Te lo dico subito: con Black Phone 2 non ho provato la stessa adrenalina del primo. Quel brivido puro, quella tensione continua che ti faceva trattenere il respiro… spariti. Il sequel cerca di ampliare il mondo dell’originale, di spiegarlo, di farlo diventare più grande. E in parte ci riesce, ma perde per strada la cosa più importante: la semplicità.
Il film riprende da dove eravamo rimasti, riportandoci dentro quell’atmosfera cupa e sospesa che era il vero punto di forza del primo. Le luci basse, i corridoi deserti, le voci che arrivano da un altro piano della realtà. L’idea di fondo resta affascinante: il telefono che squilla dal mondo dei morti. Solo che qui tutto diventa più spiegato, più costruito. Meno paura, più parole.
La regia di Scott Derrickson è sempre precisa e visivamente curata. Ha un occhio per le ombre, per i volti che si muovono appena dentro la luce, per i dettagli che disturbano. Ci sono momenti in cui pensi: “Ok, adesso ci siamo, ecco il vecchio Black Phone”. Ma poi la scena dopo si sgonfia. È come se il film avesse paura di essere davvero cattivo. Ti dà il brivido, ma lo toglie un attimo dopo. E quello, per un horror, è un peccato enorme.
Le interpretazioni tengono. Ethan Hawke è sempre inquietante anche solo con la voce, e i giovani protagonisti si difendono bene. Il problema non è il cast, è la scrittura. Troppi spunti, troppe sottotrame, troppi tentativi di dire “qualcosa in più”. C’è la vendetta, il trauma, il lutto, i sogni, le visioni… insomma, tutto insieme. Ma alla fine non resta molto da ricordare, se non la sensazione di confusione. È come se il film non sapesse scegliere cosa vuole essere.
Io, onestamente, mi aspettavo di tornare a quel tipo di horror che non ha bisogno di spiegarti tutto, che ti fa tremare solo con un’inquadratura. Invece qui ogni mistero viene decifrato, ogni simbolo spiegato. E quando capisci tutto, smetti di avere paura. La magia si spegne.
Non sto dicendo che sia un brutto film. Ha momenti belli, idee che funzionano, un paio di scene forti che fanno saltare sulla sedia. Ma manca quel coinvolgimento emotivo che ti fa restare lì, con il fiato sospeso. Se ami il genere, te lo godi. Se cerchi qualcosa che ti resti dentro, forse no. È un sequel corretto, ma non necessario. E per me questo basta a giustificare il mio voto: 5 su 10.
La Recensione
Black Phone 2
Black Phone 2 prova a continuare la storia del primo film ampliandone l’universo e spingendo sul lato soprannaturale, ma perde la tensione e l’impatto emotivo che avevano reso l’originale così efficace. La regia resta solida e alcune sequenze funzionano bene, ma la sceneggiatura è troppo dispersiva e toglie ritmo e paura. Un film che si lascia guardare, ma che non lascia il segno.
PRO
- L’atmosfera resta affascinante e visivamente ben curata, con momenti di autentica tensione.
CONTRO
- La storia è confusa e piena di spiegazioni che smorzano la tensione.
- Il ritmo è altalenante e molte scene si trascinano senza davvero colpire.
- Manca l’emozione e la paura autentica del primo film.


