Il 17 agosto 1979 arrivava nei cinema americani Brian di Nazareth, una delle commedie più famose e controverse dei Monty Python. Oggi compie 47 anni e fa quasi sorridere pensare al caos che accompagnò la sua uscita: proteste, accuse di blasfemia, divieti in interi Paesi e amministrazioni locali che arrivarono a vietarlo senza averlo neppure visto. Alla fine, tutta quella indignazione ottenne quasi l’effetto opposto e contribuì a trasformarlo nel maggiore successo cinematografico del gruppo.
La storia, tra l’altro, comincia prima ancora delle riprese.
Perché Brian di Nazareth rischiò seriamente di non esistere.
Il film prende in giro la religione? Sì, ma Gesù quasi non viene toccato
Il titolo originale è Monty Python’s Life of Brian e il protagonista, interpretato da Graham Chapman, è Brian Cohen, un uomo nato nello stesso periodo e praticamente accanto a Gesù.
Da adulto finisce per essere scambiato per un messia.
Il film gioca con il fanatismo, l’incapacità delle folle di ragionare autonomamente, le divisioni politiche, l’autorità e l’assurdità di certi comportamenti umani.
Gesù, però, non viene trasformato nel bersaglio principale della satira. Compare brevemente e il racconto biblico resta sostanzialmente sullo sfondo. La maggior parte delle battute riguarda invece le persone che interpretano, deformano e trasformano qualsiasi frase in una verità assoluta.
Questa distinzione nel 1979 servì a poco.
Per molti oppositori bastava l’idea stessa di ambientare una commedia nella Giudea dell’epoca di Cristo per considerarla offensiva.
EMI lesse il copione e si tirò indietro
I Monty Python erano praticamente pronti a partire per la Tunisia quando EMI Films ritirò improvvisamente il finanziamento.
Terry Gilliam avrebbe poi scherzato sul motivo: finalmente qualcuno aveva letto il copione.
I set erano già in preparazione e la troupe avrebbe dovuto partire pochi giorni dopo. Il progetto rischiava di saltare completamente.
A salvarlo intervenne una persona che non faceva parte del gruppo.
George Harrison.
Sì, proprio il chitarrista dei Beatles.
Harrison adorava i Monty Python ed era amico di Eric Idle. Per permettere loro di realizzare il film mise insieme il denaro necessario con il socio Denis O’Brien e contribuì alla nascita della HandMade Films.
Il budget fu di circa 3 milioni di sterline, equivalente a circa 4 milioni di dollari dell’epoca. Harrison arrivò a mettere a garanzia la propria casa di Friar Park pur di permettere al film di essere realizzato.
Il motivo?
Voleva vedere il film.
Terry Jones definì l’operazione, scherzando, “il biglietto del cinema più costoso della storia”.
George Harrison appare anche nel film
Dopo aver rischiato una fortuna per finanziare Brian di Nazareth, Harrison si concesse anche un piccolo cameo.
Interpreta Mr. Papadopoulos, proprietario del Monte, e compare per pochissimi secondi.
Una presenza che oggi è quasi invisibile per chi non sa dove guardare, ma che rende ancora più curiosa tutta la storia della produzione.
Senza Harrison, con ogni probabilità, uno dei film più conosciuti dei Monty Python non sarebbe mai arrivato al cinema.
Poi iniziarono i divieti
Il film debuttò negli Stati Uniti il 17 agosto 1979 e immediatamente cominciò la battaglia.
Gruppi religiosi protestarono contro la pellicola.
Nel Regno Unito diverse amministrazioni locali la vietarono. Alcune non possedevano neppure un cinema oppure avevano preso la decisione senza aver visto il film, basandosi sulle campagne di gruppi religiosi contrari alla sua distribuzione.
L’Irlanda lo vietò per otto anni.
La Norvegia lo vietò per circa un anno.
In Italia la distribuzione arrivò molto più tardi rispetto all’uscita originale.
La reputazione di film “blasfemo” ormai lo precedeva ovunque.
E i Monty Python capirono immediatamente che quella censura poteva diventare un’arma pubblicitaria straordinaria.
«Talmente divertente che è stato vietato in Norvegia»
Il caso più famoso riguarda la Svezia.
Dopo il divieto norvegese, il film venne pubblicizzato dagli svedesi con una frase diventata leggendaria:
era il film talmente divertente da essere stato vietato in Norvegia.
In Gran Bretagna vennero utilizzate strategie simili, sfruttando apertamente il nome delle città che avevano proibito le proiezioni.
A quel punto ogni tentativo di fermarlo finiva semplicemente per far parlare ancora di più della pellicola.
John Cleese scherzò anni dopo dicendo che gli oppositori gli avevano praticamente fatto guadagnare una fortuna e che avrebbero meritato una cassa di champagne.
Non aveva completamente torto.
Brian di Nazareth diventò il film dei Monty Python con gli incassi migliori
Il film costò circa 4 milioni di dollari e arrivò a superare i 20 milioni di dollari al botteghino, diventando il maggiore successo cinematografico dei Monty Python.
Numeri che oggi possono sembrare piccoli, ma per una commedia britannica così particolare, realizzata con quel budget e accompagnata da una campagna di boicottaggio internazionale, furono un risultato notevole.
Probabilmente una parte del pubblico andò a vederlo proprio per capire cosa ci fosse di così terribile.
E scoprì un film nel quale il problema non era tanto Gesù.
Eravamo noi.
La scena «Siamo tutti individui» spiega perfettamente il film
Uno dei momenti più famosi arriva quando Brian cerca disperatamente di convincere una folla a smettere di seguirlo.
Spiega loro che devono ragionare con la propria testa.
La folla ripete in coro che deve ragionare con la propria testa.
Brian dice che sono tutti individui.
E loro rispondono insieme di essere tutti individui.
Poi una singola voce protesta.
Una battuta semplice, ma che racconta perfettamente il tipo di satira dei Monty Python.
Il bersaglio non è soltanto la religione.
È il bisogno umano di seguire qualcuno senza farsi troppe domande.
E probabilmente è uno dei motivi per cui il film, 47 anni dopo, continua a funzionare.
E naturalmente c’è Always Look on the Bright Side of Life
Il finale regala poi una delle canzoni più famose della storia della commedia: Always Look on the Bright Side of Life, scritta da Eric Idle.
Brian è condannato alla crocifissione.
Situazione difficilmente ottimistica.
Eppure i condannati cominciano a fischiettare e cantare invitando a guardare il lato positivo della vita.
È assurdo.
È nero.
È perfettamente Monty Python.
La canzone sarebbe poi sopravvissuta al film, diventando quasi un inno autonomo.
47 anni dopo, la polemica sembra quasi parte del film
Oggi Brian di Nazareth viene ricordato come un classico della commedia britannica.
Le proteste del 1979, però, sono diventate inseparabili dalla sua storia.
Un film che rischiò di morire prima delle riprese venne salvato da un Beatle.
Poi venne vietato perché ritenuto blasfemo.
I divieti gli regalarono una pubblicità enorme.
E alla fine divenne il più grande successo cinematografico dei Monty Python.
Non male per la storia di un uomo che passa gran parte del film cercando di spiegare alla gente di non essere il Messia.
Voi avete mai visto Brian di Nazareth? A 47 anni dalla sua uscita lo considerate ancora una delle migliori commedie mai realizzate oppure pensate che oggi alcune battute abbiano perso forza? Scrivetecelo nei commenti.


