Billie Eilish ha deciso di infilarsi in uno dei dibattiti più litigiosi della musica live: i telefoni ai concerti. C’è chi li odia, chi vorrebbe vietarli, chi sogna platee senza schermi alzati e chi, invece, non riesce a immaginare uno show senza registrare almeno un pezzo da riguardare il giorno dopo. Lei sta dalla parte dei fan. Senza grandi giri di parole.
Durante la promozione di “Hit Me Hard And Soft – The Tour”, il film-concerto in 3D realizzato insieme a James Cameron, Billie Eilish ha spiegato che filmare un live con lo smartphone non è per forza una mancanza di rispetto verso l’artista. Anzi, secondo lei è ormai una parte normale dell’esperienza musicale, soprattutto per chi è cresciuto con Internet in tasca e con i ricordi salvati nella galleria del telefono.
La sua posizione va in direzione opposta rispetto a quella scelta da diversi artisti negli ultimi anni. Tool, Jack White, Iron Maiden, Bob Dylan e Lcd Soundsystem, per esempio, hanno cercato in modi diversi di limitare o bloccare l’uso dei cellulari durante i concerti, anche con sistemi come Yondr, le custodie che impediscono di usare lo smartphone all’interno dell’area live. L’idea è chiara: meno telefoni, più presenza. Meno schermi, più concerto.
Billie Eilish, però, la vede in modo diverso. E il suo ragionamento non nasce da una posa generazionale, ma da una memoria molto concreta. Ha raccontato che da piccola, quando andava ai concerti o ai festival, filmava praticamente ogni minuto. Poi tornava a casa e riguardava quei video tante volte, fino a ricordare persino il rumore del pubblico. Non solo la canzone, quindi. Anche l’aria di quel momento, le urla, le voci intorno, il caos bello e un po’ storto che rende un concerto diverso da una semplice registrazione in studio.
Per lei questa abitudine fa parte della cultura digitale. Una frase che può sembrare ovvia, ma che dentro ha una questione enorme: il modo in cui viviamo la musica è cambiato. Una volta il ricordo di un concerto restava nella testa, magari in una foto sgranata o nel biglietto conservato in un cassetto. Oggi resta anche in una clip verticale, magari mossa, magari con l’audio rovinato, ma capace di riportarti lì in tre secondi.
Certo, il problema esiste. Chiunque sia stato a un concerto negli ultimi anni lo sa. A volte non vedi il palco, vedi una foresta di telefoni. A volte sembra che la gente stia più attenta a fare il video giusto che a cantare. E sì, capita anche quella sensazione stranissima da “ma siamo qui o stiamo già pensando a come pubblicarlo?”. Non è una paranoia da boomer, anche se un po’ lo sembra. È una cosa che succede.
Le polemiche più recenti dopo il Coachella 2026 vanno proprio in questa direzione. Ha fatto discutere il video del pubblico quasi fermo durante l’esibizione di Sabrina Carpenter e Madonna sulle note di “Like A Prayer”. Una scena che ha riacceso la solita domanda: i fan stanno vivendo il concerto o stanno solo raccogliendo contenuti?
Qui Billie Eilish risponde con una sincerità abbastanza disarmante: la sua generazione, e quelle più giovani, amano filmare tutto. Lei stessa filma e fotografa continuamente. Non lo presenta come un vizio da correggere, ma come un linguaggio. E forse è proprio questo che divide di più. Per alcuni il telefono è una barriera tra il fan e il palco. Per altri è il modo con cui quel momento continua dopo la fine dello show.
E nel caso di Billie Eilish il discorso pesa ancora di più, perché lei sa benissimo quanto Internet abbia contato nella sua carriera. Ha ricordato che senza la rete non avrebbe avuto lo stesso rapporto con il pubblico e, probabilmente, nemmeno lo stesso percorso. “Ocean Eyes”, esplosa online nel 2015, resta uno degli esempi più chiari di come una canzone possa partire da una stanza e arrivare al mondo senza passare subito dalle strade tradizionali dell’industria musicale.
Nel frattempo, l’artista ha anche parlato di nuova musica. Ha detto di essere nel pieno delle sessioni in studio e di divertirsi molto mentre lavora al prossimo progetto dopo “Hit Me Hard And Soft”. Con la sua solita ironia, ha pure scherzato sul fatto che forse il disco farà schifo proprio perché stavolta si sta divertendo. Una battuta, certo, ma anche un modo molto suo di abbassare la tensione attorno a ogni nuova uscita.
Il film-concerto con James Cameron, intanto, punta a fare qualcosa di più del classico live portato al cinema. La regia firmata da Eilish insieme al regista di “Titanic” e “Avatar” promette un’esperienza pensata per il grande schermo, con il 3D usato per restituire la fisicità del tour, l’impatto visivo e quella dimensione quasi teatrale che accompagna i suoi concerti.
Alla fine, la domanda resta aperta: filmare un concerto rovina la magia o permette di conservarla meglio? Billie Eilish ha scelto la seconda risposta. E tu da che parte stai: telefono in tasca o video da riguardare per mesi? Scrivilo nei commenti.


