolti, viene naturale pensare a un disco legato al movimento. Non per forza un movimento fisico. Magari quello di chi prova a ripartire dopo aver rimesso ordine dentro di sé.
La copertina, con quella figura dalla testa di cavallo, va nella stessa direzione. È un’immagine strana, simbolica, meno rassicurante del classico primo piano da cantautore. Sembra voler dire che questo nuovo capitolo non sarà soltanto una raccolta di canzoni d’amore alla Biagio. C’è un’identità visiva più marcata, quasi da racconto. Il cavallo è forza, fuga, eleganza, ma anche inquietudine. Il mustang, in particolare, è l’animale selvatico per eccellenza: non lo addomestichi facilmente, non lo metti in fila senza resistenza.
Dentro il disco ci sarà anche You & Me, il singolo pubblicato ad aprile e già presentato come primo passo verso questa nuova fase. Il brano ha un titolo in inglese, ma resta dentro il mondo emotivo di Antonacci: due persone, un legame, un dialogo che prova a stare in piedi tra distanza e bisogno. Non è un pezzo urlato, non cerca il colpo radiofonico facile. Ha piuttosto il sapore di un ritorno graduale, come se Biagio avesse voluto riaprire il discorso senza scoprire subito tutte le carte.
Mustang arriva dopo L’inizio, album del 2024 che aveva già segnato una ripartenza importante nella sua discografia recente. Antonacci non è un artista che pubblica ogni anno per occupare spazio. Negli ultimi tempi ha scelto tempi più larghi, progetti più meditati, tour costruiti con un’idea precisa. Questo nuovo album sembra inserirsi proprio lì: non una corsa a restare presente a ogni costo, ma un capitolo pensato per accompagnare un percorso live molto particolare.
L’Unplugged 2026 parte infatti con una formula da residency. Quaranta concerti in quattro luoghi storici, dieci date per ogni location. Si comincia dal Teatro Greco di Tindari, a Patti, poi si passa all’Anfiteatro Romano di Lucera, all’Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera e infine al Teatro Grande di Pompei. Non sono spazi scelti a caso. Sono luoghi che portano già una storia addosso, e questo cambia anche il modo in cui una canzone viene ascoltata.
Antonacci ha spiegato di voler portare la sua musica in posti pieni di arte e memoria, dove il concerto possa diventare qualcosa di più intimo. La parola “unplugged” non va letta solo come “acustico”. In questo caso sembra indicare un modo diverso di stare sul palco: meno schermi enormi, meno muscoli da arena, più voce, strumenti, silenzi e vicinanza. Il tour prevede anche l’accompagnamento dei suoi musicisti e di un quartetto d’archi, dettaglio che può dare nuova forma a molte canzoni storiche.
La formula delle dieci date nello stesso posto è una delle parti più curiose del progetto. Di solito un tour passa da una città all’altra, dorme poco, riparte subito, lascia dietro di sé il ricordo di una notte. Antonacci, invece, ha scelto di fermarsi. Restare più giorni nello stesso luogo significa creare una piccola comunità attorno al concerto. Significa conoscere meglio la città, respirarne i ritmi, magari modificare scaletta e atmosfera da una sera all’altra. Per un artista con un repertorio così ampio, è una possibilità interessante.
Il preorder dell’album è legato proprio al tour. Chi ha acquistato un biglietto dell’Unplugged 2026 può ordinare il CD o il vinile autografato a un prezzo speciale usando il codice del sigillo fiscale del biglietto sullo store Sony Music. È una mossa intelligente, perché unisce fisicamente il pubblico del live al nuovo disco. Non ti vendo solo l’album. Ti do la sensazione di portarti a casa un pezzo di quell’esperienza.
C’è anche un altro dettaglio da notare: Antonacci è in radio come ospite in L’ultima canzone del produttore Juli, brano scritto da lui, testo e musica. Anche questo conferma che Biagio non sta vivendo questo periodo solo come interprete del proprio catalogo. Sta continuando a scrivere, a collaborare, a cercare nuovi modi per far circolare la sua penna.
La domanda, ora, è che tipo di album sarà Mustang. Un disco più ruvido? Più acustico? Più legato al clima del tour? Oppure un lavoro di inediti classico, con ballate sentimentali, aperture pop e qualche arrangiamento più moderno? Per ora sappiamo poco sulla tracklist, ma il titolo e l’immagine suggeriscono almeno una volontà: dare al progetto una personalità forte, non limitarsi al “nuovo album di Biagio Antonacci” come formula automatica.
Il pubblico di Antonacci, del resto, non cerca solo novità. Cerca continuità emotiva. Vuole riconoscere quella scrittura fatta di amore adulto, contraddizioni, frasi che sembrano confessioni e melodie che restano. Ma allo stesso tempo, dopo tanti anni, ogni nuovo album deve anche dimostrare qualcosa: che c’è ancora una necessità vera dietro le canzoni, non solo mestiere.
Mustang arriva in un momento perfetto per farlo. A fine settembre, mentre l’Unplugged si avvicina alla conclusione, il disco potrà raccogliere l’energia dei concerti e trasformarla in un nuovo racconto. Non sarà soltanto un’uscita discografica. Sarà il punto di incontro tra studio e palco, tra inediti e memoria, tra il Biagio che il pubblico conosce e quello che forse vuole ancora sorprendere.
Secondo voi Mustang sarà un album più libero e coraggioso o Biagio Antonacci resterà fedele alla sua idea più classica di canzone d’amore? Scrivetelo nei commenti e diteci cosa vi aspettate da questo nuovo disco.


